Loading the content... Loading depends on your connection speed!

Consulta il nuovo Bollettino Mezzogiorno e i dettagli regionali

boll-2-2019E’ online il nuovo “Bollettino Mezzogiorno”.  Scopri i principali dati economici del secondo trimestre delle otto regioni del Mezzogiorno e del Lazio.

Al secondo trimestre del 2019 nel Mezzogiorno sono attive 1 milione e 696 mila imprese, il 33% delle imprese attive in tutta Italia. Rispetto al valore del 2018, il dato è in lieve calo (-0,1%); in particolare, mentre si riduce il numero delle imprese individuali (-1,2% a 1.127.446 unità) e delle società di persone (-2,6% a 179.210), crescono considerevolmente le società di capitali (+5,4% a 334.846 imprese). Una tendenza analoga si riscontra anche nel Centro-Nord e in Italia. Fatta eccezione per le costruzioni (+0,2%) sono in calo i principali settori, con il commercio con un -1,1%, le attività manifatturiere con un -1,0% e l’ agricoltura con un -0,7%.

La forza lavoro del Mezzogiorno nel secondo trimestre del 2019 è stata composta da 7 milioni e 588mila persone (il 29,1% del totale nazionale), in calo dell’1,6% rispetto al secondo trimestre 2018. Il numero di occupati è sceso a 6 milioni e 276mila persone (-0,3%), così come il numero dei disoccupati a 1 milione e 312mila unità (-7,3% contro -11,2% nel Centro-Nord e -9,3% in Italia). Il tasso di occupazione si è mantenuto costante al 45,3%, mentre il tasso di disoccupazione è lievemente diminuito portandosi al 17,3%; in calo è stato anche il tasso di disoccupazione giovanile (da 51,4% a 48,4%) e quello di disoccupazione femminile (da 21% a 19%).

Per quanto riguarda invece le relazioni commerciali, nel corso dei primi sei mesi del 2019 il Mezzogiorno ha registrato un interscambio commerciale con l’estero pari a oltre 50,5 miliardi di euro, in calo dell’1,6% rispetto all’analogo periodo del 2018; le importazioni sono state pari a 26,5 miliardi (-1,2%) e le esportazioni pari a 23,9 miliardi (-2,2%).

Pechino | In missione con Intesa Sanpaolo per promuovere ZES e PMI del settore agroalimentare

pechino zes

Pechino, 28 ottobre 2019 – Ha preso avvio oggi la Missione di Intesa Sanpaolo in Cina per la promozione del Sistema Economico del Mezzogiorno, con la collaborazione dell’Ambasciata d’Italia a Pechino, di China International Contractors Association (Chinca) e il supporto di ICE. La Missione, articolata nelle giornate di oggi e domani con numerosi incontri dedicati all’internazionalizzazione delle PMI, ha l’obiettivo di presentare oggi ai potenziali investitori cinesi e internazionali le Zone Economiche Speciali italiane del Mezzogiorno, con un evento presso l’Ambasciata d’Italia aperto dagli interventi di saluto di Stefano Buffagni, viceministro dello Sviluppo Economico e dell’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Popolare Cinese.

L’incontro di oggi ospiterà gli interventi di Xin Xiuming, vicepresidente Chinca, Massimo Deandreis, direttore generale del centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Srm) collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, di Francesco Guido direttore regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo e di Pietro Spirito, Ugo Patroni Griffi e Sergio Prete, rispettivamente presidenti delle ZES di Napoli, Bari e Taranto.

A questo incontro farà seguito domani l’evento dal titolo “Il supporto all’internazionalizzazione per le imprese del Sud Italia del Food&Beverage”, dedicato a valorizzare le opportunità di esportazione e distribuzione sul mercato cinese, introdotto dal benvenuto da parte dell’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Popolare Cinese e da Amedeo Scarpa, Direttore ICE Pechino e Coordinatore Rete ICE in Cina, cui seguiranno gli interventi di Francesco Guido, direttore regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo e della Camera di Commercio Italiana in Cina che presenterà l’iniziativa “True Italian Taste”.

Ospiti di Intesa Sanpaolo in questa intensa due giorni di incontri pubblici e bilaterali, 30 PMI del Mezzogiorno clienti del Gruppo orientate all’export, selezionate come eccellenze delle aree delle ZES e del Food& Beverage del Sud Italia, presentate dal Gruppo Intesa Sanpaolo a possibili interlocutori per espandere il proprio business in Cina, favorire investimenti in Italia e facilitare gli scambi fra i Paesi. Le imprese ospiti rappresentano infatti numerosi settori come infrastrutture, logistica, trasporti, energia e avanguardie innovative da un lato e agroalimentare dall’altro.

Per loro Intesa Sanpaolo, che a Pechino è guidata dal chief representative Sergio Bertasi, ha pianificato in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Pechino, ICE, la Camera di Commercio Italiana in Cina e lo studio legale Chiomenti attività formative, incontri B2B con operatori cinesi, incontri e visite presso realtà di settore delle locali ZES (Bin Hai – TianJin), piattaforme di e-commerce (JD) e catene cinesi della GDO.

L’attività di promozione e supporto, che in questa missione coinvolge aziende meridionali, è un atto concreto e coerente con quanto dichiarato a proposito dell’impegno del Gruppo Intesa Sanpaolo dal Consigliere Delegato Carlo Messina, che ha annunciato un piano di erogazioni per il Mezzogiorno da 30 miliardi di euro in due anni.

La missione in Cina corrisponde inoltre alla strategia di Intesa Sanpaolo per sostenere l’internazionalizzazione delle PMI italiane nel mondo, quando queste si affacciano ai nuovi mercati internazionali o se intendono rafforzare la presenza all’estero, grazie al presidio estero capillare e integrato di un Gruppo bancario presente in circa 40 paesi con specialisti dedicati alle imprese nelle filiali all’estero, che garantiscono copertura in 85 Paesi, anche grazie ad accordi di collaborazione con altre banche. I servizi coprono ogni esigenza delle imprese per export e internazionalizzazione: forme di credito dedicate, prodotti di Trade Finance e Export Finance, consulenza specializzata e la sinergica collaborazione con società e organismi istituzionali dedicati alla crescita estera del sistema economico-produttivo italiano.

Il Programma di Intesa Sanpaolo per il Sud

Con impieghi ampiamente superiori alla raccolta e una quota di mercato pari al 20% (superiore a quella nazionale pari al 17%) Intesa Sanpaolo è il principale erogatore di credito nel Sud ed è stata definita per questo dal Consigliere Delegato Carlo Messina come la “banca del Mezzogiorno” grazie alle numerose iniziative messe in campo per famiglie e imprese.

Tra queste, il Gruppo sostiene il programma ZES dalla nascita nel 2017 con un plafond di 1,5 miliardi di euro per il loro sviluppo e per supportarne l’attrattività su investimenti nazionali ed esteri. Nell’ambito dell’accordo sottoscritto da Intesa Sanpaolo con FEI (Fondo Europeo per gli Investimenti che fa capo alla BEI) e che prevede 330 milioni di euro per nuovi finanziamenti a tassi agevolati destinati alle micro, piccole e medie imprese nelle regioni del Mezzogiorno, 100 milioni sono destinati a investimenti per le ZES. Il progetto, denominato SME Initiative è promosso dal FEI e sponsorizzato dal MISE, finanziato con risorse europee,  nazionali e del Gruppo BEI con focus specifico sul Mezzogiorno.

Tra gli strumenti a sostegno delle PMI, Intesa Sanpaolo ha avviato un programma di accompagnamento alla crescita dimensionale e competitiva delle aziende meridionali, specifico per ogni settore, denominato Impresa 2022, con il coinvolgimento diretto

della Banca per variabili finanziarie e non solo, per attrarre la cooperazione del mondo delle Università, delle scuole di specializzazione e delle società di consulenza al fine di supportare la formazione del capitale umano necessario a una svolta qualitativa.

