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Barometro Economia: Campania competitiva sui mercati extraUE
L’articolo di luglio de “Il Barometro dell’economia” segnala che, in base ai dati Istat, nei primi tre mesi del 2015 le esportazioni della Campania sono risultate in crescita del 2,3% rispetto al dato registrato nello stesso periodo del 2014, toccando un valore di 2,48 miliardi di euro; la dinamica dell’export campano nel periodo considerato è risultata migliore rispetto al Mezzogiorno (-1,8%) e di poco inferiore a quella nazionale  (+3,2%). Rispetto al 2008 la Campania recupera il 6,9%, superando sia il Mezzogiorno (-9,9%) che l’Italia (+5,4%).

Soffermandoci sull’industria manifatturiera al netto del comparto energetico, la Campania ha registrato un incremento delle proprie esportazioni del 2,2% nel periodo gennaio-marzo 2015 rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente (+3,9% il dato del Mezzogiorno e +4,1% il dato nazionale), per un valore di oltre 2,3 miliardi di euro (circa il 94% del totale dell’export regionale).

 

Hanno alimentato la crescita dell’export alcuni dei principali settori di punta dell’industria campana come quello alimentare bevande e tabacco (+13,4% nel periodo contro il +8,7% del Mezzogiorno) settore che rappresenta ben il 27,4% dell’export manifatturiero della regione,  il tessile abbigliamento moda (+1,3% contro il -0,3% del Mezzogiorno ) che pesa il 13% sulla Campania e quello dei metalli e dei prodotti in metallo (+14,5%; -15,8% nel Mezzogiorno) pari al 9,2% dell’export campano. Molto positive le performance nel comparto chimico (+24,8%, contro -6,5% per il Mezzogiorno) ed in quello dei macchinari  (+14,9%; +11,4% a livello meridionale).
Frenano invece il trend positivo delle esportazioni campane due settori altrettanto rilevanti quali il farmaceutico (-13,8%, -7% nel Mezzogiorno) e l’aeronautico (-26,5%, -8% nel Mezzogiorno).
Guardando ai mercati di sbocco, i Paesi extra Ue si configurano come un’area rilevante per le esportazioni della Campania. Con una crescita del 5% questi rappresentano oggi oltre il 50% delle esportazioni regionali (50,8%), mentre nel Mezzogiorno e nell’Italia il loro peso è inferiore (rispettivamente +41,1% e +44%).
Ad incidere maggiormente sull’andamento positivo delle esportazioni campane verso quest’area è stata la dinamica dell’export verso i paesi dell’Area del Mediterraneo +13,1%: nel periodo considerato (gennaio-marzo 2015), le esportazioni manifatturiere della Campania verso la Turchia sono cresciute del 17%, quelle verso l’Algeria sono cresciute del 38%, quelle della Libia del 35% mentre le esportazioni verso la Tunisia – primo mercato di sbocco di tutta l’Area Med per le produzioni campane, con 56 milioni di euro – sono cresciute del 4%.
Determinanti, per il peso sui mercati di sbocco, sono stati anche i trend positivi verso l’America settentrionale (+6,5%) – in particolare Canada (+541%) per le esportazioni di navi e imbarcazioni (da 0 € nel I trim 2014 a 110,2 mln nel 1° trim 2015 pari al 81% delle esportazioni campane verso il Canada) – e verso l’Asia orientale (+3,9%) – in particolare verso il Giappone (le esportazioni crescono dell’11,3% raggiungendo i 70 mln di euro).
In generale si rileva una crescita delle esportazioni campane, anche se di diversa intensità, verso tutte le aree ad eccezione di quella europea. Esaminando quest’ultima, non mancano ulteriori elementi interessanti per la Campania. Sono, infatti, calate le esportazioni manifatturiere verso i Paesi dell’Unione Europea 28 (1.146,4 milioni di euro) (-0,5% per la Campania; +2,7% per il Mezzogiorno) ma anche  verso i Paesi europei  non Ue (235,6 miliardi di euro) -8,6%;+0,3% per il Mezzogiorno).
In sintesi, ancora una volta  le imprese campane sono riuscite a mantenersi competitive sui mercati internazionali nel corso dei primi tre mesi del 2015 grazie al rafforzamento dei legami commerciali con alcuni Paesi del Mediterraneo ma anche con l’Asia orientale e il tradizionale mercato Nord Americano, risultando quindi più aperta agli scambi verso l’area extra Ue. Dinamiche queste che sono conseguenza di performance positive sia in settori di tipo tradizionale (agroalimentare, tessile e metallurgico), che in quelli a maggiore contenuto tecnologico (chimico e meccanica).

 

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