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Barometro Economia | Imprese, la Campania sul podio

L’articolo di agosto della rubrica “Il Barometro dell’Economia”  conferma il percorso di consolidamento del sistema delle imprese meridionali: sulla scia di analoghi risultati per gli anni precedente, il II trimestre 2018 si è chiuso con un saldo positivo di oltre 12mila imprese rispetto al trimestre scorso. Tale valore rappresenta il ben 38% del corrispondente dato nazionale (pari a 31.811) e per circa un terzo è localizzato nella sola Campania che mostra una crescita di 4.071 unità.

Pur se in rallentamento rispetto ai valori del 2017, i dati al II trimestre di quest’anno mostrano un saldo positivo: il risultato è determinato, in particolare, da un leggero aumento delle iscrizioni (si è passati dalle 33.530 del II trimestre 2017 alle 33.660 del II trimestre 2018) che hanno in parte colmato il dato sulle cessazioni. Quest’ultimo fenomeno, che appare in aumento, rappresenta al contempo un segnale di allerta sulle dinamiche attuali della ripresa complessiva nel nostro Paese.

In ogni caso, tutte le regioni del Mezzogiorno e d’Italia mostrano un saldo positivo con la Campania al terzo posto nella graduatoria nazionale.

Importante è, quindi, l’incremento delle nuove aperture che, è bene sottolinearlo, sono localizzate per oltre il 36% nelle regioni del Mezzogiorno. E sembra evidente che, nonostante le incertezze del quadro economico, si continua ancora a credere nel “fare impresa” e, di conseguenza, diventa sempre più importante sostenere le nuove iniziative.

Occorre sottolineare che, soprattutto in alcuni settori, è in corso un processo di progressivo rafforzamento del tessuto produttivo verso formule organizzative meglio strutturate e l’inversione di tendenza riguarda in particolare le società di capitali che mostrano un segnale evidente.

Tale tendenza ad orientarsi verso forme più evolute di impresa dipende anche dal crescente interesse del sistema imprenditoriale verso gli altri mercati, anche perché la forma di società di capitali appare più attrattiva per i nuovi imprenditori giacché si amalgama meglio ad un percorso di crescita di business.

Se si guarda alle sole imprese attive, per le società di capitali meridionali, si registra un tasso di crescita del 6,6% contro un +4,5% a livello nazionale; si tratta di performance notevoli, soprattutto se si considera che per il totale delle imprese il tasso di crescita è dello 0,5% (in Italia +0,1%).

La Campania, che rappresenta il 35% di tutte le società di capitali meridionali, va anche oltre le medie registrando un incremento del 6,7% (+1,3% per il totale imprese).

Il Mezzogiorno si caratterizza, inoltre, per una importante presenza di contratti di rete. Questa forma di aggregazione tra imprese è presente su tutto il territorio nazionale coinvolgendo oltre 29.400 imprese e, di queste, quasi il 25% è localizzato al Sud (6.920 unità a giugno 2018). La Campania è la regione meridionale maggiormente vocata alla collaborazione tra aziende con 1.926 realtà coinvolte.

I numeri, quindi, parlano chiaro e i segnali della ripresa sono evidenti. L’aumento delle unità imprenditoriali, l’irrobustimento del tessuto produttivo e una considerevole apertura alla collaborazione sono i tre pilastri su cui si basa l’attuale processo di rivitalizzazione del sistema imprenditoriale del Mezzogiorno. Un sistema formato, tra l’altro, da grandi eccellenze che esprimono appieno le capacità e la forza del territorio. Tale percorso va ovviamente sostenuto affinché diventi stabile e duraturo; il potenziale imprenditoriale del Mezzogiorno è notevole e ci sono tutte le premesse per trasformare questa potenzialità in effettiva realtà.

 

Il Barometro dell’Economia è la rubrica mensile de “Il Mattino” realizzata da SRM in collaborazione con il Banco di Napoli.

 

ARCHIVIO:

 

Rassegna Stampa | A Milano il workshop sulla ZES campana

Rilevante richiamo sulla stampa nazionale e locale ha avuto il workshop Intesa Sanpaolo-Banco di Napoli che si è svolto il 27 luglio a Milano. L’obiettivo è stato quello di presentare alle aziende italiane ed europee le opportunità di sviluppo offerte dalla ZES (Zona Economica Speciale) della Campania.

Gli studi di SRM hanno mostrato come le ZES possono avere, una volta avviate a regime, un importante impatto sul territorio; in particolare su indicatori come il traffico portuale dei container che è una proxy del commercio internazionale. Da una stima effettuata su un panel di ZES estere dotate di scali efficienti, ad esempio Tanger Med in Marocco e Mersin in Turchia, è emerso un aumento dell’interscambio tramite container dell’8-9% annuo in un decennio, si pensi che in Italia solo nell’ultimo biennio questo dato è dello 0,7-0,8%. Questo vuol dire che questi strumenti se ben strutturati possono dare, nel medio-lungo termine, un contributo notevole allo sviluppo economico imprenditoriale ed infrastrutturale di un’area.

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zes-milano

ZES Campania | A Milano per illustrare alle aziende le opportunità di sviluppo

Milano, 27 luglio 2018 – Le aziende italiane export-oriented che vorranno investire nella ZES della Campania avranno nuove e importanti opportunità sia attraverso i supporti finanziari messi a disposizione da Intesa Sanpaolo sia grazie all’agevolato regime fiscale dovuto al credito d’imposta e alle semplificazioni amministrative e doganali della ZES, la Zona Economica Speciale della Campania. Queste le principali opportunità illustrate in un workshop che si è svolto oggi a Milano organizzato da Intesa Sanpaolo e della controllata Banco di Napoli. All’incontro hanno partecipato Francesco Guido, direttore generale del Banco di Napoli e direttore regionale di Intesa Sanpaolo per Basilicata, Calabria, Campania e Puglia, Pietro Spirito, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale (ADSP) del Mar Tirreno Centrale, Teresio Testa, responsabile Direzione Sales & Marketing Imprese di Intesa Sanpaolo e Alessandro Panaro, responsabile “Maritime & Mediterranean Economy” di SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno).

