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Campania: cresce l’interscambio marittimo ma il Sud rallenta
Il primo articolo de “Il Barometro dell’economia” del 2016 fa riferimento all’ultima Review of Maritime Transport 2015 dell’UNCTAD che ha evidenziato che la domanda complessiva globale nel settore marittimo è pari a quasi 10 miliardi di tonnellate, segnando un +3,4% sull’anno precedente. L’andamento dei commerci marittimi segue e accentua le dinamiche complessive dell’economia mondiale che nel corso del 2015 è stata interessata da una cauta ripresa economica nei Paesi più industrializzati.
Tuttavia l’OCSE ha recentemente visto al ribasso le previsioni di crescita economica mondiale, fissando al +3,8% la crescita del PIL nel 2016 e parallelamente il centro studi inglese specializzato sul trasporto marittimo, Drewry Shipping, ha rivisto le proprie previsioni di crescita del segmento dei container nel 2015 portandole al 2,2% rispetto al 4,3% e le stime al 2016 sono state ridimensionate al 3,3% dal 4,9%. Uno scenario di trepidante attesa, dunque,  per l’anno a venire nella speranza di una ripresa dell’export -in particolare verso gli Stati Uniti – legata alla recentissima manovra della FED di un rialzo dei tassi.

A questi vanno ad aggiungersi altri fenomeni che vanno tenuti sotto controllo: l’andamento degli emergenti e della Cina che – nonostante la frenata economica e l’attenzione rivolta alla domanda interna – resta il paese leader del trasporto marittimo, specie nelle merci che transitano per Suez. Proprio il Canale di Suez nei primi undici mesi del 2015 è stato attraversato da oltre 16mila navi, con una progressione del +2,3% rispetto allo scorso anno, per oltre il 70% si tratta di traffico di natura agricola o industriale. Il nuovo canale inaugurato il 6 agosto scorso consente il raddoppio del numero delle navi in transito giornaliero passando da 49 a 97 unità, nonché risparmi per le shipping lines dovuti a minori costi per una consistente riduzione dei tempi di attesa (Cfr. SRM, 2015, The New Suez Canal).

Una Cina ancora in moto, Suez che continua a “immettere” naviglio nel Mediterraneo, investimenti ingenti in navi sempre più grandi confermano che la maritime economy continuerà ad essere un elemento essenziale per la nostra struttura produttiva. Questo ci viene confermato anche dagli ultimi dati (III trimestre 2015) sull’interscambio marittimo del Mezzogiorno che registra un valore pari ad oltre 37,4 miliardi di euro. Di questo importo il 20% circa è da assegnare alla Campania con oltre 7,4 miliardi. La modalità del trasporto marittimo pesa nella regione il 58% sul commercio complessivo regionale contro il 39% del dato nazionale.

Guardando al trend annuale generale (III trim. 2015/III trim. 2014), la Campania mostra, in termini di interscambio, un incremento del +7,3% (-9,9% per il Mezzogiorno e -0,8% per l’Italia) dovuto per lo più ad un aumento delle importazioni che registrano una crescita dell’11%. In termini di interscambio i settori che hanno peso maggiore sono quelli dei “Metalli” con +22% (che “serve” la filiera Automotive e Aerospazio), l’Alimentare (+19,2%), l’Abbigliamento (+17,3%).

La Campania ha 2 principali aree di riferimento nei rapporti commerciali via mare; aree che, nel loro insieme, assorbono più del 40% del volume complessivo; l’Asia Orientale al primo posto con il 23,3% del totale scambiato, seguita dall’UE-28 con il 17,5%. Buone anche le performance dell’Africa Settentrionale con l’8,9%. A crescere sono gli scambi con l’Asia Orientale (+10,1%), l’UE28 (+19,7%) e il Nord Africa (+3,9%).

Il porto di Napoli per la sua posizione geografica, è potenzialmente uno dei più importanti scali del Mediterraneo. Ma Napoli non è solo porto; allo scalo di Napoli fanno, difatti, capo le due piattaforme logistiche ed interportuali di Nola e Marcianise, da cui le merci possono essere rilanciate da e per il Nord ed in prospettiva verso l’Europa centrale. La posizione geografica centrale del porto rispetto ai maggiori mercati di consumo italiani (nel solo agglomerato Roma-Napoli-Salerno si concentra il 14% della popolazione italiana), oltre alla presenza di mete turistico-culturali di importanza mondiale ne fanno inoltre un nodo importante per il traffico Ro-Ro e per quello crocieristico.
Non è un caso difatti che al porto di Napoli fanno riferimento importanti carrier internazionali (nel settembre 2015 il leader mondiale degli operatori di logistica, Maersk, ha deciso di aprire un proprio ufficio in città) nonché altre compagnie di navigazione impegnate nel trasporto di passeggeri nel settore delle crociere ma anche dei collegamenti con le isole del golfo di Napoli, con altre località della Campania e altre regioni italiane.

Occorre, e questo SRM lo ha detto e lo ribadisce, una seria e decisa politica di sviluppo che ponga la logistica portuale al centro dell’attenzione. La filiera marittima è il volano dell’economia e costituisce il propulsore dell’internazionalizzazione per le nostre imprese che hanno sempre più bisogno di efficacia ed efficienza nel raggiungere i mercati di riferimento. Il PON Infrastrutture 2014-2020, recentemente presentato a Napoli dal Ministro Delrio è un buon inizio dal punto di vista finanziario (quasi 2 miliardi di euro) ma occorre porre in essere al più presto le direttive del Piano Strategico Nazionale per la Portualità e la Logistica per riuscire ad essere più competitivi rispetto alla portualità del Sud del Mediterraneo che erode traffico in modo sempre più importante.

 

Il Barometro dell’Economia è la rubrica mensile de “Il Mattino” realizzata da SRM in collaborazione con il Banco di Napoli.

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