Grazie alla partnership con Elite (Borsa Italiana), negli ultimi due anni il Gruppo ha selezionato oltre 30 PMI del Mezzogiorno in una prospettiva di quotazione in Borsa, che rappresentano una quota significativa del numero di PMI selezionate a livello nazionale. Sempre in collaborazione con Elite è stato da poco emesso il primo basketbond per le PMI, di cui una di Napoli.

Grazie alle competenze del proprio Innovation Center e in collaborazione con primari partner internazionali, Intesa Sanpaolo ha lanciato per Napoli e Bari hub dell’innovazione per affiancare le startup attive nella sostenibilità ambientale. Per investire nelle startup e in programmi di formazione per i giovani è già attivo Neva Finventures, il Corporate Venture Capital che fa capo a Intesa Sanpaolo Innovation Center, di cui è stata annunciata di recente una nuova struttura che sarà dedicata alle startup del Mezzogiorno.

Il progetto Giovani e Lavoro, recentemente avviato da Intesa Sanpaolo con Generation Italy a Napoli, Roma e, a breve anche a Bari, è finalizzato a favorire l’accesso dei giovani tra i 18 e i 29 anni al mondo del lavoro tramite corsi di formazione gratuiti per colmare il gap di competenze tra domanda e offerta nel mercato occupazionale.

Con l’iniziativa governativa Resto al Sud per giovani imprenditori, dotata di 1.250 milioni di euro messi a disposizione dal “Fondo per lo Sviluppo e la Coesione”, Intesa Sanpaolo sostiene la nascita di nuove attività avviate da imprenditori tra 18 e 46 anni residenti al Sud e ha già coinvolto circa 6.000 giovani.

Lo sviluppo economico e sociale del Paese è strettamente correlato anche alla crescita della cultura e dell’arte: a Napoli infatti ha sede uno dei tre poli museali di Intesa Sanpaolo, divenuto uno dei musei di riferimento del Paese; nella sede museale di Napoli il Gruppo intende rafforzare gli investimenti per iniziative in campo artistico.

Il piano d’impresa del Gruppo guidato da Carlo Messina, prevede infine un ampio programma di intervento a sostegno dei bisognosi: nell’ambito di questo, il 30% delle risorse del fondo di beneficienza di Intesa Sanpaolo è destinato al Mezzogiorno, dove è già avviata da tempo la distribuzione di pasti, grazie alla Caritas, di indumenti e di farmaci. A Napoli, inoltre, Intesa Sanpaolo ha contribuito a realizzare un asilo nido per i piccoli pazienti del Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale Pediatrico Pausilipon.

Commento di Francesco Guido, direttore regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo: “Con circa 250mila di PMI clienti e 61 filiere che impiegano 544 aziende, la nostra direzione regionale affianca ogni giorno lo sviluppo e la crescita del Sud in Italia e nel mondo. Il denso programma di questi giorni in Cina è un’opportunità per le PMI meridionali, poiché grazie al network internazionale di Intesa Sanpaolo il mercato cinese è a portata di mano anche delle piccole realtà regionali. Auspico che questa missione possa stimolare la crescita dimensionale necessaria alle PMI per fronteggiare flussi di ordini superiori alla loro capacità produttiva individuale. Ciò costituirebbe una spinta propulsiva per una crescita strutturale del Sud, per generare ricchezza e nuovi posti di lavoro”.

La Missione di Intesa Sanpaolo in Cina proseguirà a Quingdao, con la partecipazione alla principale fiera del settore macchine agricole in Asia, mentre è prevista per l’inizio del 2020 la visita alla Great Bay di Shenzen e Hong Kong, che coinvolgerà PMI in ambito hi-tech e fintech.

Atti convegno | Il passaggio generazionale nelle imprese | Cagliari 12 novembre

cagliari-passaggio-generazionaleCagliari, 12 novembre 2019. In Italia ogni anno 60mila imprenditori vivono il passaggio generazionale. Le imprese familiari della Sardegna interessate da fenomeni di successione nel 2018 sono state circa 3.500, vale a dire quasi il 20 per cento del totale delle imprese familiari dell’Isola. “Come favorire un processo ordinato e di successo nella fase del passaggio generazionale nelle imprese in Sardegna”: è il tema dello studio che Intesa Sanpaolo insieme con Srm hanno presentato oggi a Cagliari, presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Cagliari. Dopo i saluti di Maria Del Zompo, Magnifico Rettore UNICA, Christian Solinas, Presidente della Regione Autonoma della Sardegna (Tbd), Paolo Truzzu, Sindaco di Cagliari, i lavori sono stati aperti da Angela Scanu, Presidente del Consiglio di Territorio della Sardegna di Intesa Sanpaolo che ha introdotto gli interventi di Pierluigi Monceri, Direttore Regionale Lazio, Sardegna e Sicilia di Intesa Sanpaolo, Salvio Capasso, Srm, Tommaso Giulini Presidente Fluorsid Group, testimone di un’esperienza aziendale di successo, Michela Floris, Dipartimento di Scienze Economiche ed Aziendali UNICA, Federico Visconti, Magnifico Rettore LIUC Varese, moderati da Marcello Di Martino, Direttore Commerciale Imprese della Direzione regionale Lazio, Sardegna e Sicilia di Intesa Sanpaolo. Le conclusioni della giornata di studio e di confronto sono state affidate a Stefano Barrese, Responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.

“Intesa Sanpaolo è una banca che assiste le PMI italiane in ogni fase della loro vita, in grado di offrire una consulenza molto ampia e intendiamo essere il punto di riferimento per i processi di crescita, capitalizzazione, innovazione e internazionalizzazione – afferma Stefano Barrese, Responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo -. Siamo una banca che valorizza le storie delle imprese italiane, contribuendo ad accrescere il ruolo del Made in Italy e generando un impatto positivo per l’intera economia. Supportare le PMI nei loro progetti di crescita ed essere al loro fianco in tutte le fasi della loro vita è il nostro obiettivo. Per questo abbiamo creato al nostro interno una squadra di professionisti in grado di accompagnare le pmi nel processo di crescita manageriale per assiterle – quando ne esistono le condizioni – nell’avvicinamento al mercato dei capitali e in quest’ottica anche al passaggio generazionale e a nuovi modelli di gestione. Ne sia conferma il fatto che in poco più di un anno abbiamo già accompagnato nella lounge di Elite di Borsa italiana oltre 120 pmi”.

 

IL PASSAGGIO GENERAZIONALE NELLE IMPRESE

Come favorire un processo ordinato e di successo

family-business4

In Italia la classe delle business family è costituita da oltre 2,5 milioni realtà, circa l’85% delle imprese totali, una percentuale in linea con quella delle principali economie europee come la Francia (80%), la Germania (90%), la Spagna (83%) (Fonti: Cerif e AIDAF), mentre nel Mezzogiorno sale al 97-98%. Ciò che contraddistingue le imprese familiari italiane è il minor ricorso a manager esterni, predomina infatti il modello «padronale» in cui famiglia e lavoro sono un tutt’uno: in Italia, il 66% delle imprese familiari ricorre al manager familiare, mentre in Francia il 26% e nel Regno Unito appena il 10%.

Anche per gli operatori finanziari il passaggio generazionale è considerato un forte fattore di rischio, legato all’età elevata dell’imprenditore e all’assenza di successori affidabili, che impone l’adozione di specifiche garanzie, spesso di carattere personale. Il suddetto rischio è esteso potenzialmente ad un numero crescente di imprese familiari, per il progressivo invecchiamento del leader aziendale di riferimento: più della metà degli imprenditori delle PMI manifatturiere e del commercio italiane è ultrasessantenne (fonte: ASAM), c’è una «emergenza successoria.