Programma Convegno Milano

Comunicato stampa

Nota Stampa

Rassegna Stampa

Delibera della Giunta Regionale n. 175 del 28.03.2018

Relazione Alessandro Panaro

Relazione Pietro Spirito

Il Banco di Napoli e l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale, alla fine dell’anno scorso hanno firmato un accordo per assistere finanziariamente le imprese assegnatarie di appalti per le opere Portuali mediante l’anticipazione dei crediti certificati e gli altri supporti finanziari correlati all’impianto dei cantieri. L’accordo inoltre prevede: soluzioni di consulenza, anche attraverso i desk specializzati del gruppo Intesa Sanpaolo, alle imprese candidate quali investitori nelle Zone Economiche Speciali, per l’elaborazione dei piani di investimento e della finanza di progetto necessarie; una relazione di lungo periodo e di stretta collaborazione con le ADSP per sostenere le imprese che attorno ai sistemi portuali realizzeranno lavori di riqualificazione e potenziamento, nuovi insediamenti con nuovi posti di lavoro, crescita dei sistemi logistici a beneficio dei settori economici circostanti. L’obiettivo è sostenere la mission delle nuove ADSP del Mezzogiorno perché garantiscano al sistema manifatturiero italiano e del Meridione nuove e potenziate capacità di intercettare flussi commerciali internazionali. Per questi accordi il Banco di Napoli ha già messo a disposizione un plafond di 1,5 miliardi di euro”.

Le imprese che investiranno nella ZES avranno: procedure semplificate per adempimenti burocratici e per l’accesso alle infrastrutture; credito di imposta in relazione agli investimenti effettuati fino ad un massimo di 50 milioni di euro per ogni progetto di investimento. Le aziende dovranno però mantenere l’attività nella ZES per almeno 7 anni. Fondamentale sarà il supporto degli enti pubblici territoriali e locali che dovranno contribuire a snellire in modo importante gli adempimenti burocratici ed amministrativi per le imprese. Importante anche la connessione tra le iniziative imprenditoriali ed il porto; le ZES sono ideate per favorire l’attrazione di investimenti che mettano a sinergia la logistica con il sistema manifatturiero. Le imprese avranno la possibilità di poter contare su una portualità diffusa ed al pieno servizio delle aree interessate.

L’Autorità di Sistema Portuale (ADSP) del Mar Tirreno Centrale ha conseguito nell’ultimo anno importanti risultati in termini di traffico:

in Italia per Ro-Ro (Roll-on Roll-off, le navi per il trasporto dei mezzi gommati) con 13,7 milioni di tonnellate;

per rinfuse solide (merci o carico non imballati) con 6,3 milioni di tonnellate;

4 per traffico container con 964mila TEU (acronimo di Twenty-foot equivalent unit, misura standard dei container ISO);

per traffico complessivo con 37,4 milioni di tonnellate.

 

Le risorse finanziarie pubbliche complessivamente messe a disposizione ad ora ammontano a poco più di 200 milioni di euro.

 

Teresio Testa, responsabile Direzione Sales & Marketing Imprese di Intesa Sanpaolo: Le ZES rappresentano un’opportunità di investimento che consente di razionalizzare la produzione e la logistica delle aziende ponendole in condizioni di prossimità alle aree portuali e quindi ai mercati di sbocco. In altre nazioni le ZES hanno rappresentato un grande volano di sviluppo che può essere misurato sia in ottica di convenienza individuale che in prospettiva di sistema economico complessivo e l’interesse manifestato dagli operatori internazionali alle ZES italiane è una conferma dei valori potenziali sottesi. In questo senso vogliamo essere collegamento tra le imprese del Nord e del Mezzogiorno, sostenendo il business con tutti gli strumenti bancari che abbiamo a disposizione e in linea con il nostro piano di impresa. Intesa Sanpaolo, con il forte e convinto sostegno all’iniziativa, tanto finanziario quanto non finanziario, ribadisce il suo ruolo di supporto evoluto a tutte le iniziative che possono generare un salto qualitativo della crescita economica italiana”.

Pietro Spirito, presidente Autorità di Sistema Portuale del Tirreno Centrale: “La ZES campana può costituire un catalizzatore per far ripartire gli investimenti manifatturieri, potendo contare non solo sugli incentivi alla localizzazione, ma anche su condizioni logistiche che favoriscono la competitività nelle connessioni con i mercati internazionali. Per il successo di questo nuovo strumento di politica industriale sarà necessario un lavoro di squadra, che deve coinvolgere istituzioni, imprenditori, forze sociali, operatori finanziari. La zona economica speciale deve essere un ecosistema capace di attrarre investimenti produttivi, superando le difficoltà di contesto che hanno sinora caratterizzato le regioni meridionali”.

Alessandro Panaro, responsabile “Maritime & Mediterranean Economy” di SRM: “I nostri studi hanno mostrato come le ZES possano avere, una volta avviate a regime, un importante impatto sul territorio; in particolare su indicatori come il traffico portuale dei container che è una proxy del commercio internazionale. Da una stima effettuata su un panel di ZES estere dotate di scali efficienti, ad esempio Tanger Med in Marocco e Mersin in Turchia, è emerso un aumento dell’interscambio tramite container dell’8-9% annuo in un decennio, si pensi che in Italia solo nell’ultimo biennio questo dato è dello 0,7-0,8%. Questo vuol dire che questi strumenti se ben strutturati possono dare, nel medio-lungo termine, un contributo notevole allo sviluppo economico imprenditoriale ed infrastrutturale di un’area”.

Rassegna Stampa | Presentazione Check-up Mezzogiorno con Boccia, Pan, Deandreis e Buia

Il nuovo numero del Check-up Mezzogiorno  è stato presentato a Roma il 19 luglio da Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, Stefan Pan, Vicepresidente di Confindustria, Massimo Deandreis, Direttore Generale di SRM, e Gabriele Buia, Presidente ANCE.

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Presentato il Check-up | Confindustria-SRM | Roma, 19 luglio 2018

CkSi è svolta a Roma la presentazione del numero di luglio del Check-up Mezzogiorno, il rapporto curato da Confindustria ed SRM dedicato alla lettura contingente dell’economia italiana e del Mezzogiorno, con uno sguardo alla tendenza ed alle evoluzioni.

