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Barometro Economia | Investimenti nelle Pa, Campania prima nel Sud

Nell’ultimo articolo dell’anno, pubblicato nell’ambito della rubrica “Il Barometro dell’Economia”, segnaliamo l’uscita dell’edizione 2017 del Rapporto sulla Finanza Territoriale in Italia, elaborato da SRM insieme ad una rete di istituti composta da Ires, Irpet, Eupolis, Ipres e Liguria Ricerche. Si tratta di è uno dei pochi appuntamenti annuali rivolti ad analizzare lo stato di salute finanziario della Pubblica Amministrazione del nostro Paese, con particolare riferimento a Regioni, Province e Comuni; il monitoraggio è ormai giunto alla 13esima edizione annuale e sarà presentato a Roma il prossimo 14 dicembre.

Tra le diverse analisi effettuate, la ricerca ha dedicato un capitolo specifico allo studio dei principali strumenti utilizzati dagli Enti territoriali per il finanziamento dei loro investimenti col fine di cogliere “quanto” e “come” essi stiano lavorando per la crescita del territorio, anche in considerazione del particolare momento congiunturale che stiamo vivendo. Emerge come i canali prescelti contemplino non solo il ricorso all’indebitamento (ad esempio contraendo Mutui) e al contributo pubblico in conto capitale (proveniente ad esempio dai fondi comunitari), ma anche il sostegno dei privati attraverso il project financing.

Le misure adottate negli ultimi anni in materia di investimenti hanno puntato per lo più a contenere in modo significativo la dinamica evolutiva della spesa per ricondurre l’andamento dei conti pubblici su un sentiero di continuo e graduale rientro del debito pubblico nei parametri comunitari. I limiti posti dal Patto di Stabilità, in particolare, riducendo la capacità diretta degli Enti di acquisire debito, hanno di fatto avuto il principale effetto di ridurre gli investimenti, pur stimolando gli Enti stessi a cercare forme di indebitamento alternative per continuare, comunque, ad investire.

L’abbandono del Patto di Stabilità a favore del principio del pareggio di bilancio ha cambiato tale scenario, configurando nuove possibilità ma anche nuovi limiti.

Per quanto riguarda i singoli strumenti, volendo soffermarci sui mutui, strumento “classico” e storico con cui gli Enti si finanziano, gli ultimi dati mostrano un nuovo calo. Dopo l’inversione di tendenza del 2014 (+47,1% sull’anno precedente con 923 milioni di nuove concessioni), l’ultimo biennio riporta, infatti, dei valori nuovamente decrescenti con una perdita complessiva di circa il 30% dei volumi, attestandosi ad un valore complessivo pari a 656 milioni di euro.

Per il 2016, in ogni caso, la regione che ricorre in misura prevalente allo strumento del mutuo è il Lazio con il 15% delle emissioni complessivamente registrate a livello nazionale; a seguire la Lombardia con il 12% e il Piemonte con l’11,3%.

La Campania è, invece, prima nel Mezzogiorno e, in controtendenza rispetto al panorama nazionale, fa registrare una lieve crescita rispetto all’anno precedente (+1,2%) legata per lo più alla forte crescita dei mutui per il settore “Impianti e attrezzature ricreative” (+173%) che rappresenta anche il comparto in cui si concentrano i maggiori investimenti per opere pubbliche della Campania con 17,7 milioni di euro (erano 6,5 milioni nel precedente anno) pari ad oltre il 43% del totale regionale. A seguire, il comparto “Viabilità e trasporti” con un importo di quasi 9 milioni di euro e quello delle “Opere varie” con 5,5 milioni. Sul totale dei mutui concessi nella regione, il 65,5% è riferito ai Comuni con una popolazione inferiore ai 20mila abitanti (contro il 37,5% del dato Italia) e la restante parte si distribuisce tra i Comuni al di sopra di tale soglia ed i Comuni capoluogo.

Il calo generale del ricorso al mutuo denota, in ogni caso, l’importanza della ricerca di nuove forme di finanziamento, del ricorso ad altri strumenti quali il capitale privato e i fondi comunitari.

Per questi ultimi, in particolare, si assiste di fatto all’avvio dei nuovi Programmi 2014-2020 che mostrano un notevole ritardo da recuperare. Dopo il picco registrato nel 2015, in connessione con la chiusura del ciclo 2007-2013, nel 2016 la spesa dei programmi comunitari è, infatti, diminuita sia come conseguenza dei ritardi del ciclo precedente sia per le novità introdotte dai regolamenti comunitari circa l’adozione dei nuovi programmi. L’anno 2018 dovrà essere necessariamente quello dell’avvio effettivo delle spese per dare nuova linfa alla crescita degli investimenti sul territorio.

Per colmare, almeno in parte, tale gap si è puntato sui Patti per il Sud, visti come strumenti d’accelerazione della spesa in relazione al loro legame con progetti non solo considerati “prioritari” dalle Regioni o dalle Città metropolitane interessate, ma anche dotati di risorse già assegnate e, quindi, velocemente impiegabili e spendibili.

Sembra, quindi, essere stato colto in parte l’auspicio di una maggiore celerità della spesa rispetto alle passate programmazioni; appare ora importante concentrarsi sul proseguimento di tale percorso, evitando ostacoli e rallentamenti.

Il Barometro dell’Economia è la rubrica mensile de “Il Mattino” realizzata da SRM in collaborazione con il Banco di Napoli.

 

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