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Barometro dell’Economia | Farmaceutico in Campania: export a quota 740 mln

Nel “Barometro dell’Economia” di agosto 2016 citiamo i dati della ricerca realizzata da SRM, cui ha collaborato anche Farmindustria, dal titolo Un Sud che innova e produce. La filiera Farmaceutica e delle Scienze della vita.  

L’industria farmaceutica in Italia e più in generale il settore delle tecnologie per la scienza della vita si caratterizza per un ampio numero di imprese e una solida base produttiva, risorse umane molto qualificate, moderne relazioni industriali, un indotto di eccellenza ed un’intensa attività innovativa. Si tratta di un settore in cui produttività, retribuzioni, export e investimenti per addetti sono notevolmente superiori alla media, e testimoniano le opportunità che questo comparto può offrire all’Italia nell’ambito della competizione internazionale.

Questo settore è stato analizzato nell’ambito di una ricerca presentata recentemente presso il Banco di Napoli e realizzata da SRM, cui ha collaborato anche Farmindustria, dal titolo “Un Sud che innova e produce. La filiera Farmaceutica e delle Scienze della vita”.

L’Italia è il secondo hub produttivo in Europa dopo la Germania, grazie al contributo di aziende a capitale italiano e di realtà industriali a capitale estero. La farmaceutica è l’unico settore ad aver aumentato la propria capacità produttiva nel periodo della crisi, con una produzione che è cresciuta tra il 2014 ed il 2015 del 5% fino a 30 miliardi di euro. Da circa un biennio le imprese del farmaco si sono impegnate a mettere in atto un piano di sviluppo con investimenti pari a 1,5 miliardi e 2.000 addetti in più in tre anni. Le proiezioni 2016 indicano che, rispetto a quegli impegni, i valori saranno anche superiori (+1,6 miliardi di investimenti e +3mila addetti).

La filiera farmaceutica inoltre è particolarmente attiva nell’ambito della Ricerca e Innovazione, con 1,4 miliardi di investimenti nel 2015 (+15% rispetto a due anni fa) la farmaceutica vale quasi il 7% del totale della Ricerca in Italia, investendo il 15% del suo valore aggiunto e trainando il Paese verso l’obiettivo di Europa 2020.

In questo contesto il Sud fa la sua parte. I dati evidenziano un Mezzogiorno che vanta una posizione di rilievo in ambito nazionale con un fatturato delle imprese pari a oltre 1 miliardo di euro, un valore aggiunto di 600 milioni di Euro (il 6% del dato nazionale) e  2,3 miliardi di export (il 10% del dato nazionale). Sono localizzati al Sud il 6% circa di tutti gli addetti diretti ed il 15% degli indiretti di tutta la filiera nazionale.  Sono presenti vasti stabilimenti facenti capo a 14 player italiani ed esteri di medie e grandi dimensioni e numerosi impianti più limitati realizzati da imprenditori locali, alcuni dei quali ben inseriti in produzioni di nicchia anche nel campo delle biotecnologie e degli apparati medicali. Ma non solo. I dati sottolineano anche l’interdipendenza esistente e il contributo dato ai successi di tutta la filiera farmaceutica italiana: 100 euro di produzione farmaceutica nel Mezzogiorno attivano infatti ulteriori 440 euro nel resto del Paese.

La Campania risulta tra le regioni trainanti; il comparto si distingue per 270 milioni di euro di valore aggiunto (45% del dato Mezzogiorno), un fatturato pari a 530 milioni di euro (50% del Sud) e oltre 740 milioni di euro di esportazioni. Napoli è 13° tra le province italiane per numero di addetti nell’industria farmaceutica, mentre si colloca al 17° posto per incidenza percentuale di addetti del settore sul totale manifatturiero.

In conclusione, il Sud –  e la Campania in particolare – rappresenta un “elemento” di forte potenzialità per la crescita del comparto, considerata la presenza di imprese, centri di ricerca e tradizioni, che possono garantire un apporto significativo alla filiera nazionale.

Le difficoltà certamente non mancano soprattutto per le trasformazioni del mercato, ma le imprese di questa filiera stanno dimostrando di aver ben compreso che occorre coniugare la qualità organizzativa e la capacità produttiva con innovazione, tecnologie e sperimentazione. Innovazione, processi di internazionalizzazione, investimenti in logistica ed organizzazione dei processi sono solo alcuni dei principali driver su cui agire per far crescere l’intera filiera da sempre progettata e strutturata per “far star bene ed in salute il mondo”.

C’è ancora molto da fare per poter portare la struttura produttiva e di ricerca del Mezzogiorno ai livelli di quella nazionale. Ci sono però le capacità, gli skill professionali e le potenzialità di investimento per percorrere la strada della crescita e della competitività, anche in questa filiera così rilevante per il suo impatto innovativo e tecnologico sul territorio.

Il Barometro dell’Economia è la rubrica mensile de “Il Mattino” realizzata da SRM in collaborazione con il Banco di Napoli.

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