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Comunicato Stampa (italiano)

Comunicato Stampa (inglese)

Rassegna Stampa

Presentazione a cura di Massimo Deandreis

 

Confindustria-SRM – Continua la risalita: puntare sulle imprese e sulle risorse per la coesione per il rilancio delle infrastrutture

L’economia del Mezzogiorno prosegue nella sua lenta ma costante risalita che ha caratterizzato gli ultimi due anni: i segnali positivi restano prevalenti, ma il ritmo con cui i valori pre-crisi vengono recuperati è ancora contenuto, anzi si registra qualche rischio di rallentamento. Cosi, il Check Up Mezzogiorno di luglio 2018, tradizionale studio curato da Confindustria e SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Centro Studi del Gruppo Intesa Sanpaolo) fotografa la situazione socio economica e produttiva delle regioni meridionali.
Per il secondo anno consecutivo, tutti e cinque gli indicatori che compongono l’Indice Sintetico dell’Economia meridionale elaborato da Confindustria e SRM (relativi a ricchezza prodotta, livelli occupazionali, numero delle imprese, export e investimenti) sono positivi. L’Indice registra un’accelerazione nel 2017 (+15 punti), ma rimane ancora di 40 punti al di sotto del valore pre-crisi del 2007.
Il PIL 2017 conferma la previsione di una moderata crescita (+1,4%), che consente al Mezzogiorno di tenere il passo con il resto del Paese: la fiducia si mantiene elevata, e le previsioni per il 2018 (+1,1%) confermano tale tendenza, ma con un andamento leggermente più contenuto. I principali segnali di vitalità vengono dalle imprese il cui numero continua ad aumentare (9.000 in più). Cresce il numero delle imprese in rete (sono ormai quasi 7.000) e quello delle Start Up Innovative (oltre 2.100). Alle 190 mila imprese giovanili, iniziano ad aggiungersi quelle finanziate da “Resto al Sud”, il nuovo strumento di promozione d’impresa per i giovani meridionali con oltre 3.500 domande di incentivo presentate in pochi mesi.
Resta moderatamente positivo anche l’andamento dell’export (+3,7% nel primo trimestre 2018), grazie ai settori mezzi di trasporto e agroalimentare, ma la sua crescita non è sufficiente ad invertire il dato di una bilancia commerciale sfavorevole. Ciò nonostante, i risultati, in termini di incremento del valore aggiunto, sono migliori per le aziende meridionali rispetto a quelli del resto del Paese, in particolare nell’industria in senso stretto (+4,4%). Elementi positivi ma anche possibili criticità caratterizzano il credito: migliora l’affidabilità creditizia e per la prima volta tornano a calare in maniera robusta le sofferenze, scese in un anno di circa ¼. Calano in maniera altrettanto brusca anche gli impieghi, segno di una tendenza strutturale alla selettività degli affidamenti ma anche di un’offerta di credito che, a dieci anni dall’inizio della crisi, stenta a seguire la domanda, in particolare quella delle imprese.
Segnali in chiaroscuro vengono dal lavoro. Rispetto ad un anno fa, si registrano circa 60 mila occupati in più, ma non sono omogeneamente distribuiti sul territorio meridionale: un giovane meridionale su due non lavora, e oltre 1/3 di loro non lavora e non studia. I posti di lavoro da recuperare rispetto ai livelli pre-crisi sono ancora 400 mila, e il disagio sociale resta dunque elevato, così come l’incidenza della povertà (19,7%).
Minore ricchezza disponibile significa minori consumi, cosicché la spesa media mensile delle famiglie meridionali è di 800 euro più bassa di quella delle famiglie del Nord: sensibilmente più bassa è, in particolare, la spesa per trasporti, per la salute, per spettacoli e cultura.
Ancora dal lato delle imprese, invece, gli investimenti in impianti e attrezzature tornano a crescere (in particolare nell’industria, +40%), sostenuti da efficaci strumenti di agevolazione come il credito d’imposta per gli investimenti Sud, che grazie a 2,2 miliardi di incentivo ha promosso investimenti per 6,4 miliardi di euro, pur restando ben lontani dai livelli pre-crisi.
Gli investimenti strumentali crescono anche nell’edilizia (+17,2%), che resta però il settore dell’economia meridionale che più ha sofferto gli effetti della crisi, avendo perduto oltre 26 mila aziende, in particolare nella classe tra 10 e 49 addetti, nella quale una impresa su due ha chiuso i battenti. Le imprese rimaste sul mercato sono più solide e profittevoli, ma i segnali positivi restano molto deboli (nel 2016 il numero delle imprese cresce solo dello 0,4%). Lo scenario è penalizzato da una spesa pubblica per investimenti che resta ai minimi degli ultimi anni (dai 22 miliardi di euro l’anno del 2009 ai 13 stimati per il 2016), sia per problemi di finanza pubblica, sia per difficoltà amministrative e di capacità progettuale.
Ancora basso è, in particolare, il contributo della spesa della politica di coesione, comunitaria e nazionale. Entro fine anno, la spesa dei fondi europei da certificare al Sud ammonta a 3,4 miliardi, ma la spesa effettiva è ancora ferma a poco meno di 1 miliardo di euro.
L’accelerazione dell’utilizzo delle risorse nazionali e comunitarie per la coesione è dunque fondamentale per accompagnare i segnali di vitalità delle imprese, migliorando la competitività delle regioni meridionali (tutte nella parte bassa della classifica europea).
Un robusto investimento infrastrutturale potrà infatti consentire non solo di ridurre i divari e costruire occasioni di lavoro e di crescita, ma al tempo stesso, favorire la ripresa del comparto delle costruzioni, l’ultimo ad agganciare la ripresa.
Per superare le difficoltà che ostacolano tale accelerazione, è necessario uno sforzo straordinario per rafforzare le competenze della Pubblica Amministrazione del Mezzogiorno, salvaguardando gli strumenti che hanno dato buona prova di sé, e ponendo di nuovo la questione industriale al centro dell’azione economica per il Sud.

Economia del Mare | SRM in Sardegna con Intesa Sanpaolo

Cagliari, 6 luglio 2018 – Il sistema dei porti sardi nel 2017 ha gestito 48,8 milioni di tonnellate di merci rappresentando il 10% del totale nazionale e nel segmento del RO-RO (Roll-on Roll-off, le navi per il trasporto dei mezzi gommati) gli scali sardi sono tra le eccellenze italiane registrando un aumento dell’8% nel 2017 rispetto all’anno precedente. Inoltre nel 2017 oltre 430 mila crocieristi (+67% sul 2016) sono sbarcati in Sardegna e, in particolare nel Porto di Cagliari, le crociere garantiscono passeggeri tutto l’anno. Se si aggiunge che la Sardegna ha un valore aggiunto generato dal totale dei settori connessi all’economia del Mare pari a 1,6 miliardi di euro, il 5,3% del totale del valore aggiunto del territorio, e che oltre 600 imprese fanno parte del cluster marittimo si comprende facilmente quale importanza e quale potenziale ulteriore sviluppo il settore può assicurare alla crescita economica della Sardegna.

Proprio su queste considerazioni Intesa Sanpaolo, in collaborazione con SRM, da alcuni anni promuove, in Sardegna come in altre regioni italiane, un appuntamento annuale dedicato all’Economia del Mare come opportunità di sviluppo del territorio.