Anche l’imprenditoria sarda è relativamente anziana se confrontata con il dato italiano. Considerando, ad esempio, le imprese artigianali sarde, quelle guidate da ultracinquantacinquenni sono pari al 31,3% del totale a fronte di una media nazionale del 29,6%. Analizzando la portata del fenomeno, in Italia ogni anno 60mila imprenditori vivono il passaggio generazionale. Le imprese familiari sarde interessate da fenomeni di successione nell’anno 2018 si stima siano state circa 3.500, ovvero il 19,5% del totale delle imprese familiari dell’isola. (Ufficio studi di Confartigianato Sardegna su dati Istat).

Com’è stato anticipato, il momento della successione può compromettere la sopravvivenza della stessa impresa. Secondo l’analisi condotta da Asam, solo il 50% delle PMI arriva alla seconda generazione, ed appena il 10% alla terza. Un danno di oltre 25 miliardi di euro, analizzando i 16.513 passaggi generazionali che si stima non vadano a buon fine” (CERIF, 2018).

Le criticità da affrontare sono diverse e riguardano essenzialmente la gestione e continuità della successione, l’accesso ai mercati esteri, l’organizzazione degli assetti organizzativi, la capacità di attrarre persone chiave, il rischio legato alla perdita delle persone chiave, l’inserimento del manger, il trasferimento della cultura familiare.

INDAGINE IN SARDEGNA

Per meglio conoscere le caratteristiche del fenomeno in Sardegna è stata realizzata una specifica survey che ha coinvolto circa 100 imprese sarde. I risultati emersi sono molto interessanti e confermano gran parte delle tendenze nazionali. In particolare si evidenziano:

  1. Una Sensibilizzazione al tema ancora non sufficiente. Solo il 37% delle aziende ne parla spesso. E’un fenomeno che non desta preoccupazione e si sottovalutano i rischi familiari! Il tema della futura successione aziendale, infatti, per il 92% delle imprese è vissuto senza preoccupazione né tensioni. Solo il 5% delle imprese dichiara di viverlo con preoccupazioni legate ai rapporti con i fornitori, con le banche, con i clienti, con il personale, costo fiscale elevato della successione ed eccessiva lunghezza della procedura di trasmissione dell’impresa.
  2. E quindi scarsa preparazione della trasmissione/successione. Non si dispone di patti di successione (per il 70% delle aziende), e non è stata definita una modalità di successione né un piano di emergenza.
  3. ma si crede nel passaggio graduale, con affiancamento del titolare uscente come uno dei canali più utili per favorire i processi di successione.
  4. Una Trasmissione «in famiglia» per preservare la storia imprenditoriale. Il figlio/a è il potenziale successore nell’83% dei casi e ci si augura che attraverso la cessione dell’azienda possa essere promossa la sua crescita nonché quella dell’azienda.Di conseguenza ancora non pronti a separare la proprietà dalla gestione, ma questo è un tema nazionale. Non è quindi un aspetto patologico, in quanto le imprese intervistate sono essenzialmente di I generazione e l’apertura ad una manageralizzazione si verifica spesso dalla II generazione in poi.
  5. Ai soggetti esterni si chiede un compito specifico per facilitare la successione.
  6. Al pubblico si domanda una riduzione del carico fiscale
  7. Alle associazioni di categoria si domanda consulenza e azioni di sensibilizzazione
  8. Alle banche si chiede più credito che consulenza

 

 

E-commerce: il futuro è oggi! Sfide e opportunità | Napoli 19 novembre

Martedì 19 novembre si terrà il convegno dal titolo E-commerce: il futuro è oggi! Sfide e opportunità, organizzato da Unione industriali Napoli. In apertura interverrà Salvio Capasso, Responsabile Imprese e Territorio di SRM, e farà una overview dei dati delle vendite online in Italia e nel Mezzogiorno, con un focus sulla filiera della moda e dell’agroalimentare. Seguiranno gli interventi di Protom Group sull’impatto delle nuove tecnologie per i canali digitali e delle più conosciute  piattaforme di e-commerce presenti  sul mercato, come Facebook Italia, Koomo.com, Prestashop e Triboo. Seguirà l’illustrazione del case history del Pastificio Lucio Garofalo.
L’evento si concluderà con one-to-one meetings con i relatori.

Il convegno si terrà alle 14:30, presso la sede di Unione Industriali Napoli, Piazza dei Martiri 58, Napoli.

Leggi il programma completo ed iscriviti

ecommerce

Economia del mare | Civitavecchia | Servizio TGR LAZIO

Nel Servizio del TGR Lazio le interviste a Francesco Maria di Majo, Presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centro-settentrionale, e Massimo Deandreis, Direttore generale SRM, tra i relaori del convegno Intesa Sanpaolo “Economia del Mare: Opportunità di sviluppo per il territorio” tenutosi a Civitavecchia lo scorso 24 ottobre.

Economia del Mare | A Civitavecchia con Intesa Sanpaolo

civitavecchia-mareCivitavecchia, 24 ottobre 2019L’economia del mare, opportunità di crescita per lo sviluppo del territorio laziale. Questo il tema del convegno dedicato all’Economia del mare organizzato da Intesa Sanpaolo, in collaborazione con SRM, Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale e Unindustria.

All’incontro, svoltosi oggi presso la Sala Convegni del Molo Vespucci a Civitavecchia, erano presenti: Pierluigi Monceri, responsabile della Direzione regionale Lazio, Sardegna e Sicilia di Intesa Sanpaolo, Massimo Deandreis, Direttore generale SRM, Francesco Maria Di Majo, Presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centro-settentrionale, Stefano Cenci, Presidente Unindustria sede di Civitavecchia e Marcello Di Martino, Direttore commerciale Imprese Lazio, Sardegna e Sicilia di Intesa Sanpaolo.

L’analisi di SRM ha messo in evidenza il grande ruolo che il sistema marittimo e portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta svolge per la crescita del territorio e ha sottolineato quali sono in prospettiva i nuovi driver da sviluppare per far sì che lo scalo sia sempre più protagonista con investimenti infrastrutturali e l’attrazione di investimenti imprenditoriali.

Pierluigi Monceri, Direttore regionale Lazio, Sardegna e Sicilia Intesa Sanpaolo: “Civitavecchia continua a registrare ottime performance nel segmento crocieristico e del Ro-Ro. Entrambi questi segmenti hanno un impatto moltiplicativo sull’economia: Civitavecchia ha registrato nel 2018 la movimentazione di quasi 17 milioni di tonnellate cargo e, con 2,4 milioni di passeggeri, è il primo scalo crocieristico d’Italia ed il secondo d’Europa. La cosiddetta economia del mare costituisce un asset di crescita e sviluppo sempre più strategico e la connessione tra tutti gli attori coinvolti deve essere sempre più forte. La geografia non basta e i competitor sono sempre più agguerriti: occorre consapevolezza del nostro ruolo e delle nostre potenzialità per non perdere le opportunità connesse a questo grande settore. Il Gruppo Intesa Sanpaolo sostiene il settore dei trasporti e della logistica convinto che imprese e infrastrutture di questo settore rappresentino un patrimonio dell’Italia e, nel caso specifico al centro dei lavori di oggi. L’impegno della nostra Direzione Regionale è documentato dall’affiancare oltre 5.000 imprese laziali del comparto e dallo stock delle consistenze di impieghi per oltre 500 milioni di euro. Queste aziende sono state accompagnate dalle nostre filiali sia dal lato del supporto finanziario, con 70 milioni di nuove erogazioni nei primi sei mesi dell’anno, che mediante una vasta gamma di servizi messi a disposizione dal gruppo a sostegno dei processi di internazionalizzazione\, innovazione e sviluppo del capitale umano. Intendiamo continuare in questa linea d’azione favorendo anche logiche di rete e di filiere al fine di elevare gli impatti economici sul territorio”.

