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Barometro Economia: Investimenti degli Enti locali
L’articolo di dicembre de “Il Barometro dell’economia” fa riferimento alla presentazione del nuovo Rapporto sulla Finanza Territoriale in Italia elaborato da SRM insieme ad una rete di istituti composta da Ires, Irpet, Eupolis, Ipres e Liguria Ricerche. Si tratta di uno dei pochi appuntamenti annuali rivolti ad analizzare lo stato di salute finanziario della Pubblica Amministrazione del nostro Paese, con particolare riferimento a Regioni, Province e Comuni; il monitoraggio va avanti ormai da più di 10 anni e l’edizione 2015 sarà presentata a Genova il prossimo 10 dicembre.

Tra le diverse analisi effettuate, la ricerca ha dedicato un capitolo specifico allo studio dei principali strumenti utilizzati dagli Enti locali per il finanziamento dei loro investimenti col fine di cogliere “quanto” e “come” essi stiano lavorando per la crescita del territorio, anche in considerazione del particolare momento congiunturale che stiamo vivendo. Emerge come i canali prescelti contemplino non solo il ricorso all’indebitamento (ad esempio contraendo Mutui) e al contributo pubblico in conto capitale (proveniente ad esempio dai fondi comunitari), ma anche il sostegno dei privati attraverso il project financing.

Dalle prime anticipazioni dei dati emerge il difficile momento che gli Enti stessi stanno attraversando ormai da tempo, con una costante diminuzione degli investimenti per lo sviluppo del territorio. La crisi economica da un lato e i vincoli del Patto di Stabilità dall’altro, rendono sempre più complesso e difficile effettuare interventi e, di conseguenza, sempre più urgente la necessità di trovare alternative alla finanza pubblica per realizzare infrastrutture e per fornire servizi sempre più di qualità al cittadino.

Volendo soffermarci sui mutui, strumento “classico” e storico con cui gli Enti si finanziano, gli ultimi dati mostrano un volume di prestiti concessi inItalia pari a circa 628 milioni di euro. La macroarea in cui si registra il maggior ricorso a tale strumento è il Nord Ovest con 281 milioni di euro corrispondenti al 45% del totale nazionale; seguono le regioni del Centro e del Sud con, rispettivamente, 137 e 136 milioni di euro.
Gli Enti locali della Campania sono al terzo posto nell’ambito della macro area (dopo Calabria e Puglia) con 20 milioni di euro (pari al 14,7% del totale Mezzogiorno) e all’ottavo nella graduatoria nazionale con il 3,3% del dato complessivo. Ai primi posti, Lombardia (31,8%) e Lazio (12,3%).

A prescindere dai dati delle singole realtà, l’analisi mostra – ed è su questo che bisogna puntare i riflettori – una contrazione del ricorso allo strumento ormai diventata strutturale, sia nel Sud che in tutto il Paese.

Il settore in cui si concentrano i maggiori investimenti per opere pubbliche della Campania è quello della “Viabilità e trasporti” con 11,3 milioni di euro, pari ad oltre la metà del totale regionale. Seguono il comparto degli “Impianti e attrezzature ricreative” con un importo di 3,1 milioni di euro e quello delle “Opere varie” con 2,2 milioni. Sul totale dei mutui concessi nella regione, circa la metà è riferito ai Comuni Capoluogo (contro il 57,5% del dato Italia) e la restante parte si distribuisce in maniera simile tra i Comuni con più di 20.000 abitanti e quelli al di sotto di tale soglia.

Importante segnale della necessità infrastrutturale del Paese è il dato espresso dagli “avvisi” di gara inerenti il Partenariato Pubblico Privato che nel Mezzogiorno ammontano a 425 per un totale di oltre 1,5 miliardi di Euro; pur essendo da segnalare che la fase dell’”avviso” ha una valenza molto orientativa e esprime un numero tecnicamente ancora non molto veritiero di quelle che poi saranno le infrastrutture realmente realizzate.

Si denota, quindi, l’esigenza di avere infrastrutture – soprattutto logistiche – nelle città; di puntare sulla loro efficienza e su tutti gli elementi capaci di rilanciare la competitività dei singoli territori e, più in generale, del nostro Paese. Su tali tematiche, in particolare, si concentra uno degli approfondimenti della parte speciale del Rapporto, dedicato all’analisi del PON Infrastrutture e Reti 2014-2020 e di quanto previsto dai POR Campania e Puglia con riferimento al medesimo argomento.

Per concludere, al di là del momento non facile che tutto il sistema produttivo e pubblico sta vivendo, occorre trovare meccanismi di stimolo agli investimenti – specie infrastrutturali – sul territorio poiché la carenza di risorse pubbliche è ormai diventata una costante da cui non si può prescindere.

Una possibile strada alternativa, secondo il Rapporto, può essere quella di stimolare e favorire in modo più incisivo il ricorso al capitale privato per realizzare opere pubbliche (project bond e sviluppo delle forme di partenariato pubblico privato). Ciò implica la necessità di un supporto anche a livello normativo, con procedure ben articolate che prevedano tempi certi da garantire alle imprese coinvolte e destinate, in un secondo momento, a gestire l’opera e trarne i relativi benefici.

La nuova Agenda comunitaria 2014-2020, che prevede per il Mezzogiorno oltre 20 miliardi di euro, è ormai in corso; attuare speditamente la nuova strategia, cercando al contempo di non commettere gli stessi errori del passato, può rappresentare un nuovo stimolo per ripartire e per garantire agli Enti locali (e alle imprese) nuovi spazi finanziari su cui agire.

 

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