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L’incontro, svoltosi oggi, nella Sala Convegni Terminal Polifunzionale Molo Ichnusa di Cagliari, è stato aperto dagli interventi di Massimo Deandreis, direttore generale SRM, Pierluigi Monceri, direttore regionale Lazio, Sardegna e Sicilia Intesa Sanpaolo, Massimo Deiana, presidente Autorità di Sistema Portuale Mare di Sardegna, Francesco Pigliaru, presidente Regione Autonoma della Sardegna (TBD). E’ seguita una tavola rotonda, moderata da Giuseppe Deiana, giornalista de L’Unione Sarda, su “Il sistema portuale della Sardegna: novità e prospettive” che ha visto tra i discussant Maurizio De Pascale, presidente Camera di Commercio Industria e Artigianato di Cagliari, Alberto Scanu, presidente Confindustria Sardegna, Giancarlo Acciaro, presidente Associazione Agenti Marittimi della Sardegna, Antonio Musso, Ceo – Grandi Trasporti Marittimi, Alessandro Panaro, responsabile Area Maritime Economy SRM.

 

Massimo Deiana, presidente Autorità di Sistema Portuale Mare di Sardegna: “L’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna è particolarmente lieta di ospitare l’evento di presentazione del rapporto annuale Italian Marittime Economy  2018  di SRM. Si tratta di un appuntamento molto importante divenuto piacevolemente consueto ed atteso da tutto il cluster marittimo La sinergia con SRM è una grande opportunità per la portualità sarda per approfondire temi di grande attualità decisivi per la crescita dei traffici commerciale dell’isola”

Pierluigi Monceri, direttore regionale di Intesa Sanpaolo: “I dati presentati da Srm, sia quelli relativi alla consistenza della Sardegna nel settore, sia quelli che ci raccontano come lo scenario mondiale degli scambi commerciale e dei trasporti veda il Mediterraneo sempre più protagonista, ci spronano a promuovere ogni iniziativa che possa dare concreto sviluppo all’attività dei porti e dell’indotto che in un’isola devono essere centrali sia per il turismo sia per offrire alle imprese i canali di sbocco per il loro export.”

Massimo Deandreis, direttore generale SRM: “I nostri studi mostrano un’ancora maggiore centralità del Mediterraneo rispetto agli scenari marittimi globali; il canale di Suez fa registrare tassi di crescita a doppia cifra e il numero di navi che transitano per il Mare nostrum è in costante aumento (+24% sul 2012). Tutto ciò si traduce in un sicuro aumento delle opportunità di sviluppo nella misura in cui sapremo attrarre traffici e migliorare ancora di più la qualità dei servizi offerti dal nostro sistema portuale. Le Zone Economiche Speciali se ben strutturate possono essere un’utile strumento per attirare investitori e per rafforzare le sinergie tra il porto e il sistema industriale del territorio, in particolare per la Sardegna dove l’economia marittima è forte e già produce oltre un miliardo e mezzo di valore aggiunto e 11 miliardi di import-export. Occorre quindi velocizzare l’attuazione delle ZES e stimolare sempre le imprese a internazionalizzare e ricercare nuovi mercati di sbocco per dare così l’opportunità agli scali di trovare nuovi ritmi di crescita e incrementare i volumi di merci, non solo container ma anche Ro-Ro e rinfusieri.”

 

Sintesi dello Studio di SRM

Traffico Merci e Passeggeri

Il sistema dei porti sardi (Cagliari, Olbia, Porto Torres, Oristano, Golfo Aranci, Porto Vesme e S.Teresa di Gallura) nel 2017 ha gestito 48,8 milioni di tonnellate di merci; esso rappresenta il 10% del totale nazionale.

Nel segmento del RO-RO gli scali sardi sono tra le eccellenze italiane; con quasi 10,6 milioni di tonnellate l’isola rappresenta il 10% del totale Italia. Il traffico ha registrato un aumento dell’8% nel 2017 rispetto all’anno precedente.

I traffici più importanti del Porto di Cagliari sono le rinfuse (il 70%) e i container (il 14% pari a 5 milioni di tonnellate). Cagliari, con 40 milioni di tonnellate di merci, è il 3° porto in Italia. È il 2° porto Oil in Italia; tali prodotti rappresentano il 73% del totale delle merci gestite dallo scalo.

Per numero di passeggeri, i porti sardi rappresentano il 12% del totale Italia con 6,2 milioni di persone; il Porto di Cagliari ha gestito 725 mila passeggeri (+25% sul 2016).

Nel 2017 oltre 430 mila crocieristi (+67% sul 2016) sono sbarcati in porto. In particolare nel Porto di Cagliari le crociere garantiscono passeggeri tutto l’anno: quasi la metà sono concentrati nei mesi non estivi. Il dato riveste particolare importanza in quanto la destagionalizzazione delle crociere è un segnale positivo per il territorio e in particolare per la Sardegna che globalmente presenta ancora un turismo principalmente balneare. Anche nel settore delle crociere gli scali sardi hanno intrapreso un percorso di sviluppo con prospettive interessanti nel segmento luxury.

Imprese, valore aggiunto, Import ed Export

La Sardegna ha un valore aggiunto generato dal totale dei settori connessi all’economia del Mare pari a 1,6 miliardi di euro, il 5,3% del totale del valore aggiunto del territorio. Con oltre 600 imprese del cluster marittimo, è 7° in Italia (7% del totale nazionale).

Il trasporto marittimo è fondamentale per l’internazionalizzazione dell’economia della Sardegna:

  • Il 97% dell’import-export del territorio avviene con il mezzo navale (in Italia il 38%), si tratta di 11,3 miliardi di euro (+32%). Per l’88% del totale si tratta di scambi legati a prodotti Oil & Gas, Coke e raffinati.
  • La destinazione principale servita dall’import-export sardo è l’Area Mena con il 52% del totale.

 

Diporto Nautico

Con quasi 17.500 posti barca la Sardegna è la 3° regione italiana, dopo la Liguria e la Toscana, per numero di posti barca con un peso dell’11% sul totale nazionale e un peso del 25% del Mezzogiorno ed è 3°anche per posti barca oltre i 24m considerate imbarcazioni ad elevato valore aggiunto.

La spesa di queste unità, nelle acque italiane, è stata stimata in 209 milioni di euro (stima basata su un campione di 1.200 unità in transito, per una permanenza media di 3,8 giorni e con una spesa media giornaliera di 8.900 euro).