Massimo Deandreis, Direttore Generale SRM: “I nostri studi evidenziano un Mediterraneo sempre più dinamico con il canale di Suez che continua a segnare record importanti con il passaggio di oltre 18mila navi l’anno. Resta da affrontare per il nostro Paese il tema della competitività portuale poiché ormai tutti gli scali dell’area Med stanno effettuando investimenti in infrastrutture e piattaforme logistiche in grado di rendere più fluidi i flussi in import ed export delle merci e migliorare i servizi a terra con meccanismi intermodali. Dobbiamo quindi renderci conto che un comparto, come quello della filiera logistica, che porta al nostro Paese 40 miliardi di euro di Valore Aggiunto, deve essere valorizzato con decisione e fermezza; ed in prima fila deve essere posto il ruolo dei porti. Civitavecchia sta lavorando per il rilancio dello scalo in chiave commerciale oltre che nei settori crociere e Ro-Ro su cui è già un’eccellenza. Vanta la presenza di importanti operatori, ha strutturato grandi progetti e deve dare al più presto impulso alla Zona Logistica Semplificata che può essere lo strumento giusto per attirare investimenti e risorse per lo sviluppo e l’occupazione.”

Francesco Maria di Majo, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale: “Lo studio realizzato da SRM rappresenta un punto di riferimento significativo per i Porti di Roma e del Lazio in una fase di potenziale sviluppo legato alla realizzazione di importanti e necessarie opere infrastrutturali. Nel corso degli ultimi anni, infatti, mentre lo sviluppo delle infrastrutture marittime ha fatto conseguire risultati considerevoli, oggi è l’infrastruttura ferroviaria che è emersa come cruciale per la crescita di alcuni segmenti di traffico, soprattutto quelli in esportazione. Ed il recente finanziamento, da parte della Commissione europea, di circa 4 milioni di euro a fondo perduto assegnato al porto di Civitavecchia per il c.d. “ultimo miglio ferroviario” dimostra, ancora una volta, la rilevanza del porto di Civitavecchia nello scacchiere economico e marittimo internazionale e delle Autostrade del Mare. Attraverso le nuove opere, previste anche nei porti di Gaeta e Fiumicino, e la prossima istituzione della Zona Logistica Semplificata, il network laziale sarà, così, in grado di compiere un ulteriore salto di qualità nel panorama dello shipping mondiale e meglio servire l’area romana, che rappresenta il secondo bacino per consumi a livello nazionale ed il quinto a livello europeo. Il tutto, avendo sempre un’attenzione particolare alla riduzione degli impatti ambientali.”

 

***

ECONOMIA DEL MARE

La regione Lazio ha un sistema marittimo che vanta la presenza di oltre 35mila imprese (il 18% del Paese), circa 3mila sono imprese giovani, genera 7,7 miliardi di euro di valore aggiunto (il 17% del Paese) e 136mila occupati (il 15% circa del Paese).

La presentazione è focalizzata su due degli asset strategici del sistema portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta: le crociere ed il Ro-Ro. Ed inoltre mette in evidenza le potenzialità logistiche del sistema portuale. È noto che lo scalo ha una vocazione multipurpose ossia polifunzionale, in quanto tratta molti tipi di merci, ma lo studio si focalizza sugli asset che in prospettiva possono dare a questo territorio un valore aggiunto in termini economici, industriali e turistici.

I principali numeri portuali di Civitavecchia

Il porto, secondo gli ultimi dati annuali disponibili, ha registrato 16,6 milioni di tonnellate cargo ed ha un traffico stabile da alcuni anni. L’import-export marittimo del Lazio si attesta sui 15 miliardi di Euro. E’significativa la quantità di rinfuse movimentata ma evidenziamo che a dare valore ai traffici commerciali di Civitavecchia è soprattutto il Ro-Ro (trasporto auto e veicoli gommati in generale) che sorpassa i 5,5 milioni di tonnellate con un aumento del 11% sul 2017. Il Ro-Ro è un settore che consente al Paese di ridurre l’inquinamento e l’incidentalità (i tir viaggiano più sicuri sulle navi) e danno forza al nostro export di auto. Si tratta di un comparto ad alto valore aggiunto soprattutto se legato al trasporto delle auto-nuove e automezzi. Il traffico Ro-Ro del porto è cresciuto del 37% negli ultimi 5 anni. E’ stato movimentato quasi 1 milione di automezzi.  Attraverso le Autostrade del Mare Civitavecchia è collegata con servizi regolari ai porti mediterranei di Barcellona, Tunisi, Arbatax, Cagliari, Olbia, Porto Torres, e con i porti Extra mediterranei di New York, Dundalk, Baltimore, Jacksonville, Houston, Setubal, Veracruz.

Civitavecchia è il primo scalo crocieristico d’Italia con 2,4 milioni di passeggeri e 760 navi attraccate ed il secondo in Europa (dopo Barcellona) ed un punto di riferimento per il Turismo. Esso è la «porta» di accesso alla Capitale. Quasi un quarto dei crocieristi italiani transita attraverso questo scalo. Problema del porto è rafforzare il ruolo di home port.

 

Traffico RO-RO

Nel complesso il paese ha gestito – al 2018 – quasi mezzo miliardo di tonnellate di merci con un continuo e costante incremento registrato nell’ultimo quinquennio (+7% circa).

In particolare, il Ro-Ro – che copre un quinto del totale – ha avuto uno sviluppo significativo crescendo di circa il 28% negli ultimi 5 anni supera attestandosi sui 109 milioni di tonnellate. Solo nell’ultimo anno l’aumento è stato del 3%. Il Ro-Ro è una parte importante del traffico in SSS-Short Sea Shipping (navigazione a corto raggio che comprende anche altre modalità di trasporto merci e che indica una nave che viaggia all’interno del bacino del Mediterraneo).

Nel Mediterraneo i Paesi Europei fanno viaggiare in SSS ogni anno oltre 600 milioni di tonnellate di merci e l’Italia è leader trasportando 230 milioni di tonnellate di merce, il 38% del totale e ha dietro di sé competitor di tutto rispetto come Spagna e Grecia. E’ evidente la valenza del nostro Paese nel traffico di questo tipo di modalità di trasporto. Il più importante Asse di transito delle navi Ro-Ro in Italia è il Tirreno Centro Settentrionale che copre la quota preponderante del totale con il 38% delle tonnellate trasportate e ha un ruolo strategico per il Paese. Il RO-RO ha uno stretto legame con il settore automotive (uno dei principali del nostro Paese con un valore aggiunto di 14 miliardi di euro). Le stime sono di crescita del mercato dell’auto: +3,4% crescita media annua al 2022. Sono da segnalare nel Ro-Ro due grandi fenomeni: il gigantismo navale e la crescita della flotta. Questi comporteranno di sicuro l’inizio di un processo di selezione tra porti privilegiando quelli con maggiori attrezzature e parcheggi. Civitavecchia sarà chiamata quindi a rispondere a queste sfide.

Tra il 2007 e il 2017, la dimensione media delle navi Car Carrier Ro-Ro è cresciuta del 20% raggiungendo una capacità di stiva media di 5.390 unità. Le nuove navi in futuro raggiungeranno una capacità di oltre 8.000 unità. Il Porto muove merci dal valore più elevato rispetto ai competitors questo può essere un’opportunità. Il valore delle merci (non energetiche) scambiate nel Lazio via mare è più elevato di altre regioni. E’un semplice rapporto tra valore dell’import/export e tonnellate di merci escludendo i settori oil. Ogni tonnellata in import export ha un valore di 2.877 euro. Questo anche grazie alle auto. A questo si lega un altro importante concetto che è la logistica. La logistica è difatti in grado di aumentare il valore aggiunto delle merci. L’effetto moltiplicativo dell’integrazione logistica è, difatti, in alcuni casi notevole. Inoltre, laddove l’attività logistica si leghi ad attività marittime a maggior valore aggiunto come il Ro-Ro il valore degli scambi aumenta. Il settore automotive genera un importante valore aggiunto. Ogni Euro Esportato o destinato a consumi interni ne genera ulteriori 0,60 nell’economia.

