20
Oct
2021
News

Il futuro della portualità e della logistica for the Emilia Romagna region

La pandemia ha accelerato alcuni cambiamenti che erano già in atto e l’economia marittima è lo specchio di tutto questo con un Mediterraneo che sta trasformandosi da mare di transito a mare di competizione. Il Rapporto 2021 Italian Maritime Economy di SRM analizza i principali fatti e i numeri più importanti che hanno caratterizzato il 2020-2021: blocco del Canale di Suez, rotte cancellate, rialzi record dei noli, porti congestionati e tanto altro. E’ quindi fondamentale monitorare con attenzione come i nostri porti vanno attrezzandosi e come intendono reagire a tutto questo.

Lo scorso 19 luglio abbiamo in particolare approfondito - in un evento organizzato da Intesa Sanpaolo e AdSP Adriatico centro-settentrionale - il sistema logistico dell’Emilia-Romagna che ha in Ravenna un porto strategico per il nostro Paese, basti solo pensare che le imprese della regione generano oltre 26 miliardi di import-export via mare e che questo rappresenta il 37% dell’interscambio totale del territorio. Accrescere la competitività e l’efficienza del porto e attirare i traffici deve restare un imperativo strategico specie in questo momento storico in cui il nostro Paese ha davanti la grande sfida del PNRR, risorse da utilizzare presto e con qualità e con una visione sostenibile e proiettata alla digitalizzazione

Nel dettaglio l'economia del mare in Emilia-Romagna produce 3,4 miliardi di euro di valore aggiunto pari al 7% del totale nazionale. Una filiera importante e strategica, se pensiamo che nella regione sono presenti oltre 10.400 imprese attive nella logistica e nella portualità, pari al 9,6% delle imprese logistiche nazionali, che occupano circa 91 mila persone.

Parliamo di un porto multipurpose che ha ben retto l’urto della pandemia. Nel periodo gennaio‐maggio 2021 ha visto una movimentazione complessiva pari a quasi 10,6 milioni di tonnellate, con un rimbalzo del 18,7% (oltre 1,6 milioni di tonnellate in più) rispetto allo stesso periodo del 2020, ed il progressivo avvicinamento ai volumi del 2019 ante pandemia.

Ravenna si conferma poi lo scalo leader in Italia per le rinfuse solide con 9,4 milioni di tonnellate. Ma non vanno dimenticati alcuni aspetti critici del sistema logistico: resa Ex works ancora troppo diffusa ed utilizzata da circa il 60% delle imprese manifatturiere; e ancora da migliorare l’intermodalità utilizzata per circa il 35% delle aziende. 

Questi dati mostrano, seppur in sintesi, la valenza del settore marittimo in Emilia-Romagna, regione protagonista dell’economia italiana. 

L’asse adriatico è stato e rimarrà una rotta strategica per il futuro del Mediterraneo e del nostro Paese perché rappresenta il canale di ingresso per il raggiungimento delle aree produttive del centro e del nord ed anche sui grandi assi di trasporto del centro Europa. Vero è che la competitività portuale si fa sempre più aggressiva ed in questo momento gli scali sono chiamati ad affrontare sfide difficili provenienti dai competitor della sponda nordafricana e della sponda orientale del Med che spesso possono avvalersi di free zone strutturate e con incentivi molto orientati all’attrazione di investimenti manifatturieri che sono la linfa vitale delle infrastrutture portuali poiché generatrici di traffico.

Il futuro dei nostri porti sarà molto orientato su modelli che non dovranno essere solo catalizzatori di traffico ma anche espressione di innovazione, intermodalità, attrazione di imprese, di conoscenza delle dinamiche economiche, di internazionalizzazione del territorio, e di sviluppo sostenibile, tutte sfide che sono comprese in un modello portuale che SRM chiama “Porto 6.0” proprio perché strutturato su sei driver, tutti non a caso richiamati nel NEXT Generation EU in varie Missioni.

Sembra strategico il progetto di realizzare una ZLS-Zona Logistica Semplificata poiché questo strumento può dare un grande contributo in termini di snellimento burocratico e di consolidare i rapporti tra la logistica e l’industria che spesso non hanno strategie comuni e non solo. La ZLS consente, se ben strutturate di direzionare incentivi verso progetti mirati ad avere la contestuale crescita del porto e delle imprese, elemento di innovazione assoluta.

Così come sarà importante la capacità di strutturare e progettare investimenti che vadano nella direzione dell’idrogeno e/o del GNL e/o del cold ironing e tutto ciò che può andare nella direzione di diventare GREEN PORT cioè infrastruttura più rispettosa dell’ambiente, più resiliente e più in grado di rispondere agli shock economici come quello della Pandemia.

Altro dogma da assumere in seno alle strategie sarà quello della digitalizzazione in tutti i sensi. Questo è un topic che sarà la vera discriminante della competitività nel settore marittimo. Più saremo in grado di velocizzare e rendere fluidi i nostri processi logistici e più saremo in grado di schiodare il nostro paese dal 19° posto nella classifica del Logistics Performance Index della Banca Mondiale.

Dal canto nostro come sistema Paese dovremo essere in grado di risolvere alcuni dei nodi che caratterizzano la nostra logistica come ad esempio le connessioni mare – ferro su cui abbiamo oggettivamente investito poco e l’eccessivo utilizzo della clausola ex-works nei rapporti con gli esportatori esteri che si avvalgono di loro operatori per trasportare le merci a destinazione non ricorrendo ad imprese italiane facendo così perdere lavoro alla nostra filiera; secondo uno studio di SRM su un panel di imprese manifatturiere ben il 73% di queste ricorre a questa clausola ed i Emilia-Romagna siamo a circa il 60%.

Il futuro è quindi denso e ricco di sfide e occorrerà affrontarle con determinazione.

 

Scarica qui le slide presentate all'evento del 19 luglio: "I nuovi scenari marittimi del Mediterraneo: Opportunità di sviluppo per l'Emilia-Romagna".

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