La nautica da diporto, ha un ottimo moltiplicatore di occupazione: infatti un occupato nel settore genera altri 6,4 occupati nel sistema economico. Un euro speso, ne attiva 4 nell’economia.

 

Energy

Il GNL (Gas Naturale Liquefatto) può rappresentare la nuova frontiera dell’Energy. L’uso del GNL, difatti è più sostenibile del petrolio.

Entro il 2021 la Sardegna si propone di essere un punto di riferimento per il GNL con iniziative ad Oristano e Cagliari.

L’obiettivo è di intercettare maggiori quote di traffico nel Mediterraneo offrendo opportunità di bunkering (rimessaggio e rifornimento) di GNL.

 

ITALIA

In Italia cresce la componente internazionale del nostro trasporto marittimo. Nel 2017 l’import-export via mare ha sorpassato i 240 miliardi, un aumento del 12,4% sull’anno precedente. Il 38% degli scambi commerciali italiani in valore avviene via mare. Questa percentuale sorpassa il 70% se consideriamo il dato in quantità. La Cina è uno dei nostri maggiori partner in termini di import-export marittimo; nel 2017abbiamo avuto un interscambio pari a quasi 30 miliardi di Euro.

I porti italiani nel 2017 sorpassano il mezzo miliardo di tonnellate; importanti i risultati nel segmento RO-RO che segna 107 milioni e +8,5% sul 2016 si tratta di un vero e proprio record considerando l’ultimo decennio.

Buona performance nelle rinfuse liquide, importante proxy della componente energetica dei porti, dove ci attestiamo su 188 milioni con una crescita del +3,3%. Stabili altri tipi di traffico; sui container ancora non riusciamo a dare la spinta decisiva al dato che ci vede “ancorati” ai 10 di Teus ormai da anni.

L’Italia è il primo Paese nell’UE28 per trasporto di merci in Short Sea Shipping (trasporto a corto raggio) nel Mediterraneo, con 218 mln di tonnellate di merci trasportate (quota di mercato 36%).

L’Italia, per la sua posizione geografica e per la sua dotazione logistica e portuale può rivestire un ruolo di primo piano nella Belt & Road Initiative. Numerosi scali italiani ospitano rotte interessate da Medio e Estremo Oriente. In particolare l’Italia vanta la presenza di 8 scali che accolgono le grandi alleanze navali strategiche per un totale di 29 servizi regolari; 6 di questi scali sono interessati dalla Ocean Alliance che vanta la presenza della Cosco (compagnia di Stato Cinese).

Le stime nel medio-lungo periodo prevedono un incremento medio annuo del 3,2% tra il 2017 e il 2022, che riguarderà tutti i segmenti del trasporto marittimo ma, in particolare, il traffico container e le rinfuse solide.

 

LO SCENARIO INTERNAZIONALE

Suez registra crescite “record”. Il Canale ha chiuso il 2017 con 909 milioni di tonnellate transitate e 17.550 navi con un aumento del +11% sul 2016. È aumentato del 20% il traffico nella direzione Nord-Sud (che rappresenta il 52,6% del totale traffico merci del canale) mentre è praticamente stabile quello nella direzione opposta (+3%).

Nella direzione Nord-Sud del Canale permane il Sud Est Asiatico la prima regione di destinazione delle Merci in transito con il 27% del totale. Nella direzione opposta invece prevale l’area North, West Europe & UK con il 30% del totale.

L’analisi per origine delle merci vede prevalere nella direzione Nord-Sud l’area North, West Europe & UK con il 21,6% del totale; nella direzione opposta prevale il Sud Est Asiatico con il 35,6% ed a seguire il Golfo con il 34,8%.

Cresce di 6 volte il traffico container nel Mediterraneo negli ultimi 20 anni. È cresciuto del 500%; i primi 30 porti del Mediterraneo hanno raggiunto e superato la soglia dei 50 milioni di TEUs (53 in totale), nel 1995 erano 9 milioni.

Nel Mediterraneo 19 porti hanno superato la soglia del milione di TEU. Cresce il ruolo degli scali del Sud Med e del Nord Med rispetto al Nord Europa nel mercato containerizzato: dal 2008 ad oggi il Nord Europa perde 6 p.p. (quota di mercato attuale 40%) mentre il Med guadagna 5 p.p. (quota di mercato attuale 41%).

Secondo il Liner Shipping Connectivity Index dell’Unctad gli scali del Sud Mediterraneo (Nordafrica e Turchia) dal 2004 ad oggi hanno quasi notevolmente ridotto il gap competitivo con i porti del Nord Mediterraneo. L’indicatore riporta un divario che nel 2004 era appunto di 26 punti ed oggi solo di 6. Il gap si è ridotto di 20 punti anche nei confronti del Northern Range passando da 50 a 28 basis point.

 

 

Per informazioni
Intesa Sanpaolo
Ufficio Stampa Centro Sud
stampa@intesasanpaolo.com

4 Luglio, Napoli, si discute di valore economico della illegalità

locandina CAPUT MUNDI Tennis Club NapoliMercoledì 4 luglio alle ore 18, in occasione della presentazione del libro di Maurizio Castagna “Montelepre caput mundi”, si terrà presso il Tennis Club di Napoli un dibattito sul valore economico dell’illegalità.

Tra gli speaker Massimo Deandreis, Direttore Generale di SRM, Marco Musella, Docente Economia Politica dell’Università Federico II, Franco Roberti, Assessore alla Sicurezza della Regione Campania, e Isaia Sales, Docente di Storia della Criminalità organizzata del Suor Orsola Benincasa

Clicca qui per scaricare l’invito/programma

 

 

Banco di Napoli: successo del workshop ZES del 2 luglio con oltre cento aziende

Napoli, 2 luglio 2018 – Svoltosi con successo il workshop organizzato dal Banco di Napoli, Gruppo Intesa Sanpaolo, per illustrare alle oltre cento aziende intervenute tutte le agevolazioni e i supporti finanziari messi in campo dalla banca per favorire lo sviluppo delle Zes, le Zone Economiche Speciali della Campania. All’incontro hanno partecipato Francesco Guido, direttore generale del Banco di Napoli e direttore regionale di Intesa Sanpaolo per il Sud, Pietro Spirito, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, Alessandro Panaro, responsabile “Maritime & Mediterranean Economy” di SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno), Clelia Buccico, professore Associato di Diritto Tributario all’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Il 27 luglio, a Milano, un altro incontro sarà rivolto alle aziende clienti di Intesa Sanpaolo del Centro-Nord e dell’Europa.

