Loading the content... Loading depends on your connection speed!





Opzioni di ricerca

Trieste come Tangeri: l’industria sbarca in porto | Intervista a Deandreis su ‘Il Piccolo’

Riportiamo l’intervista al Direttore Generale di SRM Massimo Deandreis su “Il Piccolo” di Trieste, svolta in occassione dell’incontro del 25 luglio a Trieste con operatori e imprenditori del settore marittimo organizzato dalla Cassa di risparmio del Fvg.

Di seguito il testo dell’articolo:

Il porto di Tangeri, in Marocco, potrebbe essere gemello di quello di Trieste. Nella città dove Paul Bowles ha ambientato il Tè nel deserto, la Renault ha festeggiato in giugno il primo milione di auto. Sono ormai 450 le industrie francesi, spagnole, portoghesi, americane, giapponesi e tedesche, presenti nel Paese attirate da un sistema di esenzioni fiscali simili alla free zone triestina. Il futuro industriale di Trieste passa per il porto? In soli sette giorni dal decreto del governo che ha sbloccato la zona franca (con esenzione dalle tasse anche per le attività produttive) il porto governato dal presidente dell’Authority Zeno D’Agostino è riuscito ad attrarre 20 milioni di euro di investimenti. Massimo Deandreis, direttore generale del centro Studi e ricerca per il Mezzogiorno (Srm) di Intesa San Paolo, un think tankall’avanguardia anche per i suoi studi sull’economia del mare, ne discuterà stasera a Trieste con operatori e imprenditori del settore marittimo per iniziativa della Cassa di risparmio del Fvg.

Sul porto triestino si è ridestato l’interesse degli investitori e degli esperti di project financing. Commenta Deandreis: «La geopolitica dei porti è diventata più favorevole. Il Mediterraneo torna strategico nel grande commercio mondiale grazie anche al raddoppio del canale di Suez. L’industria dello shipping ha bisogno di generare economie di scala e diminuire i costi. Le meganavi da 22mila container devono poter prevedere più scali lungo la stessa rotta e questo è possibile solo lungo la rotta della Via della Seta, dall’Asia all’Europa. In questo scenario Trieste diventa la porta d’accesso verso l’Europa Centro-orientale».

Lo scalo governato da Zeno D’Agostino, grazie anche ai suoi collegamenti intermodali, si trova così al centro di una favorevole congiuntura: «Il Mediterraneo -sottolinea Deandreis– è strategico anche per i traffici dalla Cina verso il resto del mondo: grazie alla spinta cinese il traffico container mondiale ha raggiunto nel 2016 i 720 milioni di teu». Non è un caso che lo scalo triestino sia stato individuato come un avamposto della nuova Via Della Seta, la One Belt One Road, il colossale progetto voluto dal governo di Pechino per rinvigorire i traffici fra Asia ed Europa: un imponente volano di investimenti stimati in 1000-1400 miliardi di dollari a regime. Gli scambi fra la Cina e l’area Mena (Middle East e North Africa) si sono più che decuplicati dal 2001 a oggi: da oltre 20 a 245 miliardi di dollari. Una cifra che vale tre volte gli scambi con l’Italia. L’import-export con l’Italia è pari a circa 70 miliardi.

E poi c’è la nuova free zone. Deandreis sottolinea che i vantaggi fiscali sono importanti ma da soli non bastano: «La zona franca può innescare un processo virtuoso molto accelerato. Ma per gli investitori serve anche un posizionamento geografico e un contesto intermodale favorevole che in prospettiva potrebbe ad esempio attirare i giganti dello shipping in grado di fare investimenti. Deandreis fa l’esempio del gigante cinese di Stato Cosco (1.114 navi nel mondo), diventata l’azionista di controllo del porto del Pireo, che potrebbe per esempio essere interessata alla gestione di un terminal. Deandreis analizza lo sviluppo industriale possibile per lo scalo triestino e fa l’esempio di Tangeri dove a fianco del porto è sorto un grande parco industriale dove un colosso dell’auto come Renault assembla i pezzi delle auto che poi vengono imbarcati con destinazione i principali mercati mondiali. Trieste città della scienza, grazie all’accordo con l’Area Science Park, può puntare anche sullo sviluppo di startup e imprese hi-tech sul modello di Rotterdam oppure guardare ad Anversa dove si è sviluppata l’attività petrolchimica.

Scarica qui la versione originale

 

Condividi
Mobile version: Enabled