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Barometro Economia: Fast Fashion in crescita
L’articolo di giugno de “Il Barometro dell’economia” si concentra sul tema della filiera abbigliamento moda, che rappresenta un vero e proprio “ambasciatore” della qualità manifatturiera italiana nel mondo e che trascina, in una spirale virtuosa, ricadute di immagine positive per l’intera economia del nostro Paese. SRM recentemente ha svolto al riguardo una ricerca intitolata “Un Sud che innova e produce. La filiera abbigliamento-moda” – terzo volume di una collana di studi sui settori produttivi di punta del Mezzogiorno- che analizza il significato della filiera Moda per lo sviluppo economico del territorio.
Negli ultimi anni la filiera della Moda sta vivendo una continua trasformazione geografica e organizzativa diventando più lunga e complessa che in altri settori industriali e più integrata con il territorio locale, nazionale e soprattutto internazionale, diventando quest’ultimo un significativo presupposto strategico. Tuttavia l’utilizzo più intenso delle filiere internazionali da parte dei marchi italiani ha generato ormai una riduzione di alcuni degli anelli della filiera nel nostro Paese comportando in qualche caso una relativa de-specializzazione di aree di tradizionale forte presenza della filiera del Tessile Abbigliamento e Calzature (Tac), soprattutto nel Mezzogiorno, dove interi distretti di sub fornitura e faconismo risultano fortemente colpiti dalla concorrenza di Paesi emergenti a basso costo del lavoro.
Ne deriva un Mezzogiorno con una filiera spesso incompleta all’interno del suo territorio, risultando in alcuni casi “terzista” del Centro Nord” e della filiera internazionale. Ciò comporta una larga dipendenza di quest’area dall’esterno – in termini di scambi di beni e servizi – ma anche un maggior effetto distributivo della ricchezza del Mezzogiorno nel sistema Italia ed internazionale.
Di fronte ad un tale cambiamento l’Italia, ed il Mezzogiorno al suo interno, mantengono comunque la loro posizione di leadership soprattutto nella componente manifatturiera. Nel contesto europeo, infatti, il nostro Paese rappresenta il primo produttore e creatore con il 36,4% del fatturato complessivo, il 35,3% del Valore Aggiunto ed il 24,2% degli addetti. L’industria della Moda europea ha quindi un’anima “molto” italiana.
E’ un settore ben radicato nel territorio e con un peso rilevante nel Mezzogiorno (dove sono presenti il 22,4% delle imprese nazionali), ed in particolare nella Campania (peso su Italia 9,5%) il cui peso economico sul manifatturiero è rilevante, superando non solo il Mezzogiorno ma anche l’Italia.
La Moda campana, con le proprie caratteristiche produttive – il fast fashion e l’abbigliamento sartoriale sono le due aree di business di maggior peso nella filiera – e dimensionali ed un percorso di crescita complesso, fa dunque la sua parte nel contesto nazionale, mantenendo buoni ritmi di sviluppo e tenendo il passo con le modificazioni che stanno caratterizzando i mercati mondiali, sia sul fronte della domanda che dell’offerta.
Dal 2002 al 2013 il giro d’affari è cresciuto del 26,3%, a ritmi nettamente superiori sia rispetto al Mezzogiorno (5,5%), che alla media nazionale (10%). Lo sviluppo delle imprese campane del sistema moda è risultato particolarmente vivace nel periodo 2010-’13, quando la crescita è risultata pari al 6.5% medio annuo (5% il dato medio nazionale). Diverse sono infatti le imprese, che nonostante la crisi, riescono a coniugare i principali fattori di competitività (qualità artigianale e logiche distributive).
In riferimento al futuro, la spesa di abbigliamento medio pro-capite mondiale si stima aumenti del +61% nel 2025. Di fronte ad una tale previsione entrano in gioco gli aspetti funzionali ed operativi nonché fattori strategici su cui la Campania deve puntare per vincere la sfida della globalizzazione e far si che si continui a far “vestire bene il mondo”.
In queste dinamiche di crescita una direttrice importante per la competitività della filiera nel suo complesso riguarda i processi innovativi. In questo caso le imprese italiane non sempre riescono a mantenere il passo con le dinamiche internazionali sul tema della sostenibilità ambientale, dell’uso pervasivo degli strumenti ICT, e dei processi di “customizzazione” ovvero la personalizzazione dei prodotti e lo sviluppo del digitale. Ecco quindi che se è vero che la filiera della Moda rappresenta uno dei “fiori all’occhiello” della qualità manifatturiera italiana e campana nel mondo, è anche vero che questo patrimonio richiede politiche all’altezza della sfida competitiva nuova che ci si prospetta.

 

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