 

Le crociere: il valore per il territorio

Altro asset portante è quello delle crociere: Civitavecchia è il primo porto italiano. Nel 2019, l’Italia resterà la prima destinazione europea per il settore crocieristico con 12 milioni di passeggeri (+7% sul 2018) e 4.800 approdi. I presupposti di questo brillante risultato sono le nuove mega-navi che visiteranno l’Italia. In aggiunta, occorre considerare il ruolo svolto dai grandi porti che stanno cercando di migliorare servizi e programmazione degli attracchi.

Nel 2019 Civitavecchia supererà i 2,5 milioni di visitatori e 827 toccate nave con un aumento del 5% sul 2018. Civitavecchia vanta la presenza di compagnie armatoriali nel settore delle crociere che rappresentano il 50% del mercato crocieristico nel Mediterraneo. Città driver del porto è Roma accoglie ogni anno oltre 11 milioni di turisti e quindi Civitavecchia ne rappresenta il naturale sbocco per la via marittima. Dei crocieristi, il 39,2% si imbarca/sbarca a Civitavecchia (home port) mentre il 60,8% sono in transito. Essere home port aumenta in modo importante il valore aggiunto della crociera poiché i turisti si fermano più tempo in città e si avvalgono sempre più di fornitori locali. Le crociere sono da ritenere un asset strategico dell’Italia e del territorio laziale; sono anch’esse uno strumento che favorisce la visibilità turistica, nazionale ed internazionale del nostro Paese, stimolando l’accessibilità ai siti più belli ed importanti d’Italia e generando un significativo impatto economico.

 

Le opportunità Logistiche e le ZLS Zone Logistiche semplificate

Civitavecchia movimenta una quantità esigua di container pari a 108 mila teus. Il settore però mostra ampie potenzialità di sviluppo; elaborazioni di SRM mostrano che il potenziale containerizzabile della catchment area dello scalo sarebbe pari a 3,6 milioni di tonnellate mentre il porto ne intercetta solo 1. Si pensi che un container solo movimentato vale 300 euro ed invece un container lavorato 2300. Inoltre, il porto ha allo studio meccanismi che possano mettere a sistema le proprie attività con le 4 piattaforme logistiche laziali: gli interporti di Orte, Civitavecchia e Pomezia e il CAR (Centro Agroalimentare Romano) sito a Guidonia.

Per far questo occorre spostarsi su un dibattito che nel Paese e nel territorio sta animando molto la discussione. Vale a dire come aumentare l’attrattività dei nostri territori in termini di imprese e di connessioni tra infrastrutture. Il Governo nel decreto legge 91/2017 ha permesso la costituzione di ZES-Zone Economiche Speciali per i porti del Mezzogiorno e la legge di Bilancio 2018 ha poi introdotto le ZLS (Zone Logistiche Semplificate) per i porti del Centro – Nord. Innovazione assoluta è che il Driver che deve guidare il processo di sviluppo è il porto (l’Autorità di Sistema Portuale). Infatti il Comitato che dovrà guidare le ZLS è presieduto dal presidente del Porto.

 

Quali sono le garanzie che può dare la ZLS al territorio:

La ZLS impatta sul territorio specie su tre indicatori: Export, Investimenti e Traffico portuale. Alcune stime di SRM hanno individuato queste percentuali di crescita. Quella sugli investimenti è dovuta alla possibilità di attivare credito di imposta statale che vale solo per le ZES meridionali ma comunque è opportuno mostrare che le risorse pubbliche attivano investimenti privati. Ovviamente tali impatti si hanno quando una ZLS entra a Regime quindi in un tempo medio lungo (in genere 7-8 anni).

EXPORT – Da un’analisi svolta su un panel di free zone risulta un aumento dell’export (quindi del business per le imprese) fino al 40% in più rispetto a quello generato sul territorio.

INVESTIMENTI – Le risorse pubbliche hanno un effetto moltiplicativo di 1 a 3: ogni euro di credito di imposta ne attiva ulteriori 2 privati

TRAFFICO INTERNAZIONALE – un’analisi su un panel di porti del Mediterraneo ha mostrato aumenti del traffico dell’8,4% medio annuo (in Italia tale traffico negli ultimi anni è aumentato in media dell’1,1%).

Civitavecchia potrebbe costituire una ZLS a rete poiché questa è concepita per sistemi portuali che hanno più porti intorno a sé. E’ necessario elaborare un piano di sviluppo cioè un progetto territoriale credibile da presentare al Governo che illustri quali sono le strategie che la ZLS vuole innestare per attirare investimenti ed in quali zone e come questi siano connessi all’area portuale.

 

Quali sono gli incentivi che la ZLS può prevedere:

Al primo posto semplificazioni burocratiche che sono richiestissime dalle imprese che devono investire. Poi agevolazioni per sdoganare le merci e esentarle dal pagamento di dazi. Ed infine stanziamenti statali e regionali che possono andare a finanziare investimenti per agevolare le imprese a venire nel territorio. Tutto questo va a definire un pacchetto localizzativo cioè un catalogo di benefici che la ZLS può offrire all’aziende interessata ad investire nel territorio. Nel catalogo vanno inseriti anche gli incentivi bancari; Intesa Sanpaolo ha previsto un plafond specifico di agevolazioni creditizie pari a 1,5 miliardi di euro per le imprese interessate ad investire nelle ZES e anche costituito un Desk ZES di consulenza.

Civitavecchia potrebbe quindi impostare un progetto del genere dando forza ai suoi settori portanti e generando un processo di sviluppo non rapido ma graduale nel tempo rivolto ad assicurare quella crescita di cui questo territorio ha bisogno.

Conclusioni:

Civitavecchia deve sempre più puntare sui driver che rappresentano la sua vocazione; ciò non vuol dire perdere lo status di porto polifunzionale ma vuol dire fare scelte strategiche. Le crociere ed il Ro-Ro hanno un notevole impatto moltiplicativo sull’economia per cui sulle prime va rafforzato il ruolo di home port (porto di partenza e di rifornimento) e per i secondi andrebbe impiantato nel tempo un sistema rivolto sempre più anche a dare logistica alle auto. Non vanno sottovalutate le opportunità di crescita del porto collegate ai container e alla potenziale integrazione logistica con le piattaforme intermodali della regione. Per accogliere investimenti logistici è necessario progettare strumenti che favoriscano l’attrazione di investimenti e ricordiamo che i porti del Centro – Nord hanno la possibilità di istituire Zone Logistiche Semplificate. Il «porto del futuro» per noi deve garantire al territorio: internazionalizzazione, logistica e sviluppo del turismo e sono questi i 3 imperativi su cui Civitavecchia deve impostare la propria crescita e la ZLS potrebbe collaborare a far crescere alcuni di questi.

SRM alla presentazione del primo Rapporto di Filiera Federbeton

salvio-1SRM ha partecipato alla nuova edizione di SAIE BARI – Infrastrutture Sostenibili per un nuovo Meridione un’occasione di business e networking dedicata all’eccellenza di tutta la filiera delle costruzioni. L’evento si è svolto dal 24 al 26 ottobre presso Fiera del Levante ed è organizzato da Federbeton che, in ambito Confindustria, è la Federazione di settore delle Associazioni della filiera del cemento, del calcestruzzo, dei materiali di base, dei manufatti, componenti e strutture per le costruzioni, delle applicazioni e delle tecnologie ad essa connesse nell’ambito della filiera sopra indicata.

