18
Dic
2025
Comunicati Stampa

Il Rapporto sulla Finanza Territoriale 2025 presentato al Senato

Roma, 18 dicembre - La stagione degli investimenti straordinari legati al PNRR convive con una progressiva riduzione degli spazi di manovra della finanza ordinaria di Comuni e Regioni, in particolare legata ai vincoli di finanza pubblica introdotti dalla nuova governance fiscale europea. È all’interno di questo quadro di fondo che si articolano le analisi e gli approfondimenti tematici contenuti nel Rapporto sulla Finanza Territoriale 2025, giunto alla XXI edizione, curato dalla rete degli Istituti di Ricerca Regionali (IRES Piemonte, IRPET Toscana, SRM, PoliS-Lombardia, Ipres Puglia, Liguria Ricerche e Agenzia Umbria Ricerche), che sarà presentato giovedì 18 dicembre 2025, dalle 15.00 alle 18.00, nella Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, a Roma.

Il Rapporto rappresenta da oltre vent’anni uno dei principali strumenti di analisi sulla finanza decentrata in Italia, grazie a un lavoro congiunto di istituti di ricerca regionali impegnati nel fornire letture strutturali e congiunturali sui conti degli enti territoriali. L’edizione 2025 dedica ampio spazio alla ricostruzione dell’evoluzione del sistema negli ultimi due decenni, mantenendo al tempo stesso una forte attenzione ai nodi più attuali, in una fase storica segnata dalle recenti riforme istituzionali, dall’introduzione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e dalla conclusione del ciclo pandemico-PNRR.

Comuni: più investimenti, meno risorse per i servizi

Dal punto di vista congiunturale, il Rapporto segnala che nel periodo 2025-2029 torna stringente il concorso degli enti territoriali alla finanza pubblica. Per i Comuni, la crescita degli investimenti in conto capitale – sostenuta soprattutto dal PNRR – si accompagna a una progressiva compressione della spesa corrente reale. Accantonamenti e tagli sulla parte corrente ammontano a circa 430 milioni di euro l’anno, per oltre 2 miliardi nel quinquennio, riducendo i margini per finanziare servizi essenziali e manutenzione delle opere realizzate.

Gli investimenti comunali pro capite sono aumentati in modo significativo, passando da 220 euro nel 2022 a 366 euro nel 2024 a prezzi correnti. Tuttavia, il Rapporto sottolinea come la sostenibilità di questo ciclo dipenda sempre più dalla capacità amministrativa e dalla disponibilità di risorse ordinarie: senza un rafforzamento della parte corrente, il rischio è quello di accumulare infrastrutture senza disporre degli strumenti necessari per gestirle nel tempo.

Regioni e sanità: il nodo irrisolto dei divari

Per le Regioni, la sanità continua a rappresentare il capitolo largamente dominante dei bilanci. La spesa sanitaria complessiva è cresciuta da 136,7 miliardi di euro nel 2020 a 152,9 miliardi nel 2023, arrivando a pesare per circa il 62% della spesa regionale totale. In questo contesto, il finanziamento del Servizio sanitario nazionale si intreccia con la persistenza di forti divari territoriali e con il fenomeno della mobilità sanitaria, che vale circa 4 miliardi di euro l’anno e continua a trasferire risorse dalle aree più fragili a quelle più attrezzate.

Federalismo incompiuto e “trappola della fragilità”

La parte monografica del Rapporto affronta in modo sistematico le fragilità strutturali del decentramento fiscale italiano. Il modello di federalismo fiscale delineato dalla Costituzione e dalla legge 42/2009 resta incompiuto: in diversi ambiti i Lep non sono pienamente definiti e i meccanismi perequativi, inclusa la perequazione infrastrutturale, risultano solo parzialmente attuati.

In un Paese caratterizzato da forti dualismi economici, questa incompletezza istituzionale rischia di alimentare una vera e propria “trappola della fragilità”: i territori con maggiori bisogni sanitari e sociali, in particolare nel Mezzogiorno, sono anche quelli con minore autonomia fiscale, basi imponibili più deboli, minore capacità di riscossione e dotazioni più limitate di personale e infrastrutture.

Demografia e welfare: una sfida di medio-lungo periodo

A rendere il quadro ancora più complesso interviene la transizione demografica. La popolazione italiana è destinata a invecchiare rapidamente, con un aumento stimato di circa 760 mila persone anziane non autosufficienti tra il 2025 e il 2040 (+27%). Nel Mezzogiorno, il calo demografico è accentuato dalla sovrapposizione tra saldo naturale negativo ed emigrazione, soprattutto giovanile e qualificata, con effetti diretti sulla sostenibilità del welfare territoriale.

I casi di studio su sanità e non autosufficienza mostrano divari significativi nei livelli di spesa e nell’offerta di servizi, confermando la difficoltà di garantire livelli essenziali uniformi sull’intero territorio nazionale.

Il confronto istituzionale

Alla presentazione del Rapporto parteciperanno autorevoli rappresentanti del mondo istituzionale e accademico, tra cui Banca d’Italia, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Corte dei Conti, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Università, offrendo un’occasione di confronto sulle prospettive del federalismo e sul ruolo delle Regioni nel nuovo contesto istituzionale.

Dopo i saluti istituzionali di Alessia Grillo (Conferenza delle Regioni e delle Province autonome) e Alessandro Ciro Sciretti (Presidente IRES Piemonte), il Rapporto sarà illustrato da Emma Galli (Sapienza Università di Roma e SNA) e Pietro Tommasino (Banca d’Italia). Seguirà una tavola rotonda dedicata al ruolo delle Regioni e alle prospettive del federalismo, coordinata da Patrizia Lattarulo (IRPET), con gli interventi di Antonello Turturiello, Veronica Grembi, Alberto Zanardi e Giulio Salerno. Le conclusioni saranno affidate a Giampaolo Arachi (Università del Salento e Ufficio parlamentare di bilancio).

 

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La finanza territoriale 2025

La ventunesima edizione del Rapporto si concentra come di consueto sull'analisi della finanza decentrata in Italia, grazie al lavoro congiunto di sette istituti di ricerca regionali, tra cui SRM. Il volume dedica ampio spazio alla ricostruzione dell’evoluzione del sistema negli ultimi due decenni, mantenendo al tempo stesso una forte attenzione ai nodi più attuali, in una fase storica segnata dalle recenti riforme istituzionali, dall’introduzione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e dalla conclusione del ciclo pandemico-PNRR.


SRM, in particolare, ha contribuito al Rapporto con il saggio: "Il finanziamento degli investimenti degli Enti locali e territoriali: gli strumenti e il loro utilizzo".

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