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Atti del Convegno | Farmaceutico e Scienze della vita: una filiera che innova, produce e crea valore

farma-copIl 20 luglio 2016 è stata presentata, nel corso di un convegno nella sede del Banco di Napoli, la ricerca realizzata da SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) dal titolo “Un Sud che innova e produce. La filiera Farmaceutica e delle Scienze della vita”, quarto volume della collana di studi sui settori manifatturieri di punta del Mezzogiorno.

Comunicato stampa completo

I numeri della ricerca

Relazione di SRM

Relazione di Farmindustria

Comunicato stampa

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Il convegno, introdotto dal presidente del Banco di Napoli, Maurizio Barracco, ha avuto l’obiettivo di stimolare un dibattito rivolto a valutare il possibile contributo del settore dell’industria farmaceutica – con specifico riferimento all’industria di produzione del farmaco – allo sviluppo economico dei territori, analizzando i punti di forza e le aree di rischio della produzione italiana, e quei fattori chiave che assicurino le sue potenzialità di crescita ed espansione, nonché le proposte di intervento, identificando i possibili obiettivi di politica industriale per il settore.

La ricerca si inserisce negli studi di SRM su quelle filiere produttive che meglio esprimono l’idea di un Sud in grado di innovare e produrre. Il lavoro ha fornito interessanti informazioni e valutazioni delle sue caratteristiche funzionali. I diversi approfondimenti hanno consentito di ottenere una serie di conferme della sua valenza. E’ un settore in cui produttività, retribuzioni, export e investimenti per addetti sono notevolmente superiori alla media; effetti tangibili delle opportunità che questo comparto può offrire per far vincere all’Italia la sfida della competizione internazionale.

I dati evidenziano un Mezzogiorno che vanta una posizione di rilievo in ambito nazionale con fatturato delle imprese pari a oltre 1 miliardo di euro, un valore aggiunto di 600 milioni di Euro e  2,3 miliardi di export.

I risultati della ricerca sono stati presentati da Salvio Capasso, Responsabile dell’area di ricerca “Economia delle Imprese” di SRM. E’ seguita la tavola rotonda dal titolo “La farmaceutica: una filiera che innova, produce e crea valore” moderata dal direttore generale di SRM Massimo Deandreis alla quale hanno partecipato: Pierluigi Petrone, Componente di Giunta Farmindustria, Roberto Scrivo, capo della Segreteria Tecnica del Ministero della Salute, Francesco Guido, direttore generale del Banco di Napoli, Anna Ruscigno, responsabile della produzione del Polo dell’Aquila, Gruppo Dompè, Claudio Minopoli, direttore Risorse Umane di Novartis (stabilimento di Torre Annunziata-NA), Maurizio Pagliuca, COO di Altergon Italia e Amleto D’Agostino, direttore generale del Distretto Tecnologico Campania Bioscience. Il convegno si è concluso con l’intervento dell’Assessore alle Attività Produttive della Regione Campania Amedeo Lepore.

Maurizio Barracco, presidente Banco di Napoli: “Continua la ricognizione precisa e dettagliata dell’industria nel Mezzogiorno fatta da SRM che con quest’ultima pubblicazione si sofferma sulla filiera farmaceutica.  Questi dati ci ricordano che il Mezzogiorno è ricco di realtà positive che il Banco di Napoli è pronto a sostenere per favorire una ripresa duratura e dimostrano che anche nel Sud sono presenti aziende con caratteristiche competitive vincenti e ben integrate nella filiera nazionale.”

Francesco Guido, direttore generale Banco di Napoli: L’incontro di oggi, che esplora le caratteristiche di una filiera estremamente innovativa, redditizia e competitiva come quella farmaceutica, fornisce la chiara percezione di come le imprese e le dinamiche imprenditoriali si stanno trasformando e orientando verso un nuovo modello competitivo basato su innovazione, dimensione e internazionalizzazione. Il settore farmaceutico è indicativo di queste tendenze che rappresentano anche le linee guida su cui si muove il Banco di Napoli fattivamente impegnato a sostenere le imprese in questo percorso che, come dimostrano i dati, è anche la via per un migliore merito di credito e un più forte legame tra banca e imprese”.

Massimo Deandreis, direttore generale SRM:Dalla ricerca emerge non solo il valore e la presenza significativa che ha questo settore nell’economia del Mezzogiorno – il 6% del Valore Aggiunto nazionale, il 10% dell’import-export, il 10% degli addetti totali  – ma anche l’interdipendenza esistente e il contributo dato ai successi di tutta la filiera farmaceutica italiana: 100 euro di produzione farmaceutica nel Mezzogiorno attivano infatti ulteriori 440 euro nel resto del Paese. Le difficoltà certamente non mancano soprattutto per le trasformazioni del mercato, ma le imprese di questa filiera – anche nel Mezzogiorno – stanno dimostrando di aver ben compreso che occorre coniugare la qualità organizzativa e la capacità produttiva con innovazione, tecnologie e sperimentazione”.

 

ALCUNI NUMERI DELLA RICERCA:

 

ITALIA

Nel 2015 si conferma la posizione di eccellenza dell’Italia per la produzione farmaceutica nell’Ue: seconda solo alla Germania. Si consolida così la nostra specializzazione nella produzione di farmaci: l’Italia rappresenta il 19% del mercato dei Big Ue, il 26% della produzione e il 40% dell’incremento del saldo estero dei farmaci tra il 2010 e il 2015.