Alla presentazione del primo Rapporto di Filiera Federbeton che si è tenuta il 24 ottobre ha partecipato Salvio Capasso, Direttore SRM Service.

Il Sud Italia rappresenta una naturale cerniera tra Europa e Mediterraneo, ma per svolgere questo ruolo ha necessità di infrastrutture efficienti e sostenibili. Gli investimenti nelle reti per il trasporto di beni e persone, di energia, di acqua, di dati, ecc. sono l’unico futuro possibile per le regioni meridionali e un enorme valore aggiunto per l’intero Paese.

Scarica la presentazione di Salvio Capasso – SRM

 

Scarica gli atti del Convegno di Intesa Sanpaolo sull’agroalimentare in Sicilia | Realmonte, 4 ottobre 2019

Il settore agroalimentare asset strategico per lo sviluppo della Sicilia. Questo il tema del convegno odierno organizzato da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Srm, dal titolo: “L’agroalimentare in Sicilia: potenzialità e possibili sinergie con le Filiere turistica ed enogastronomica”.

I lavori, aperti dal saluto di Nello Musumeci, Presidente della Regione Sicilia, si sono svolti nella Sala Eventi del Madison di Realmonte (AG). Durante il dibattito sono intervenuti Massimo Deandreis, Direttore Generale Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, Pierluigi Monceri, Direttore Regionale Lazio, Sardegna e Sicilia di Intesa Sanpaolo, Pino Cuttaia, Chef e promotore dell’iniziativa “Nnumari”, Antonio Rallo, Presidente del Consorzio tutela vini doc Sicilia e Amministratore Delegato di Donnafugata, e Raffaele Borriello, Direttore Generale ISMEA.

“La sinergia tra turismo, agroalimentare, enogastronomico e ambiente rappresenta un importante fattore di crescita economica per la Sicilia, – spiega Pierluigi Monceri, Direttore Regionale Lazio, Sardegna e Sicilia di Intesa Sanpaolo -. Il legame tra questi settori è già fortemente radicato sull’isola, ma occorre continuare a investire su alcuni aspetti fondamentali come l’innovazione, la sostenibilità, l’organizzazione e la mobilità interna. È necessario assumere una visione strategica e una pianificazione di lungo periodo per puntare su un turismo sinergico con le forze endogene dell’economia e sviluppare così un’offerta sempre più ricca, in cui ogni filiera possa creare valore aggiunto per l’intero sistema. In quest’ottica gli investimenti in formazione e digitalizzazione sono indispensabili per valorizzare le enormi potenzialità di questo territorio, perché solo con una visione di turismo «multidimensionale» è possibile migliorare l’impatto economico del soggiorno turistico sull’isola, agendo su un giusto mix di qualità e quantità”.

Con oltre 23 milioni di arrivi e un valore aggiunto stimato in quasi 20 miliardi di euro, il turismo rappresenta una filiera importante per l’economia del Mezzogiorno, peraltro in crescita rispetto al passato – sottolinea Massimo Deandreis, Direttore Generale Srm -. Questi dati devono spingere a fare ancora meglio e soprattutto a valorizzare le sinergie tra turismo e agroalimentare che rappresenta una grande eccellenza del nostro territorio, dove la qualità è il vero valore aggiunto. Anche qui i dati parlano chiaro: 344 prodotti agroalimentari certificati nel Mezzogiorno rappresentano un’importante leva su cui puntare per fornire un nuovo impulso ai flussi turistici. Gli interessi enogastronomici sono, infatti, una delle principali motivazioni per le quali si sceglie di visitare il nostro territorio e si stima che l’agroalimentare del Made in Italy muova, da solo, 1 turista ogni 4 che arrivano nel nostro Paese. L’agroalimentare quindi fa piena sinergia con il turismo e rappresenta inoltre una leva importante per destagionalizzare i flussi. Mettere a sistema turismo, enogastronomia, ambiente e territorio è, quindi, sempre di più la ricetta giusta per fare di questo comparto una vera leva di sviluppo e occupazione”.

Secondo i dati elaborati da Srm, nel Mezzogiorno la rappresentatività del settore Agroalimentare supera le medie nazionali. Le buone performance sono legate, tra le altre cose, al commercio internazionale del comparto alimentare che mostra un saldo positivo per 1,6 miliardi di euro (4,8 miliardi il dato nazionale). Il Sud Italia è anche la macro area con il più alto numero di certificazioni di qualità con 344 prodotti DOP, IGP, STG. In Sicilia il settore ha la sua rilevanza. L’Isola è la 5° regione in Italia per produzione agroalimentare di qualità DOP, IGP e STG, a fronte dei quali si rilevano oltre 16 mila produttori di qualità (l’8,1% dei produttori di qualità dell’Italia).

Grande attenzione c’è anche per il biologico: la Sicilia è prima in Italia per superficie destinata a colture biologiche con oltre 427 mila ettari (il 22,4% del totale in Italia, dato del 2017). Rispetto a tutta la superficie coltivata, quella biologica rappresenta il 31,1% (media Italia 15,4%). Si punta sui comparti tipici della tradizione regionale, come quello viti-vinicolo. La Sicilia è 2° nel Mezzogiorno e 5° in Italia per vini certificati con 31 prodotti (24 DOP e 7 IGP) ed è 4° in Italia per livelli di produzione vinicola, con quasi 5 milioni di ettolitri, corrispondenti al 10% della produzione nazionale. Sul fronte della qualità, i vini della Sicilia si confermano al top: la gran parte del vino prodotto in regione (l’82,5% per la precisione, in crescita del 3% rispetto al 2017) è costituita da vini DOP (28%) o IGP (54%). Si registra, quindi, un’ottima performance in termini di valore economico generato per il segmento dei vini certificati: la Sicilia, con 550 milioni, occupa la 4° posizione, dopo Veneto, Toscana e Piemonte.

Passando al settore turistico, in Sicilia nel 2018 si sono superati i 15 milioni di presenze evidenziando un trend positivo soprattutto nella componente straniera che in termini di arrivi cresce del 6,6%. Gli arrivi stranieri (2,3 milioni) pesano per il 46,3% sul totale e, pur se tale peso è in crescita (era il 44,6% nel 2017), rimane ancora prevalente la componente domestica. In termini di presenze, invece, la quota straniera ha ormai superato quella nazionale. Cresce, quindi, l’attrattività turistica (rispetto a dieci anni fa, presenze +8,6%, in Italia +14,8%), soprattutto presso gli stranieri: il peso delle presenze straniere passa dal 40% al 51%. Crescono anche la spesa dei viaggiatori stranieri che, con 1,9 miliardi di euro registra un +12,7% sul 2017, e il valore aggiunto turistico che, con oltre 2,6 miliardi di euro è in aumento rispetto all’anno precedente (+6,4%).

Per il 2019, tuttavia, si stima un rallentamento della crescita dei flussi turistici sull’Isola con dei valori pressoché stabili sui livelli del 2018. Le presenze in Sicilia, in particolare, sono penalizzate non solo da fattori climatici e naturali (si pensi a quanto accaduto a Stromboli), ma anche dalla riapertura di mercati concorrenziali. La crescita dei flussi turistici sull’Isola, associata alle nuove dinamiche turistiche, si traduce in un incremento delle forme ricettive alternative, in contrapposizione a quelle classiche, in calo. La domanda, quindi, si orienta verso nuove scelte (anche grazie alla crescente digitalizzazione dell’offerta turistica) portando a un forte aumento degli alloggi privati. Questi, tuttavia, rispetto alle strutture tradizionali, presentano nuove problematiche (in termini, ad esempio, di sicurezza, abusivismo e concorrenza sleale). Nel complesso, la regione conta comunque 7.155 esercizi ricettivi per 205.890 posti letto. Aumenta sia il numero degli esercizi ricettivi (+6% rispetto al 2017) sia quello dei posti letto (+1,3%).

