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Egitto paese chiave per l’economia mediterranea
In occasione del Business Council Italia-Egitto, svoltosi a Roma il 25 novembre 2014, SRM ha presentato il suo nuovo Rapporto sulle imprese italiane in Egitto che analizza e stima il numero, le dimensioni e i settori di attività delle nostre aziende nel Paese africano. Il Direttore Generale Massimo Deandreis ne parla nel suo editoriale pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno deandreis-editoriale-corriere. Il Rapporto è disponibile sul sito www.srm-med.com.

 


Caro Direttore,
la visita del Presidente della Repubblica Egiziana El Sisi in Italia è stata l’occasione per porre l’accento non solo sull’importanza dei rapporti politico-diplomatici con un Paese che è essenziale per la stabilità in tutta l’area, ma anche per ricordare che il Sud Mediterraneo – e l’Egitto in particolare – è un’area di strategica importanza economica per il nostro Paese. Troppo spesso l’attenzione che media ed opinione pubblica rivolgono a quest’area è riferita – in modo negativo – all’instabilità politica o al problema dei flussi migratori. E questo impedisce una percezione più nitida della realtà economica.Un recente Report di SRM realizzato insieme con AlexBank (controllata egiziana del Gruppo Intesa Sanpaolo) ha messo in luce dati sorprendenti. In Egitto operano 878 imprese a capitale italiano le quali complessivamente generano un fatturato annuo di 3,5 miliardi di euro ed occupano quasi 30.000 persone. L’Italia è il secondo Paese dell’Unione Monetaria dopo la Germania per numero di imprese presenti in Egitto e ben davanti alla Francia. I settori di attività vedono una forte concentrazione nei servizi e terziario (278 imprese italiane) e anche nell’industria manifatturiera (273). Il lavoro di SRM si è poi concentrato sull’analisi di un campione di bilanci di aziende ed è emerso in modo chiaro che le imprese italiane in Egitto hanno realizzato negli ultimi due anni buone performances, con positivi indici di bilancio (il RoS medio è del 10,6%, il RoE è del 10,9%) e ottimi indici finanziari. Il leverage è basso, la liquidità elevata, gli indici di solvibilità migliori del benchmark di riferimento.

Questi dati però non sono un punto di arrivo, potrebbero però essere una buona base di partenza.

Il Business Council Italia Egitto che si è riunito nei giorni scorsi sotto la guida del nuovo co-chairman Marcello Sala (vice presidente del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo) ha posto l’accento sulle grandi opportunità che si aprono ora per gli investitori esteri grazie alle importanti opere infrastrutturali già in cantiere. Pensiamo al raddoppio del Canale di Suez: 72km di scavi per ampliare i punti che prevedevano il senso unico alternato e il dimezzamento dei tempi di percorrenza. 8,2 miliardi di dollari di costo, coperti con emissioni di bond – riservati a cittadini egiziani – che sono stati sottoscritti in due settimane anche sulla base di un business plan che prevede ricavi per 13,5 miliardi di dollari entro il 2023. E poi una serie di progetti logistico infrastrutturali – prevalentemente collegati alla filiera dell’economia marittima – che si snoderà lungo tutta la lunghezza del Canale. E ancora: la terza linea del metrò del Cairo (45km), un grosso progetto di housing con 1 milione di unità abitative e poi importanti progetti di sviluppo di zone costiere e, in campo energetico, il rilancio delle energie rinnovabili. Una iniezione di investimenti che sosterrà la crescita del Pil 2015 prevista a +3,5%.

Ritrovata una certa stabilità politica, l’Egitto appare quindi come un Paese da riscoprire e il Mezzogiorno può giocare un ruolo significativo valorizzando – proprio qui – la sua tradizionale vocazione Mediterranea. Già oggi, tra le molte imprese italiane è significativa la presenza di quelle del Mezzogiorno, come ad esempio il Gruppo Getra attivo nella produzione di generatori elettrici. Se guardiamo al raddoppio del Canale di Suez è chiaro che questo può rappresentare una opportunità rilevante soprattutto per la filiera marittima (logistica, portualità, shipping) che è molto presente nel Sud e in Campania in particolare. E poi c’è l’aspetto più propriamente commerciale. Il Mezzogiorno genera il 25,5% del totale dell’interscambio commerciale italiano verso l’Egitto. Anche il mondo accademico è attivo. In occasione del Business Council è stato firmato un accordo – per attività di formazione finanziaria e manageriale a sostegno delle Piccole e Medie Imprese – tra il Governo Egiziano, l’Università Federico II e AlexBank. Proprio la presenza in quel Paese di una banca italiana che vanta oltre 170 filiali distribuite su tutto il territorio è ulteriore elemento di stimolo – ma anche di sostegno – ad un rafforzamento della cooperazione economica.

Il nostro Paese – e il Mezzogiorno ancor di più – ha bisogno di aprire nuove rotte commerciali e di penetrazione imprenditoriale riscoprendo il suo ruolo geo-economico di cerniera tra Mediterraneo ed Europa continentale. L’Egitto può essere il banco di prova per vedere – in tempi brevi – se abbiamo saputo cogliere questa sfida.

Massimo DEANDREIS
Direttore SRM
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