Nel 2015 l’industria farmaceutica in Italia è stato uno dei settori che ha contribuito maggiormente allo sviluppo del Paese, ed ha aumentato di più la sua produzione negli ultimi cinque anni. La produzione è cresciuta tra il 2014 ed il 2015 del 5% fino a 30 miliardi di euro (Secondo uno studio della Banca d’Italia la farmaceutica è l’unico settore ad aver aumentato la propria capacità produttiva durante il periodo della crisi).

Il valore aggiunto delle imprese del farmaco al Paese nel 2015 è stato pari a 9,2 miliardi di euro, in crescita del 6% e pari al 2,6% del totale del valore aggiunto dell’industria e allo 0,6% del PIL.

La realtà farmaceutica italiana è composta perlopiù da imprese medio-grandi. Gli investimenti per addetto sono del 390% più alti della media del manifatturiero, e superano anche la media dei settori medium e high tech.

Le esportazioni per addetto sono del 330% superiori al dato medio del comparto, ed alla maggiore propensione all’internazionalizzazione ed all’investimento (soprattutto quello più rischioso ed a rendimento più differito, ovvero quello in R&S) corrisponde ovviamente una struttura dimensionale aziendale più orientata verso le grandi dimensioni e le forme giuridiche di tipo societario. 

 

MEZZOGIORNO

Nonostante sia un settore fortemente concentrato sotto il profilo dimensionale e territoriale (oltre l’80% della filiera è al Centro Nord), il settore dell’industria farmaceutica ha presenze significative nell’Italia meridionale.

Il valore aggiunto delle imprese del farmaco al Mezzogiorno nel 2015 è stato di circa 600 milioni di euro (oltre il 6% del totale Italia) e rappresenta circa il 10% degli addetti totali.

Un altro elemento da considerare ai fini di una corretta valutazione del ‘peso’ attuale dell’industria farmaceutica in alcune aree dell’Italia meridionale è costituito dal valore del commercio estero. E’ da considerare che tre regioni del Centro Italia (Toscana, Marche e Lazio) rappresentano da sole il 45,5% delle importazioni farmaceutiche e più del 57% delle esportazioni; il Mezzogiorno rappresenta comunque il 10% dell’interscambio commerciale settoriale del Paese.

Le regioni trainanti per il comparto sono divenute Abruzzo, Puglia, Campania e Sicilia, ma anche altri territori vantano ormai qualificate presenze scientifiche ed aziendali, come esempio la Sardegna, che nel campo delle biotecnologie, della genetica e della genomica può considerarsi un’area con cluster e competenze, studi e produzioni di eccellenza anche a livello internazionale.

La Campania a titolo di esempio produce 270 milioni di Valore Aggiunto (il 45% del totale Mezzogiorno), 530 milioni di Fatturato (quasi il 50% del Sud) e 741 milioni di Export (un terzo del Mezzogiorno).

Alcuni dati che derivano dalla mappatura effettuata nella ricerca nel Mezzogiorno:

  • Sono 14 i Gruppi italiani ed esteri di medie e grandi dimensioni insediati al Sud. Rilevanti sono stati gli investimenti attuati negli ultimi anni in diversi stabilimenti, soprattutto di multinazionali, per innovazioni di processi e prodotti.
  • In Abruzzo, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna i siti maggiori delle multinazionali, e molti impianti minori guidati da operatori meridionali, sono ormai inseriti da anni in organismi distrettuali di ricerca con la partecipazione di Università, loro Dipartimenti e altri centri come ad esempio il CNR.
  • La filiera farmaceutica è dunque presente nell’Italia meridionale – sia pure con varia densità numerica di aziende e produzioni nelle singole regioni. E’ un settore che nel Mezzogiorno ancora non offre numeri importanti, ma la cui significatività è senz’altro crescent Anche se non esiste ancora una sufficiente capacità di fare sistema.

 

 TAB-COM

 

Un’indicazione rilevante sul tema delle interdipendenze:  La filiera Farmaceutica è in grado di attivare un ampio indotto produttivo (4,02 il moltiplicatore del VA e 6,46 quello dell’Occupazione a livello medio nazionale).

Il farmaceutico del Mezzogiorno risente dell’assenza di una concentrazione di attività farmaceutiche delle dimensioni di quelle ad esempio di Lombardia o Lazio, ma evidenzia nel complesso una integrazione intersettoriale ed interregionale in linea con quella tipica di altre aree del Paese.

I moltiplicatori calcolati sul totale dell’economia italiana segnalano quanta parte dell’effetto della domanda di prodotti farmaceutici si disperda sugli altri settori regionali e sulle altre regioni italiane.

In sintesi si evidenzia che ogni 100 euro di produzione farmaceutica genera:

  • In Italia – in media regionale –altri 302 euro di VA (di cui 106 euro in altri settori della stessa regione ed i restanti 196 euro nelle altre regioni).
  • Nel Mezzogiorno –in media regionale altri 440 euro di VA (di cui 44 euro in altri settori della regione e 396 euro nelle altre regioni).

 

 

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