Nel complesso, la Sicilia conferma la sua attrattività con un indice pari a 100,7 (100 la media Italia), e si posiziona al 15° posto nella graduatoria regionale. L’elevata soddisfazione del turista e la disponibilità di risorse culturali e storico-artistiche sono le componenti dell’indice con il valore più alto (121,8 nel primo caso e 101,6 nel secondo). L’Isola mostra comunque anche dei punti di debolezza come l’alta stagionalità (quasi il 65% degli arrivi è concentrato nel periodo maggio- settembre) e il tema dell’accessibilità e della mobilità del territorio: emerge la presenza di importanti e significative porte d’accesso all’Isola, ma è tuttavia necessario un costante rafforzamento delle stesse a sostegno di un flusso turistico crescente e diversificato. È necessario, inoltre, garantire un’efficace capacità di movimento all’interno con strade e strutture di servizio adeguate e convenienti (trasporti interni, transfer ecc.).

In Italia si stima un valore turistico diretto di 95 miliardi di euro, pari al 6,5% del valore aggiunto totale. Per il Mezzogiorno si stima pari a 19,5 miliardi, con una vocazione turistica inferiore al dato medio nazionale (6%). L’area geografica con la più alta vocazione turistica rimane il Nord Est con il 7,8%. Nel suo complesso, il moltiplicatore delle presenze turistiche nel Mezzogiorno è basso: 70,8 euro, contro un dato nazionale pari a 103,4 euro. Tuttavia, il Sud si contraddistingue per una pluralità di tematiche che mostrano impatti differenti sul territorio in termini di creazione del valore. Spiccano quello culturale e quello enogastronomico: per il primo la ricchezza attivata da un soggiorno aggiuntivo in Italia passa da 103,4 euro a 105,4 euro. Per il secondo, invece, raggiunge i 119,6 euro.

Per quanto riguarda il contesto della Sicilia, anche come conseguenza della forte tendenza a un prodotto monotematico, il valore aggiuntivo di un soggiorno turistico sull’Isola è pari a 71,5 euro. Tuttavia, si stima che qualora si attuassero sinergie organizzative e produttive tra i vari comparti (agroalimentare in primis) aumenterebbe, nel medio periodo, la capacità endogena di creazione di ricchezza in relazione all’aumento di presenze turistiche. Con un turismo multidimensionale si potrebbero, quindi, raggiungere i 109,4 euro per presenza in più. L’effetto congiunto di una diversificazione tematica e dell’aumento del 20% delle presenze turistiche potrebbe portare a un aumento di 2,1 miliardi di euro di valore aggiunto.

Rilevante potrebbe essere l’apporto della filiera agroalimentare: analizzando l’effetto moltiplicativo degli investimenti nella filiera siciliana del cibo emerge come 100 euro investiti nel settore agricolo generano una ricchezza aggiuntiva per ulteriori 51 euro, dei quali 15 all’interno della regione stessa e 36 nel resto del territorio italiano. A livello nazionale sono 124 euro in più (27 endogeni + 97 esogeni). Ben più elevato è, invece, l‘effetto moltiplicativo nel settore alimentare per il quale, a fronte di 100 investiti, si stima un incremento di ricchezza per 844 euro (di cui 173 all’interno della regione e 671 all’esterno). A livello nazionale sono 481 euro in più (161 endogeni + 320 esogeni).

Il Mezzogiorno è al centro dell’offerta turistica internazionale: i suoi elementi di forza (mare, ambiente, cultura, enogastronomia, qualità della vita) ne fanno una meta unica e rilevante per l’intero Paese (leader nel mondo come siti dell’UNESCO). La sinergia tra turismo, enogastronomia, ambiente e territorio rappresenta quindi un fattore chiave per la nostra economia, un elemento di forza su cui puntare affinché si possa alimentare una crescita economica sostenibile e duratura per il Mezzogiorno e per il Paese nel suo complesso.

L’agroalimentare in Sicilia | Interviste a Pierluigi Monceri e Massimo Deandreis

Agroalimentare e turismo possono rappresentare il volano dello sviluppo della Sicilia. E’ la tesi sostenuta da Intesa Sanpaolo che, con Srm, ha presentato a Realmonte in provincia di Agrigento una analisi delle prospettive del settore nel corso del convegno “L’agroalimentare in Sicilia: potenzialita’ e possibili sinergie con le Filiere turistica ed enogastronomica”.

Vai al servizio di Italpress >> Interviste a Pierluigi Monceri e Massimo Deandreis

deandreis-sicilia

Con Intesa Sanpaolo a Cagliari | Atti del convegno sull’Economia del mare

cagliari-deandreis-monceriIl settore marittimo è strategico per le relazioni internazionali dell’Italia e costituisce un importante fattore di competitività che può dare valore aggiunto alle dinamiche di crescita. I porti della Sardegna rappresentano il 10% del totale nazionale per tonnellate di merci e il 12% per totale passeggeri. L’Economia del Mare è stato il tema su cui si è discusso a Cagliari nel corso della presentazione del Rapporto annuale “Italian Maritime Economy 2019” di SRM, nella sala Convegni della Struttura Polifunzionale del Terminal Molo Ichnusa.

I lavori, aperti dal saluto del vicesindaco di Cagliari Giorgio Angius, e moderati da Maurizio De Pascale, Presidente della Camera di Commercio di Cagliari, hanno visto gli interventi di Massimo Deandreis, Direttore Generale di Srm, Pierluigi Monceri, Direttore Regionale di Lazio, Sardegna e Sicilia di Intesa Sanpaolo, Massimo Deiana, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna, Giuseppe Gibin, Business Development Manager di Saras, Matteo Plazzi, Technical Director di Cor, Challenger of Record. Le conclusioni sono state affidate ad Alessandra Zedda, Vice Presidente e Assessore al Lavoro della Regione Autonoma della Sardegna.

“I nostri studi evidenziano un Mediterraneo sempre dinamico con il canale di Suez che continua a segnare record importanti in termini di passaggio di navi e merci – sottolinea Massimo Deandreis Direttore Generale Srm – Resta da affrontare per il nostro Paese il tema della competitività portuale poiché ormai tutti gli scali dell’area Med stanno effettuando investimenti in infrastrutture e piattaforme logistiche in grado di rendere più fluidi i flussi in import ed export delle merci. Dobbiamo quindi renderci conto che un comparto, come quello della filiera logistica, che porta al nostro Paese 40 miliardi di euro di Valore Aggiunto, deve essere valorizzato con decisione e fermezza; ed in prima fila deve essere posto il rilancio della portualità della Sardegna che vanta la presenza di un importante scalo come Cagliari e di una Zona Economica Speciale che può dare un’importante mano ad attirare investimenti e quindi risorse finanziarie per lo sviluppo e l’occupazione”.

“Il sistema portuale della Sardegna deve sempre più puntare sui driver che rappresentano la sua vocazione e nel contempo attivare iniziative che consentano di attrarre nuovi traffici – sostiene Pierluigi Monceri, Direttore Regionale di Lazio, Sardegna e Sicilia di Intesa Sanpaolo – Le crociere e la nautica da diporto hanno un notevole impatto moltiplicativo sull’economia di un territorio per cui vanno sostenute ed intraprese strategie finalizzate ad avere traffici durante tutto l’anno. Occorre puntare ad accogliere investimenti logistici e per questo è necessario progettare strumenti che ne favoriscano la loro attrazione ed in tale direzione sottolineiamo la rilevanza strategica della Zona Economica Speciale. Il «porto del futuro» a nostro giudizio deve garantire al territorio: internazionalizzazione, logistica e sviluppo del turismo e sono questi i 3 imperativi su cui Cagliari ed il sistema portuale della Sardegna deve impostare la propria crescita”.