Comunicato stampa

Delibera della Giunta Regionale n. 175 del 28.03.2018

Relazione Alessandro Panaro

Relazione Pietro Spirito

Intervista a Francesco Guido (Il Mattino – 30.6.2018)

 

Il Banco di Napoli e l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale, alla fine dell’anno scorso hanno firmato un accordo per assistere finanziariamente le imprese assegnatarie di appalti per le opere Portuali mediante l’anticipazione dei crediti certificati e gli altri supporti finanziari correlati all’impianto dei cantieri. L’accordo inoltre prevede soluzioni di consulenza, anche attraverso i desk specializzati del gruppo Intesa Sanpaolo, alle imprese candidate quali investitori nelle Zone Economiche Speciali, per l’elaborazione dei piani di investimento e della finanza di progetto necessarie. L’accordo consente una relazione di lungo periodo e di stretta collaborazione con le ADSP per sostenere le imprese che attorno ai sistemi portuali realizzeranno lavori di riqualificazione e potenziamento, nuovi insediamenti con nuovi posti di lavoro, crescita dei sistemi logistici a beneficio dei settori economici circostanti. L’obiettivo è sostenere la mission delle nuove ADSP del Mezzogiorno perché garantiscano al sistema manifatturiero del Meridione nuove e potenziate capacità di intercettare flussi commerciali internazionali, ampliando così i mercati di sbocco dei prodotti e delle eccellenze territoriali per trattenere, nel PIL del Mezzogiorno, quanto più valore aggiunto possibile. Per questi accordi il Banco di Napoli ha già messo a disposizione un plafond di 1,5 miliardi di euro”.

Pietro Spirito, presidente della ADSP del Tirreno Centrale: “La ZES campana può costituire un catalizzatore per far ripartire gli investimenti manifatturieri, potendo contare non solo sugli incentivi alla localizzazione, ma anche su condizioni logistiche che favoriscono la competitività nelle connessioni con i mercati internazionali. Per il successo di questo nuovo strumento di politica industriale sarà necessario un lavoro di squadra, che deve coinvolgere istituzioni, imprenditori, forze sociali, operatori finanziari. La zona economica speciale deve essere un ecosistema capace di attrarre investimenti produttivi, superando le difficoltà di contesto che hanno sinora caratterizzato le regioni meridionali”.

Francesco Guido direttore generale Banco di Napoli e direttore regionale Intesa Sanpaolo:Le Zone Economiche Speciali rappresentano un’importante occasione di sviluppo dell’economia meridionale. Si tratta di un provvedimento in parte fondato su uno schema di incentivazione già utilizzato nel passato – quello del credito di imposta, in questo caso fino a 50 milioni di euro per ogni investimento – ma che è più significativamente incentrato sulla valorizzazione di una risorsa oggettiva del territorio, ovvero la portualità e la sua naturale proiezione verso il nord Africa e, attraverso il canale di Suez, verso i traffici con l’Asia. Non è una novità di poco conto perché, proprio traendo spunto dalle lezioni del passato, è auspicabile che il fattore decisivo di attrazione non sia quello dell’incentivazione fiscale, ma sia rappresentato invece proprio dalla riscoperta delle caratteristiche morfologiche e culturali del territorio. Disporre di porti come quello di Napoli e come quelli delle altre regioni meridionali, in un mare dove transita il 20% dei traffici mondiali, è un’evidenza assoluta che può rappresentare una leva di crescita molto importante se intorno a queste aree portuali si insediano le attività produttive che traggono beneficio da tale prossimità. È per questo fondamentale che il credito fiscale rappresenti il mezzo e non il fine, che diventi cioè pungolo di riflessione per visioni più ampie che valorizzino, dopo l’oggettività dei porti, anche l’oggettività delle nostre migliori tradizioni manifatturiere ed economiche.”

Le imprese che investiranno nelle Zes in Italia potranno avere: procedure semplificate per adempimenti burocratici e per l’accesso alle infrastrutture; credito di imposta in relazione agli investimenti effettuati pari al 50% per ogni progetto di investimento. Le aziende dovranno però mantenere l’attività nella Zes per almeno 7 anni. Fondamentale sarà il supporto degli enti pubblici territoriali e locali che dovranno contribuire a snellire in modo importante gli adempimenti burocratici ed amministrativi per le imprese. Importante anche la connessione tra le iniziative imprenditoriali ed il porto; le Zes sono ideate per favorire l’attrazione di investimenti che mettano a sinergia la logistica con il sistema manifatturiero. Diventerà importante la presentazione da parte degli organi preposti a gestire la Zes di un Piano di Sviluppo Strategico che preveda le aree interessate, gli incentivi ed i settori da agevolare. Le risorse finanziarie pubbliche complessivamente messe a disposizione ad ora ammontano a poco più di 200 milioni di euro.

 

Sintesi ZES – Zona Economica Speciale

Le Zes in Italia sono state istituite con L. 3 agosto 2017 n 123. Esse sono zone geograficamente delimitata e chiaramente identificata situata entro i confini dello stato costituita da aree adiacenti purché presentino nesso economico funzionale e che comprendano un’area portuale”.

Solo le regioni del Mezzogiorno possono presentare proposta di Zes ubicate dove siano presenti aree portuali.

Requisiti di base della ZES previste dal “Decreto Mezzogiorno”

  1. Essere in una Regione del Mezzogiorno;
  2. Comprendere almeno un’area portuale interessata dalla rete transeuropea dei trasporti;
  3. Prevedere incentivi in relazione alla natura incrementale degli investimenti delle imprese;
  4. Avere un PSS – Piano di Sviluppo Strategico;
  5. Specificare (eventuali) accordi o convenzioni quadro con banche ed intermediari finanziari;
  6. Avere il Soggetto per l’Amministrazione denominato “Comitato di Indirizzo” identificato.

Le imprese che investiranno nelle Zes in Italia:

  • Avranno procedure semplificate per adempimenti burocratici e per l’accesso alle infrastrutture;
  • Avranno un credito di imposta in relazione agli investimenti effettuati per l’acquisto di beni strumentali nuovi acquistati entro il 31 dicembre 2020, nella misura massima di 50 milioni. Stanziamento: 25 milioni di euro nel 2018; 31,25 milioni di euro nel 2019 e 150,2 milioni di euro nel 2020.
  • Dovranno mantenere l’attività nella Zes per almeno 7 anni.

 

La Zona Economica speciale in Campania

Settori

Possono investire, nelle aree previste, settori manifatturieri import e export oriented.

Devono essere imprese che hanno proiezione internazionale via marittima.

