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Barometro Economia: Valorizzare la filiera marittima
Nell’articolo di giugno de “Il Barometro dell’economia” SRM descrive un momento storico in cui la nostra economia ha bisogno di richiamare tutte le sue eccellenze a raccolta. La crisi, ancora non terminata, ha avviato un processo di selezione tra i settori produttivi, le imprese e le infrastrutture, mettendo in luce quelle che realmente possono stare sul mercato e reggere il confronto con i competitor mondiali. SRM in particolare evidenzia che tra i driver che hanno tenuto, l’export si è mostrato quello più concreto; le imprese hanno continuato ad internazionalizzarsi, a cercare nuovi mercati per i loro prodotti e servizi.

Appare difficile, però, pensare ad un’Italia che punti sull’export per il rilancio della sua crescita e che non abbia un efficiente ed efficace sistema di servizi che facciano viaggiare le merci nel mondo con tempi rapidi e nei mercati più difficili da raggiungere. Spesso le politiche di sviluppo di un Paese sono concentrate nella definizione delle strategie di crescita industriali senza però affiancare a queste adeguate strategie logistiche. Le due cose devono “viaggiare” insieme.

Quando osserviamo le classifiche più autorevoli sulle performance logistiche, siamo situati in posizioni non consone; la World Bank, nel suo nuovo Report 2014, ci colloca al 20° posto (su 160 Paesi) e ormai da anni sempre in modo sistematico dietro Germania (che è al primo posto), Olanda, Belgio e Spagna. Abbiamo guadagnato 4 posizioni rispetto al 2013, ma sempre dietro ai big four citati.

Non dimentichiamo che siamo un Paese marittimo, che siamo al centro del Mediterraneo con un posizionamento geografico invidiabile e che i nostri Porti e il settore armatoriale, con tutta la filiera ad essi connessa, rappresentano ancora uno dei simboli economici dell’Italia. E la Campania può svolgere un ruolo importante; non a caso la nuova alleanza tra i tre carrier mondiali P3 Network (Maersk, CMA CGM, MSC) ha individuato Napoli come uno dei porti italiani da scalare.

Napoli e Salerno da sempre sono tra i più autorevoli rappresentanti della nostra portualità commerciale, e neppure la crisi economica ed il Commissariamento (nel caso di Napoli) hanno causato crolli di traffico, segno della presenza di un sistema marittimo, non scevro da problemi di ogni ordine, ma di qualità.

Il 45,6% dell’import-export della regione avviene con la modalità marittima (Italia 30%, al 2013). Le merci dalla Campania partono ed arrivano in tutto il mondo soprattutto via mare: con l’Asia Orientale il nostro interscambio marittimo è di quasi 2 miliardi di euro (28% del totale); di rilievo anche le performance con UE28, America Settentrionale e Area MED.

In termini di traffico portuale, osservando i dati recenti possiamo vedere situazioni altalenanti. Nel 2013 i porti campani hanno movimentato oltre 740 mila TEU (container), in lieve calo rispetto al 2012 (-2%), con circa i 2/3 del totale ascrivibili al porto di Napoli. In particolare, il segmento mostra performance diverse per i due scali regionali con quello di Salerno in grande crescita (+26,3%) e quello napoletano in calo (-12,8%). Anche il primo trimestre 2014 mostra un calo per Napoli; fenomeno che comunque sta manifestandosi per molti porti italiani. In termini di tonnellaggio, invece, i porti regionali fanno registrare circa 32 milioni di tonnellate con un +3,8% rispetto al 2012.

I porti competitor vanno erodendo al nostro sistema quote di mercato e occorre quindi assumere piena coscienza dello stato di fatto; alcuni esempi: il porto turco di Mersin continua a registrare crescite del traffico merci a doppia cifra con +20% nel primo trimestre, Amburgo viaggia con velocità sostenuta con +8,6% nel primo trimestre, Barcellona con +9,3%.

Tutto questo porta anche ad un’altra riflessione sull’utilizzo dei fondi comunitari. Siamo ad un passo dall’inizio della nuova programmazione dei fondi strutturali 2014-2020 e vi sarà una dotazione importante per realizzare e consolidare le infrastrutture; anche in questo caso occorre decidere quali potenziare e fare scelte precise. SRM suggerisce da tempo di puntare su pochi progetti che abbiano una valenza europea così da andare ad integrarsi con le reti TEN e con i mercati produttivi dove vi sia un’elevata presenza manifatturiera.

Rimane comunque saldo il pensiero che una delle basi di partenza possa essere rappresentata dagli investimenti nei settori in cui la nostra economia ha un know-how consolidato e storico, ed è in tale contesto che va valorizzata la filiera marittima. Riforma della legislazione portuale, autonomia finanziaria e definizione di un piano strategico per la nostra logistica possono essere all’ordine del giorno della prossima agenda per lo sviluppo.

Questi sono alcuni dei temi di cui si discuterà il 13 giugno a Napoli in occasione della presentazione del Primo Rapporto Annuale di SRM sull’Economia dei trasporti marittimi e della logistica; un importante momento di riflessione ed analisi (www.srm-maritimeconomy.com).

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