“Il seminario annuale sull’Economia del Mare è sicuramente uno degli appuntamenti più attesi dal cluster marittimo nazionale e sardo – spiega Massimo Deiana, Presidente dell’AdSP del Mare di Sardegna – Un momento di studio su solide basi scientifiche che, dallo scorso anno, abbiamo il piacere e l’onore di ospitare nella splendida cornice della sala congressi del terminal crociere al Molo Ichnusa. Anche per questo 2019 sarà un’occasione proficua per analizzare il prezioso lavoro che Intesa Sanpaolo ed Srm offrono annualmente al settore marittimo, stimolando una riflessione su un report rigoroso condotta a livello nazionale e con focus specifici a livello locale. Uno strumento indispensabile per chi, come noi, deve confrontarsi quotidianamente con uno scenario complesso ed in continua evoluzione e dal quale trarremo spunti preziosi per l’attività dell’Ente”.

 

Sintesi dello Studio di SRM Traffico Merci e Passeggeri

Il sistema dei porti sardi (Cagliari, Olbia, Porto Torres, Oristano, Golfo Aranci, Porto Vesme e S. Teresa di Gallura) nel 2018 ha gestito 47,7 milioni di tonnellate di merci; esso rappresenta il 10% del totale nazionale. Nel segmento del Ro-Ro (Roll-on Roll-off, vale a dire navi specializzate nel trasporto di autovetture e mezzi pesanti gommati) gli scali sardi sono tra le eccellenze italiane; con 10,6 milioni di tonnellate l’isola rappresenta il 10% del totale Italia.

I traffici più importanti del Porto di Cagliari sono le rinfuse (il 79%) e il Ro-Ro (l’11% pari a 4,1 milioni di tonnellate). Cagliari, con 36 milioni di tonnellate di merci, è il 4° porto in Italia. È il 2° porto Oil in Italia; tali prodotti rappresentano il 77% del totale delle merci gestite dallo scalo.

Lo scalo mostra un momento di difficoltà sul settore dei container causato da alcuni vettori che hanno dirottato il traffico su altri scali del Mediterraneo; su questo settore sta progettando e definendo un piano di rilancio e dei propri terminal. L’Autorità di Sistema sta avviando una sollecitazione di mercato a livello internazionale per individuare un nuovo concessionario.

Per numero di passeggeri, i porti sardi rappresentano il 12% del totale Italia con 6,3 milioni di persone; il Porto di Cagliari ha gestito 706 mila passeggeri (-2,7% sul 2017).

Anche il settore delle crociere per gli scali sardi è rilevante con prospettive interessanti nel segmento luxury. Nel 2018 quasi 400 mila crocieristi (-8,3% sul 2017) sono sbarcati nel Porto di Cagliari. In particolare, in questo porto le crociere garantiscono passeggeri tutto l’anno: oltre il 40% sono concentrati nei mesi non estivi. Il dato riveste particolare importanza in quanto la destagionalizzazione delle crociere è un segnale positivo per il territorio e in particolare per la Sardegna che globalmente presenta ancora un turismo principalmente balneare.

Imprese, valore aggiunto, Import ed Export

La Sardegna ha un valore aggiunto generato dal totale dei settori connessi all’economia del Mare pari a 1,6 miliardi di euro, il 5,3% del totale del valore aggiunto del territorio. Con oltre 600 imprese del cluster marittimo, è 7° in Italia (7% del totale nazionale). Il trasporto marittimo è fondamentale per l’internazionalizzazione dell’economia della Sardegna; il 97% dell’import-export del territorio avviene “via mare” (in Italia il 37%), si tratta di 12,9 miliardi di euro (+14%). Per il 90% del totale si tratta di scambi legati a prodotti Oil&Gas, Coke e raffinati.

Diporto Nautico

Con quasi 20 mila posti barca la Sardegna è la 2° regione italiana, dopo la Liguria, per numero di posti barca con un peso del 12% sul totale nazionale e del 26% del Mezzogiorno ed è 3° per posti barca oltre i 24m considerate imbarcazioni ad elevato valore aggiunto. La spesa di queste unità, nelle acque italiane, è stata stimata in 209 milioni di euro (stima basata su un campione di 1.200 unità in transito, per una permanenza media di 3,8 giorni e con una spesa media giornaliera di 8.900 euro). La nautica da diporto, ha un ottimo moltiplicatore di occupazione: infatti un occupato nel settore genera altri 6 occupati nel sistema economico. Un euro speso, ne attiva 4 nell’economia.

Energy

Bunkering e GNL rappresentano per la Sardegna due opportunità di nuovi servizi per il trasporto marittimo. Il porto di Cagliari potrà offrire oltre ai combustibili navali tradizionali anche il nuovo olio combustibile ecologico a bassissimo tenore di zolfo (max 0,5% come da ultime specifiche IMO 2020), cosiddetto ultra-low-sulphur marine fuel oil (ULSFO). Il terminal destinato al rifornimento è stato adeguato per consentire alle navi di ormeggiare al di fuori della raffineria di Sarroch per caricare direttamente ULSFO. Anche il GNL (Gas Naturale Liquefatto) sta emergendo come combustibile marittimo valido e meno inquinante. La Sardegna si sta attrezzando e entro il 2021 si propone di avere le facilities per il GNL ad Oristano. L’obiettivo è di intercettare maggiori quote di traffico nel Mediterraneo offrendo opportunità di bunkering (rimessaggio e rifornimento) di GNL.

ITALIA

In Italia cresce la componente internazionale del nostro trasporto marittimo. Nel 2018 l’import-export via mare è stato di 254 miliardi, un aumento del 6,3% sull’anno precedente. Il 37% degli scambi commerciali italiani in valore avviene via mare. Questa percentuale arriva quasi al 70% se consideriamo il dato in quantità. La Cina è uno dei nostri maggiori partner in termini di import-export marittimo; nel 2018 abbiamo avuto un interscambio che ha superato 30 miliardi di Euro.

I porti italiani nel 2018 hanno gestito quasi mezzo miliardo di tonnellate; importanti i risultati nel segmento Ro-Ro che supera 109 milioni e +3% sul 2017; si tratta di un vero e proprio record considerando l’ultimo decennio. In lieve calo gli altri tipi di traffico; sui container ancora non riusciamo a dare la spinta decisiva al dato che ci vede “ancorati” ai 10 milioni di Teus ormai da anni.

L’Italia è il primo Paese nell’UE28 per trasporto di merci in Short Sea Shipping (trasporto a corto raggio) nel Mediterraneo, con 230 mln di tonnellate di merci trasportate (quota di mercato 37,4%). Le stime per il 2019 prevedono un incremento del 2,8% che riguarderà tutti i segmenti del trasporto marittimo.

LO SCENARIO INTERNAZIONALE

Suez registra crescite “record”. Il Canale ha chiuso il 2018 con 983 milioni di tonnellate transitate (+8,2%) e oltre 18 mila navi con un aumento del 3,6% sul 2017. E’ aumentato del 10% il traffico nella direzione Nord-Sud (che rappresenta il 53,3% del totale traffico merci del canale) e del 6,5% nella direzione opposta.

Nella direzione Nord-Sud del Canale permane il Sud Est Asiatico la prima regione di destinazione delle merci in transito con il 24% del totale. Nella direzione opposta invece prevale l’area North, West Europe & UK con il 31% del totale.

L’analisi per origine delle merci vede prevalere nella direzione Nord-Sud l’area North, West Europe & UK con il 21% del totale; nella direzione opposta prevale il Sud Est Asiatico con il 35% ed a seguire il Golfo con il 33%.

Cresce di 6 volte il traffico container nel Mediterraneo negli ultimi 20 anni registrando un aumento del 514%; i primi 30 porti del Mediterraneo hanno raggiunto e superato la soglia dei 56 milioni di TEU; nel 1995 erano 9 milioni.

 

Mobile version: Enabled