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Barometro Economia: Aumentano imprese al Sud

Il bilancio del sistema delle imprese meridionali chiude finalmente in positivo nel III trimestre del 2014. E’ da questo dato che parte l’articolo di novembre de “Il Barometro dell’economia” in cui SRM segnala che il saldo del terzo trimestre 2014 tra aziende iscritte e cessate nel Sud è pari a 5.268 imprese. Sul risultato ha influito, in particolare, il rallentamento delle cancellazioni; 1.250 in meno rispetto al terzo trimestre dello scorso anno, un dato che ha compensato il calo delle iscrizioni  (-1.220), ma con un dato di crescita basso (6% rispetto al 27% dell’Italia).

La conseguenza delle due dinamiche è stata che lo stock delle imprese esistenti a fine settembre nel Mezzogiorno si sia attestata su 1.989.732 unità pari al 33% dell’Italia con un calo delle imprese attive del- 4,8% rispetto al III 2013.

La nati-mortalità è stata dunque contenuta e non ha avuto un impatto di rilievo sul sistema produttivo riflettendo nelle dinamiche imprenditoriali  l’andamento di stallo dell’intero Paese. La scarsa vitalità può, però, essere anche vista in positivo come un progressivo assestamento del tessuto produttivo meridionale: una situazione in cui il numero delle imprese attive si riduce numericamente ma si irrobustisce, ci fa pensare ad un sistema imprenditoriale fatto di imprese via via sempre più grandi ed operanti sul versante dell’export ed in grado di attivarsi nella Supply-Chain internazionale spingendo sul versante dell’innovazione, dei nuovi marchi e della qualità.

In questa dinamica generale, occorre difatti  sottolineare, che, soprattutto in alcuni settori, è in corso un processo di progressivo rafforzamento del tessuto produttivo; l’inversione di tendenza ha riguardato in particolare le società di capitali che mostrano un segnale positivo.

Le società di capitali attive sono difatti cresciute del 4,4% nel Mezzogiorno nell’ultimo anno. Inoltre, il tasso di crescita delle imprese attive negli ultimi 6 anni è stato sistematicamente superiore nel Mezzogiorno rispetto alla media italiana. Questa tendenza ha determinato, nel Mezzogiorno, un aumento del peso percentuale delle società di capitale sul totale: passato dall’11,3% del 2008 (inizio crisi) al 15,2% del terzo trimestre 2014.

Tra le regioni meridionali, la Campania è quella che registra la migliore performance con un saldo pari a 2.084 imprese; con oltre 563mila imprese, è la terza regione dopo Lazio e  Lombardia. Anche in Campania le imprese vanno rafforzandosi in termini strutturali; nel complesso, il saldo delle società di capitali a settembre è positivo per 1.466 aziende perché l’incremento delle iscrizioni più che compensa le cessazioni.

Le società di capitale attive in regione si attestano, a settembre,  sulle  89.875 unità pari al 9% dell’Italia. In particolare quelle del comparto manifatturiero rappresentano il 30,6% delle imprese manifatturiere in Campania, valore lievemente superiore anche al dato nazionale (30,1%). Segno di una trasformazione e progressiva strutturazione del sistema imprenditoriale della regione, seppur prendendo il dato con le dovute cautele.

Ad essere sotto osservazione più che la bassa natimortalità,  è il dato dei fallimenti.
In Italia, tra luglio e settembre più di 2.800 imprese hanno aperto una procedura fallimentare, per un aumento pari al 18,7% rispetto allo stesso periodo del 2013. Sull’aumento dei fallimenti registrato nel trimestre estivo ha pesato il contributo del commercio.  Nel contesto italiano il peso dei fallimenti delle imprese meridionali è stato pari al 25%  del totale.

La crescita dei default ha riguardato tutte le regioni meridionali con valori a due cifre tranne Sicilia e Sardegna che invece hanno visto calare il numero dei fallimenti. In particolare in Campania si è registrato il numero maggiore di richieste di apertura di procedura fallimentare (245 imprese) con un aumento su base annua del 25%. Per quanto siano, fortunatamente, poche le imprese campane che arrivano ad una procedura fallimentare (solo lo 0,3% delle imprese attive) la dinamica segnala l’esistenza di una crisi ancora in atto che andrà scemando solo a partire dall’anno prossimo.

 

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