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Barometro Economia | Il sistema portuale campano vola. Cinque mosse per la leadership

Nell’articolo di maggio della rubrica “Il Barometro dell’Economia”, SRM presenta una nuova chiave interpretativa per il fututo della Maritime Economy in Italia, la “Portualità 5.0” che sarà presentata nel prossimo Rapporto Annuale il 5 giugno: un porto moderno deve essere un passo avanti all’industria poiché deve servirla adeguatamente e con efficienza e deve anche saper dare un contributo alla crescita del territorio attraendo investimenti che creino occupazione ed economia. Da questo nasce il nuovo dogma denominato proprio 5.0 perché ormai sono cinque le ruote della macchina portuale.

La prima è rappresentata dalla capacità che deve avere lo scalo di far crescere le imprese: attraverso l’efficienza infatti esso deve saper garantire rapidità ai processi di internazionalizzazione; permettere alle navi di raggiungere destinazioni in tempi brevi fornendo servizi di prim’ordine e quindi diventare il motore dell’import-export di un Paese.

La seconda ruota è la capacità di stimolare la generazione e lo start-up delle imprese: i modelli portuali, specie quelli nord-europei, vanno sempre più disegnando scali che possano favorire non solo la crescita delle imprese in termini di business ma anche la vera e propria creazione di aziende; Port XL a Rotterdam è un esempio dei cosiddetti Port Accelerator rivolti a potenziare proprio la creazione di nuove imprese innovative che servono il porto in funzioni essenziali come ad esempio l’ambiente e la sicurezza.

La terza è l’intermodalità: questo potrebbe dirsi un concetto obsoleto ma che invece rimane sempre attuale in quanto in Italia, salvo casi di eccellenza, non abbiamo mai saputo generare, per una serie di motivazioni, un sistema intermodale che riesca a far si che vi possa essere un’integrazione completa porto-interporto-strada-ferrovia. Insistere su questo punto può rappresentare la chiave di volta della nostra logistica.

La quarta ruota è la collaborazione tra Porto e mondo della ricerca economica: uno scalo moderno deve conoscere le dinamiche del traffico ed i fenomeni che lo circondano, non isolarsi e non cercare di attuare strategie slegate da quelle del sistema Paese.

La quinta, ma non meno importante, è rappresentata dalla capacità che ora deve avere il porto di assumere il ruolo di driver del territorio: l’introduzione recente delle ZES-Zone Economiche Speciali nel nostro sistema normativo ha richiesto alla portualità lo sforzo di essere la colonna portante della connessione fondamentale che deve esservi tra industria e logistica e così lo scalo ha la nuova responsabilità di essere catalizzatore dell’import export del territorio e quindi uno dei principali driver dello sviluppo economico.

I nuovi dati e le strategie della portualità campana per l’intero 2017 mostrano dati positivi e coerenti, seppur in parte, con il disegno precedentemente delineato e questo lascia ben sperare; una crescita importante del Ro-Ro (strategico per l’economia del Paese) pari al +7,4% sul 2016, per un totale di 13,8 milioni di tonnellate (13% del totale nazionale); un aumento dei contenitori +10,7%  arrivati quasi a sfiorare il milione di Teus, ed un aumento delle merci in generale +5,4%. A questi vanno aggiunte nuove iniziative messe in campo su intermodalità e sviluppo di nuovi settori innovativi come il GNL.

Ciò è importante per una regione che è fortemente dipendente dal mare per la sua proiezione internazionale; gli ultimi dati sull’import – export marittimo mostrano che la Campania nel 2017 ha scambiato su nave 9,5 miliardi di euro (lieve aumento del +2% sul 2016) pari al 52,4% del totale dell’interscambio regionale.

Ultimo elemento, ma non meno importante, è rappresentato dal “Decreto Sud” che dà la possibilità di realizzare Zone Economiche Speciali in ambito portuale, cosa che dovrebbe favorire, nel medio-lungo termine, l’attrazione di investimenti a ridosso dei nostri scali.   Questo si ribadisce renderà il porto ancor più responsabile dello sviluppo del territorio assurgendolo a collante, tanto auspicato dagli studi di SRM, tra industria e logistica.

Il sistema portuale campano, dunque, tiene e le sfide che saranno chiamati ad affrontare gli scali della regione sembrano essere molto stimolanti. L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale  non potrà che migliorare l’assetto competitivo ed il coordinamento dei porti. Permangono e non vanno sottaciute, criticità connesse, ad esempio, ad un inefficiente utilizzo dei fondi comunitari per lo sviluppo delle infrastrutture ed alla presenza di vincoli burocratici ancora troppo pressanti in cui i nostri porti devono imbattersi che vanno risolte al più presto.

La filiera marittima, infatti, è il volano dell’economia e costituisce il propellente dell’internazionalizzazione per le nostre imprese che hanno sempre più bisogno di efficacia ed efficienza nel raggiungere i mercati di riferimento; non dimentichiamo che la Cina ha in corso di attuazione un programma di investimenti molto interessante nel Mediterraneo – la Via della Seta – che è solo una delle sfide cui dovremo far fronte in futuro.

 

Il Barometro dell’Economia è la rubrica mensile de “Il Mattino” realizzata da SRM in collaborazione con il Banco di Napoli.

 

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