 

Dimensione e fatturato delle imprese

– Non previsti limiti.

 

 Zone con ambiti settoriali previsti

Zona Settori Manifatturieri
Area Industriale napoli Est alimentare abbigliamento
Area Bagnoli Coroglio alimentare abbigliamento
Consorzio Asi Napoli – Agglomerato Nola Marigliano automotive aeronautica abbigliamento
Consorzio Asi Napoli – Agglomerato Pomigliano D’Arco chimica metalmeccanica abbigliamento
Consorzio Asi Napoli – Agglomerato Acerra chimica metalmeccanica abbigliamento
Consorzio Asi Napoli – Caivano metalmeccanica alimentare
Consorzio Asi Napoli – Casoria Arzano abbigliamento metalmeccanica packaging
Consorzio Asi Napoli – Agglomerato Foce Sarno cantieristica navale metalmeccanica
Consorzio Asi Caserta – Agglomerato Marcianise/San Marco chimica metalmeccanica alimentare elettronica
Consorzio Asi Caserta – Aversa Nord abbigliamento metalmeccanica alimentare
Consorzio Asi Caserta – Agglomerato Industriale Salerno alimentare chimica legno cartotecnica
Consorzio Asi Caserta – Agglomerato Industriale Battipaglia chimica metalmeccanica alimentare
Consorzio Asi Caserta – Agglomerato Industriale Fisciano/Mercato San Severino metalmeccanica alimentare chimica
Area PIP Nocera “Fosso Imperatore” alimentare metalmeccanica
Area PIP Sarno “Ingegno” alimentare metalmeccanica
Consorzio Asi Avellino – Agglomerato Valle Ufita chimica metalmeccanica alimentare
Consorzio Asi Benevento – Agglomerato Ponte Valentino metalmeccanica agro alimentare
Consorzio Asi Avellino – Agglomerato Calaggio metalmeccanica packaging
Consorzio Asi Avellino – Agglomerato Pianodardine automotive legno
Area Codola – Castel S. giorgio agro alimentare

 

 

Il valore delle principali filiere produttive campane

La Zona Economica speciale darà un ruolo di primaria importanza al sistema portuale campano che sarà catalizzatore di investimenti e coordinatore di sviluppo diffuso nella regione. Il meccanismo della ZES così come concepito darà impulso ad investimenti con il sostegno di incentivi finanziari e burocratici.

Si entra ora nella fase operativa dello strumento e quindi il porto con la collaborazione di tutti gli attori dello sviluppo del territorio sta effettuando un’azione intensa per mettere a conoscenza le imprese delle opportunità connesse ad investire nelle Zes.

In primo luogo le imprese avranno la possibilità di poter contare su una portualità diffusa ed al pieno servizio delle aree interessate l’Autorità di Sistema Portuale (ADSP) del Mar Tirreno Centrale infatti ha fatto segnare importanti risultati in termini di traffico, infatti riveste le seguenti posizioni:

in Italia  per Ro-Ro con 13,7 milioni di tonnellate (in crescita del 7,7% sul 2016);

per rinfuse solide con 6,3 milioni di tonnellate (+1,7% sul 2016);

per traffico container con 964mila TEU (in crescita a doppia cifra: +10,6% sul 2016);

AdSPper traffico complessivo con 37,4 milioni di tonnellate (+5,4 sul 2016).

 

Il sistema portuale è dunque il volano principale dell’economia campana e rappresenterà l’asse portante della ZES campana. La costituzione della ZES consentirà infatti di coniugare al meglio la potenzialità produttiva regionale con la logistica e la proiezione internazionale della regione.

Le realtà produttive che saranno individuate ed avranno priorità ad investire nella ZES saranno quelle maggiormente orientate alle esportazioni, in Campania in particolare  vi sono le filiere Agroalimentare, Abbigliamento-Moda, Automotive, Aeronautico e Bio-Farmaceutico (4A e Pharma) che assumono rilevanza non solo per il peso economico sull’economia interna e per il contributo al sistema economico meridionale, nazionale ed internazionale, ma anche per l’elevato effetto indotto che generano. Secondo gli studi di SRM:

  • Il 50% del valore aggiunto manifatturiero in Campania è infatti generato dalle filiere 4A e Pharma, mentre nel Mezzogiorno il 43,6% e in Italia il 31,2%. Si tratta di 4,3 mld di €, il cui peso sul dato nazionale è del 5,9% mentre su quello meridionale è del 34%. Si contano 11.839 unità locali, pari 29,4% del Mezzogiorno e 84,5 mila addetti, il 33,8% del dato meridionale.
  • Inoltre l’export di queste filiere è di 6.019 mln € con un peso sul dato meridionale (29%) e nazionale (3,9%) maggiore rispetto alla media manifatturiera (22,2% e 2,3%). Ciò dimostra la maggiore internazionalizzazione e, quindi, la maggiore partecipazione della Campania alla supply chain internazionale di queste produzioni.
  • Al contributo diretto della Campania alla forza del Made in Italy si aggiunge il contributo attraverso le “filiere lunghe” mediante il quale il territorio campano accresce la propria rappresentatività. Le esportazioni interregionali ammontano a 8.449,2 mln di euro (38,9% del Mezzogiorno e 5,4% dell’Italia), a fronte di 6.019 mln di export estero. Ciò significa che per ogni euro che va all’estero se ne aggiunge più di un altro (1,4) destinato nel resto del Paese. Le importazioni interregionali delle suddette 5 filiere campane ammontano invece a 13.360 mln di euro (il 25,7% del Mezzogiorno e l’8,6% dell’Italia).
  • Sono quindi filiere lunghe che si sviluppano da Nord a Sud e larghe, soprattutto per i mercati di destinazione che sono prevalentemente meridionali. Mentre in alcuni casi i legami riguardano specializzazioni produttive analoghe e complementari in termini di filiera, in altri la rilevanza della regione di arrivo delle merci è dettata dalla presenza di infrastrutture, come i porti, per l’esportazione. Un rafforzamento della logistica interna potrebbe peraltro evitare per alcune regioni l’utilizzo di porti extra-area.
  • Per effetto delle interdipendenze di filiera, 100 euro di investimento nel settore manifatturiero campano producono un effetto a cascata su tutta l’economia nazionale di 460 euro (76 effetto endogeno e 284 effetto esogeno), con un moltiplicatore quindi pari a 4,6. Il moltiplicatore sale a 5,59 se si considerano le filiere 4A+Pharma.

