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Barometro Economia: Trasporti marittimi a gonfie vele
Nell’articolo di settembre de “Il Barometro dell’economia” SRM indica per l’andamento del traffico merci via mare una forte crescita del segmento container che, a livello mondiale e considerando solo i porti hub, dovrebbe passare dai 25,5 milioni di Teu del 2013 a 29,1 nel 2015 fino ad arrivare a 40 milioni nel 2020 ed, addirittura a 51,8 nel 2025; di fatto quindi è previsto il raddoppio del business marittimo nel giro di poco più di un decennio.

 

A questi dati SRM segnala che vanno a sommarsi altri due fenomeni che stanno verificandosi.

Il primo è quello della sempre più consolidata centralità che va assumendo il Mediterraneo nei traffici mondiali; il Mare Nostrum già vede circolare nelle proprie acque un quinto del traffico navale mondiale e gli ultimi dati sui passaggi di Suez confermano tale assunto: nel periodo gennaio-luglio, le merci trasportate dalle navi in transito sono ammontate complessivamente a 465,7 milioni di tonnellate (+8,7%) rispetto al 2013. Nei primi sette mesi del 2014, inoltre, il canale di Suez è stato attraversato da oltre 9.600 navi, con una progressione del +2,6% rispetto allo scorso anno. E non si tratta solo di traffico petrolifero: le petroliere sono state 2.299 unità e le navi di altro tipo 7.312.

Il secondo fenomeno da considerare va assumendo caratteri inarrestabili ed è quello del gigantismo navale; ha fatto scalpore la notizia dei nuovi ordinativi effettuati da alcune grandi compagnie armatoriali di costruire le nuove mega-ships da 20.000 Teu; anche se è da considerare che sono già in circolazione le 18.000 di nuova generazione che ben pochi porti nel mondo possono accogliere.

Diventa, quindi, sempre più forte da parte del nostro Paese, l’esigenza di adottare strategie che vadano nella direzione di potenziare e ammodernare i nostri porti per due motivi: non perdere le opportunità e non essere marginalizzati rispetto alle realtà nordeuropee e nordafricane. Ed il Mezzogiorno in questo scenario deve essere in prima fila.

A confermare il sostegno importante all’internazionalizzazione del nostro sistema economico da parte della Maritime Economy arrivano gli ultimi dati (I trimestre 2014) sull’interscambio marittimo del Mezzogiorno che registra un valore pari a quasi 14 miliardi di euro. Di questo importo il 16,8% è da assegnare alla Campania con 2,3 miliardi. La modalità del trasporto marittimo pesa per il 45,6% sul commercio complessivo regionale. Nello stesso periodo le merci scambiate su nave dall’Italia hanno raggiunto quasi 54 miliardi di euro.

Guardando al trend annuale generale (I trim. 2014/I trim. 2013), la Campania mostra, in termini di interscambio, un incremento del 2,1% (-7,1% per il Mezzogiorno e -4,7% per l’ Italia) dovuto per lo più ad un aumento delle importazioni che registrano una crescita del 5,2%. In termini di interscambio i settori che hanno avuto risultati positivi sono gli “agricoli” con +20,7% (I trim. 2014 su stesso periodo 2013) per un valore di 11,3 milioni di euro e i “tessili” con +5,4%.

La Campania, con i porti di Napoli e Salerno, ha 5 principali aree di riferimento nei rapporti commerciali via mare; aree che, nel loro insieme, assorbono circa i tre quarti del volume complessivo; i Paesi dell’Asia Orientale sono i primi partner con il 23,3% del totale interscambiato.
Le aree che hanno raggiunto risultati pìù significativi in termini di variazione percentuale annua (I trim. 2014 su 2013) sono l’America settentrionale con un +21% e i Paesi europei non UE con +26%.

Partner di significativa importanza sono i paesi del Nord Africa che assorbono una quota del 9,4%; nonostante l’interscambio con quest’ultima area sia in calo rispetto all’analogo periodo del 2013 (-33%, dovuto principalmente al rallentamento delle importazioni dei prodotti petroliferi), l’area MED negli ultimi anni sta registrando importanti performances commerciali con l’Italia, soprattutto in riferimento al commercio via mare che assorbe il 76% del valore complessivo degli scambi con il nostro Paese. SRM sta da tempo ponendo l’attenzione sulle opportunità connesse allo sviluppo economico di quest’area.

I dati del “Barometro” vanno quindi letti in una duplice chiave strategica. Occorre quanto prima definire un piano di sviluppo della nostra portualità che costituisca la piattaforma per gli interventi normativi ormai diventati impellenti e che tenga conto della rilevante questione delle risorse finanziarie; i porti dovrebbero sapere su quali e quanti sono i fondi su cui contare per lo sviluppo. La seconda chiave è quella di incentivare e spingere sempre più le imprese ad internazionalizzarsi e di cercare di attrarre investimenti esteri; una possibile strada potrebbe essere quella di avviare in modo forte il discorso della creazione, nelle nostre aree portuali, di Zone Economiche Speciali. Il tema è dunque aperto.

 

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