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Barometro Economia: Campania e Sud con più imprese
Nell’articolo di maggio de “Il Barometro dell’economia” SRM rileva che il bilancio del sistema delle imprese meridionali chiude ancora in rosso nel I trimestre del 2014 pur recuperando terreno; il saldo del primo trimestre 2014 tra aziende iscritte e cessate pur mantenendosi negativo (-8.570 imprese) cede meno rispetto al 2013 (-10.171). Sembra quindi esserci un’inversione di tendenza in un periodo che tradizionalmente invece consegna all’anagrafe delle Camere di Commercio un segnale spesso più lento dei mesi successivi.

 

Sul risultato ha influito, in particolare, il rallentamento delle cancellazioni; 1.623 in meno rispetto al primo trimestre dello scorso anno, un dato che ha fortemente compensato il calo delle iscrizioni (-466). La conseguenza delle due dinamiche è stata che lo stock delle imprese esistenti a fine marzo nel Mezzogiorno si sia attestata su 1.976.881 unità pari al 33% dell’Italia. Un dato importante dunque perché mostra come oramai un terzo dell’imprenditoria italiana del 2014 è “Made in South”.

L’andamento del Mezzogiorno condiziona e influenza l’economia delle imprese italiane sia positivamente ma anche negativamente se si pensa che comunque le 8.570 imprese scomparse nel Mezzogiorno a fine Marzo rappresentano il 35% di tutto il saldo; due punti in più del peso che il Sud ha in termini di registrate (33%).

La lettura che se ne può trarre dall’analisi dei dati è che, se da un lato, la riduzione delle chiusure meridionali può esser vista come una ventata di cambiamento perché le imprese restano aggrappate al mercato per cogliere le opportunità di rilancio dei consumi e di traino della domanda estera, dall’altro appare evidente che l’incertezza soprattutto nel Mezzogiorno resta; questo fa sì che tanti imprenditori meridionali rimandino un progetto di impresa ad un momento più propizio.

In questa dinamica generale, occorre sottolineare, inoltre, che in alcuni settori – anche a causa della crisi –  è in corso un processo di progressivo, seppur lento, rafforzamento del tessuto produttivo; l’inversione di tendenza ha riguardato in particolare le società di capitali che contrariamente a tutte le altre forme giuridiche mostrano un segnale positivo. A ribadire che la crisi continua a farsi sentire tra le imprese più piccole e deboli mentre è meglio gestita dalle società maggiormente strutturate come quelle di capitali più propense, per loro natura, ai mercati esteri e all’innovazione.

Nel periodo analizzato il saldo  delle società di capitali nel Mezzogiorno  è positivo per 4.654 imprese pari ad oltre a metà del dato nazionale (51%). Inoltre, il tasso di crescita delle imprese attive negli ultimi 6 anni è stato sistematicamente superiore nel Mezzogiorno rispetto alla media italiana. Questa tendenza ha determinato, nel Mezzogiorno, un aumento del peso percentuale delle società di capitale sul totale: passato dall’11% del 2008 (inizio crisi) al 14,9% del primo trimestre 2014.

Tra le regioni meridionali, la Campania presenta a marzo un saldo ancora negativo per 1.902 imprese (contro le 434 dello scorso anno) segnale di una crisi che ancora morde ma si conferma un territorio con una significativa presenza imprenditoriale che va via via strutturandosi; con oltre 465mila imprese, è la terza regione dopo Lazio e  Lombardia. Anche in Campania le imprese vanno rafforzandosi in termini strutturali; nel complesso, il saldo delle società di capitali a marzo è positivo per 1.626 aziende perché l’incremento delle iscrizioni più che compensa le cessazioni.

Di conseguenza lo stock delle società di capitali campane si attesta sulle 136.595 unità pari al 9% dell’Italia. In particolare le società di capitali del comparto manifatturiero rappresentano il 30,6% delle imprese manifatturiere in Campania, valore lievemente superiore anche al dato nazionale (30,1%). Segno di una trasformazione e progressiva strutturazione del sistema imprenditoriale della regione, seppur prendendo il dato con le dovute cautele.

Infine, un dato interessante viene, dal numero dei titolari di azienda con un età inferiore ai 35 anni che rappresentano in Campania il 14% delle imprese registrate totali, dato superiore a quello del Mezzogiorno (13,5%) e, soprattutto, a quello nazionale (10,5%). Tale aspetto trova, peraltro, conferma negli ultimi dati sulle imprese giovanili (titolari under 35 anni) di Unioncamere (al 2013) che evidenziano come Napoli, con 38.871 imprese risulta la seconda provincia, dopo Roma (44.773) per numerosità di tale categoria di aziende.

Questi numeri raccontano di una particolare realtà imprenditoriale, in Campania e nel Mezzogiorno, in cui nell’ambito di un sistema produttivo che vede contrarre il numero di imprese attive, evidenzia al contempo una crescita ormai conclamata delle più strutturate società di capitali, ed un maggior interesse diretto dei giovani alla guida delle imprese. Fattori questi che sotto certi aspetti lasciano ben sperare e su cui su può e si deve fare leva per innovare, dimensionarsi  e crescere sui mercati internazionali.

 

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