 

I principali numeri delle filiere 4A e Pharma: confronto Campania e Mezzogiorno

Valore Aggiunto mln € Export mln € Unità locali Addetti
CAMPANIA
Alimentare 1.748 2.624 6.293 34.523
Abbigliamento-moda 1.072 1.054 5.293 28.976
Aeronautico 816 922 58 7.334
Automotive 499 493 149 11.861
Farmaceutico 200 926 46 1.779
4A e Pharma 4.334 6.019 11.839 84.474
MEZZOGIORNO
Alimentare 5.610 5.034 27.434 123.946
Abbigliamento-Moda 2.588 2.328 12.183 67.603
Aeronautico 1.020 1.549 96 11.887
Automotive 2.815 8.490 485 41.523
Farmaceutico 696 3.242 106 5.235
4A e Pharma 12.729 20.643 40.304 250.194

Fonte: elaborazioni e stime SRM su dati Istat

Barometro Economia | EXPORT MANIFATTURIERO: la Campania come traino per il Mezzogiorno

L’articolo di luglio della rubrica “Il Barometro dell’Economia”  si concentra sui flussi esportativi della Campania che, fatta eccezione per il 2016 che ha visto un lieve calo, negli ultimi anni sono stati sempre in aumento, spesso con valori al di sopra di quelli medi meridionali.

Il commercio estero della regione al I trimestre 2018 registra, infatti, un’importante espansione rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente con un +8,3% a fronte di un +3,7% per il Mezzogiorno ed un +3,3% a livello nazionale.

In termini di valori assoluti, le esportazioni della Campania hanno superato i 2,6 miliardi di euro, il 22,3% del totale delle regioni del Sud e l’attrattività internazionale dei suoi prodotti di eccellenza è tale da posizionare la regione al primo posto nella classica meridionale ed al nono in quella nazionale per valore delle esportazioni. Tuttavia, considerando le numerose potenzialità della regione ci sono ampi margini di crescita; basti pensare che la propensione ad esportare della Campania (export su valore aggiunto) è del 10,3%, valore distante dal dato meridionale (12,3%) e soprattutto da quello nazionale (27,1%).

Analizzando il dettaglio dei risultati dell’export regionale è possibile avere una migliore percezione di com’è composta e strutturata l’economia produttiva della Campania e quali sono state le performance dei principali comparti.

In particolare, nell’ambito dell’industria manifatturiera regionale (che contribuisce all’export complessivo per una quota prossima al 95%), il settore con il maggior peso è quello dei prodotti alimentari con il 26,3% del totale e una crescita del 9,9% (+8,7% la variazione per il dato Mezzogiorno).

Considerevole è, poi, il contributo dei mezzi di trasporto che pesano il 16,3% sul totale e registrano una crescita del 15,2% (+6,6% nel Mezzogiorno). In particolare, in tale ambito, aerospazio e automotive sono due comparti distintivi della manifattura campana con un peso del 9,1% per il primo e del 4,6% per il secondo; entrambi sono in crescita con l’automotive che, al primo trimestre 2018, segna un incremento pari al +25,4% rispetto all’analogo periodo del 2017 (+6,3% per il Sud).

A seguire l’export dei prodotti tessili con un peso dell’11,4% ma in lieve calo (-2,3%; +2,4% per il Mezzogiorno), dei metalli con l’11,4% ed una crescita del 20,6% (+5,7% per il Mezzogiorno) e dei prodotti farmaceutici con il 9,6% del totale (+6,4% la variazione annua contro il +3,4% per il Sud).

A premiare la Campania sono dunque i settori a maggior contenuto di innovazione e quelli legati alla qualità tipici del “Made in Italy”.

Guardando ai mercati di sbocco, le esportazioni manifatturiere della Campania risultano molto diversificate sui mercati esteri toccando ben 185 Paesi del Mondo. Esse si orientano, infatti, oltre che verso i paesi dell’UE28 (51,7% in linea con il 51,8% del Mezzogiorno), verso gli USA (con un peso del 9,4%), la Svizzera (9,2%) e poi a seguire Tunisia (3,2%), Giappone (2,5%) e Cina (1,9%).

In termini di crescita tendenziale – fatta eccezione per i flussi verso l’Asia centrale e l’America centro-meridionale che sono in calo, rispettivamente, del 17,3% e del 10,7% – crescono le esportazioni con tutte le principali aree di destinazione con l’eurozona che registra un +16,6% ed i paesi dell’Africa settentrionale un +18,3%.

È bene notare come gli eventi dell’ultimo decennio hanno ridefinito gli equilibri competitivi tra gli Stati ma hanno anche creato nuove opportunità di crescita. In questo quadro, i dati ci confermano l’evidente vocazione della nostra regione verso il Mediterraneo nei confronti del quale, nel corso dell’ultimo decennio, l’export è notevolmente cresciuto: al primo trimestre del 2018 le esportazioni manifatturiere campane verso l’Area Med hanno confermato questa tendenza con una crescita effettiva del 15,1% (192,8 milioni di euro il valore dell’export).

Nel futuro l’export continuerà a sostenere la nostra economia e ad aumentare il proprio peso: si prevede, infatti, una crescita per il periodo 2018-21 del 2,9% in Campania e del 3,4% nel Mezzogiorno.

Si può, di conseguenza, affermare che oggi più che mai l’internazionalizzazione è un imperativo strategico per la maggior parte delle aziende e quelle campane non fanno eccezione. La ridotta crescita dei mercati locali e la continua espansione dei mercati emergenti impone alle aziende di guardare oltre i confini nazionali per sopravvivere e crescere.

Non mancano i buoni esempi da seguire. Diverse sono, infatti, le imprese campane che già esprimono con successo una forte proiezione internazionale e non si sottraggono alle sfide competitive imposte dalla globalizzazione.

In tale contesto, la dimensione internazionale della Campania deve “diffondersi e consolidarsi” fino a sviluppare un effettivo radicamento a livello internazionale; a tal fine gioca un ruolo importante l’intero sistema Paese (economico, imprenditoriale, pubblico ecc.) attraverso la formazione delle giuste basi per consentire di valorizzare al meglio le eccellenze presenti sul territorio.

 

Il Barometro dell’Economia è la rubrica mensile de “Il Mattino” realizzata da SRM in collaborazione con il Banco di Napoli.

 

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Maritime 2018 | E’ online il video integrale del convegno

Pubblichiamo il video completo del convegno del 5 giugno “Cina, corridoi energetici, porti e nuove rotte: geomappe di un Mediterraneo che cambia”. Il video include tutti gli interventi relativi alla presentazione del Rapporto Annuale 2018  “Italian Maritime Economy”.

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