Loading the content... Loading depends on your connection speed!





Opzioni di ricerca

Barometro Economia | ZES, la grande occasione per i porti della Campania

Nel primo articolo dell’anno, pubblicato nell’ambito della rubrica “Il Barometro dell’Economia”, approfondiamo il dibattito sulle Zone Economiche Speciali (ZES) introdotte dalla Legge 123/2017 (il provvedimento che ha convertito in Legge il decreto Mezzogiorno). Sono zone geograficamente delimitate, ubicate nel Sud Italia, devono comprendere un’area portuale e possono essere costituite anche da aree non adiacenti territorialmente purché presentino un nesso economico funzionale con il porto. In particolare, la discussione si sta prevalentemente incentrando sulla capacità di queste zone di creare sviluppo in modo effettivo.

Si tratta di un modello molto diffuso a livello mondiale. È da osservare che le Free Zone hanno registrato un trend in continua crescita, che non si è arrestato durante il periodo della globalizzazione, né nel corso della crisi finanziaria mondiale degli anni scorsi. Nel 1997 si contavano 845 ZES in 93 Paesi, valore salito nel 2016 a circa 4.500 ZES in 135 Paesi. L’impatto economico totale generato ammonta a oltre 68,4 milioni di lavoratori diretti e un valore aggiunto generato, derivante dagli scambi, di poco più di 850 miliardi di dollari.

In Europa esistono diversi casi di Free Zone a diversi livelli di operatività (più che altro si tratta di punti franchi individuati all’interno di aree portuali); se ne contano ad esempio 10 in Danimarca, 8 in Germania, 3 in Grecia, 5 in Spagna (tra cui la famosa ZAL-Zona ad Attività Logistica di Barcellona). In Italia il caso più famoso è quello di Trieste.

Una delle più note e competitive nel Mediterraneo è la Tanger Med Free Zone che ha consentito al Porto del Marocco di essere uno dei più efficienti e efficaci nello scenario marittimo e che beneficia di un sistema industriale export-oriented dell’Automotive (Renault vi produce la Dacia), Tessile e Agroalimentare che alimenta di continuo l’infrastruttura e che a sua volta beneficia di una logistica gestita da Top Player del settore tra i quali APM Terminals (del Gruppo danese Maersk) e Eurokai (Multinazionale tedesca).

Tornando all’Italia, l’aspetto positivo del provvedimento, auspicato anche dagli studi di SRM,  è la messa in opera di una politica di sviluppo istituzionale destinata al Mezzogiorno che pone il “Porto al centro”, vale a dire insediamenti imprenditoriali, incentivi e risorse finanziarie tutte finalizzate a far crescere l’infrastruttura marittima ed il sistema di imprese che ruota intorno ad essa. Gli stessi Studi hanno mostrato che laddove i tentativi di delimitazione di un territorio a sviluppo incentivato siano stati sempre e solo industriali, abbiano finito spesso per non produrre gli effetti economici sperati.

La connessione tra le infrastrutture marittime e l’industria è fondamentale per una regione come la Campania che fa viaggiare via mare quasi il 50% del suo export; la ZES è proprio uno strumento al servizio dell’export in quanto riesce a dare alle imprese agevolazioni fiscali, doganali e burocratiche per assicurare al territorio una grande proiezione internazionale.

I dati dei primi 9 mesi del 2017 mostrano come ad esempio Alimentare, Mezzi di Trasporto (in cui vi sono Aeronautico e Automotive) e Meccanica (comparto in cui vi sono anche elementi connessi della filiera Aeronautico e Automotive) siano il traino delle nostre relazioni internazionali, rappresentandone il 68% del totale. Secondo autorevoli stime, nelle Free Zone andrebbero a concentrarsi, una volta a regime, attività produttive che potrebbero generare un valore di circa 40% aggiuntivo, rispetto al totale dell’export attuale.

Le imprese che investiranno nelle ZES in Italia, infatti, potranno avere: 1) procedure semplificate per adempimenti burocratici e per l’accesso alle infrastrutture; 2) credito di imposta (massimo 50 milioni per ZES) in relazione agli investimenti effettuati dalle aziende stesse che dovranno restare nella Zona per almeno 7 anni. Last but not least sarà fondamentale anche il supporto che sapranno dare i player bancari per assicurare supporto finanziario agli investitori privati e pubblici che vorranno localizzarsi in queste aree. Queste potranno diventare strategiche per l’economia del Paese solo se ben concepite e strutturate. Il Banco di Napoli con un protocollo siglato con l’Autorità di Sistema del Tirreno Centrale ha già messo a disposizione un importante plafond di 1,5 miliardi di euro per le aziende che presenteranno progetti di investimento a valere sulla ZES.

Una grande occasione dunque per un territorio che però dovrà essere in grado di presentare al Governo un Piano di sviluppo concreto, che mostri soprattutto quale sia la strategia per “riempire” di contenuti la ZES; una delle prime aree a decollare dovrebbe essere quella campana connessa all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale ma anche le ZES pugliesi sono in fase avanzata. I porti del Sud che già gestiscono il 50% del traffico totale dell’Italia sono chiamati a grandi sfide soprattutto in vista delle ambizioni che ha la Cina (e non solo Lei) nei confronti del Mediterraneo.

 

Il Barometro dell’Economia è la rubrica mensile de “Il Mattino” realizzata da SRM in collaborazione con il Banco di Napoli.

 

ARCHIVIO:

 

Condividi
Mobile version: Enabled