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Viene dai porti la spinta per il Sud | Editoriale di Massimo Deandreis su Il Sole24Ore

Deandreis_Sole_18_11_17Nonostante i duri colpi della crisi e le ben note difficoltà strutturali, l’economia del Mezzogiorno sta dando segni di ripresa e di vitalità, grazie anche ad un settore manifatturiero fortemente integrato a filiere nazionali. Automotive, aerospazio, abbigliamento, farmaceutica sono settori in cui la parte di subfornitura garantita dalle aziende del Mezzogiorno (principalmente quelle di Campania e Puglia) oscilla tra il 15% e il 30% del totale nazionale, molto oltre il peso generale del manifatturiero nel Sud.

C’è però un altro dato ancor più importante: per ogni 100 euro di investimenti effettuati nel settore manifatturiero del Mezzogiorno, si verifica un “effetto dispersione” a beneficio del Centro-Nord pari a 54,1 euro di domanda aggiuntiva. Mentre, la domanda endogena è pari a 45,9 euro. Ciò significa che c’è un’interconnessione forte tra l’economia del Nord e quella del Sud ma significa anche – fatto  politicamente rilevante – che investire nel Sud produce un beneficio diretto anche nelle regioni del Centro-Nord.

Questo aspetto, poco noto, dovrebbe essere oggetto di maggiori attenzioni.  Rafforzare il tessuto produttivo del Mezzogiorno è dunque un elemento imprescindibile per il rilancio dell’intero Paese e, nel nuovo contesto competitivo, ciò può avvenire solo rendendo le realtà produttive e le imprese sempre più connesse con le dinamiche del mercato globale. Quindi bisogna essere più competitivi, riducendo i costi e i tempi della connessione e giocando sull’elemento centrale: la logistica.

Consideriamo, ora, che circa il 40% di tutto l’import ed export italiano parte e arriva via nave. Questo valore aumenta man mano che si scende lungo lo Stivale arrivando a oltre il 60% per le regioni centro-meridionali fino al 90% di Sicilia e Sardegna. Chiaro quindi che l’efficienza del sistema logistico-portuale è determinante tanto per le imprese del Mezzogiorno quanto per le rispettive filiere produttive al Centro-Nord.

Su questo punto abbiamo ora una novità importante. Un’occasione da non sprecare. La Legge 123/2017, che ha convertito il cosiddetto Decreto Mezzogiorno, ha previsto la possibilità di istituire le ZES – Zone Economiche Speciali all’interno dei porti o in aree limitrofe dando vita ad uno strumento che potrebbe davvero rilanciare la portualità del Mezzogiorno.

Integrare zone industriali e insediamenti produttivi con il porto di riferimento aggiungendo servizi di logistica integrata e intermodalità ferroviaria: ecco il modello vincente. Se poi si riesce a inserire anche incubatori di impresa e parchi tecnologici si può trasformare il porto in un potente generatore di sviluppo. Così dimostrano i porti del Nord Europa come Rotterdam, Amburgo e Anversa, ma anche alcuni porti del Sud Mediterraneo. In Marocco è sorta una delle più rilevanti free zone del Mediterraneo rivolta a sfruttare le enormi capacità del porto di Tanger Med, gestito da due importanti player marittimi logistici quali APM ed Eurokai. L’Egitto sta lavorando invece per mettere a sistema il grande investimento che ha comportato l’espansione del canale di Suez con la realizzazione di una free zone complessa nella sua articolazione tra aree industriali ed aree portuali e logistiche. Trieste, da noi, si sta muovendo in questa direzione grazie alle opportunità offerte dalla zona franca e dal connubio tra porto e parco tecnologico.

Bisogna dare atto al Governo che il provvedimento sulle ZES  pone “il porto al centro” del processo di sviluppo, in cui gli incentivi fiscali, doganali e gli snellimenti burocratici siano il punto di partenza (e non di arrivo) per avere finalmente scali che soddisfino la proiezione internazionale dell’economia locale e nazionale.

Ora la palla è in mano ai soggetti locali, Autorità Portuali, Regioni, imprese che devono preparare i rispettivi piani strategici delle ZES da sottoporre al Governo per dare seguito operativo all’impianto legislativo. E fondamentale sarà anche il supporto che sapranno dare i player bancari per assicurare copertura finanziaria agli investitori che lì vorranno localizzarsi.

C’è poco tempo prima della fine della legislatura e non lo si può sprecare.  Napoli, Taranto, Bari sono in prima fila, ma la vera sfida è quella di definire con precisione le aree e non cadere nell’errore di rincorrere facili consensi locali, allargando, annacquando, aggiungendo. I modelli di successo in giro per il mondo ci sono e insegnano qualcosa. Le ZES possono essere un volano se davvero mettono il porto al centro del sistema, facendogli ruotare intorno gli altri soggetti chiave: armatori, imprese, logistica, parchi tecnologici.

Rilanciare il Mezzogiorno quale piattaforma logistica per l’intera industria italiana è ora una prospettiva realistica in considerazione del crescente ruolo cinese nel Mediterraneo e al conseguente sviluppo delle rotte asiatiche via Suez. Questa strada passa anche dal successo delle ZES. Ed è da tempo che non si vedeva una prospettiva vera e credibile per il Sud. Non sprechiamo l’opportunità di fare un passo avanti verso un’Italia più coesa e un Mezzogiorno più integrato alle dinamiche globali.

Massimo Deandreis
Direttore Generale SRM (Centro Studi collegato a Intesa Sanpaolo)
e Presidente GEI Associazione Italiana Economisti d’Impresa

 

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