10
Giu
2024
Comunicati Stampa

Oggi a Napoli ACEN ospita la presentazione dello studio di SRM sulla Filiera delle Costruzioni

La competitività della filiera, soprattutto nel Mezzogiorno, si gioca vincendo le sfide della sostenibilità e dell’innovazione.

  • Il valore aggiunto del settore in Italia è di 99,3 mld € al 2023, con un peso del 5,3% sul Pil e che arriva al 10,5% con gli effetti indiretti ed indotti.
  • Il settore occupa 1,78 milioni di persone, il 6,8% sul totale ed oltre il 12% se si considera tutta la filiera.
  • Nel Mezzogiorno il settore pesa sull’area l’11,6% in termini di valore aggiunto ed il 13,3% in termini di occupazione. In Campania il valore aumenta ancora: 12,3% e 14%.
  • In termini di imprese il settore vanta 223,6 mila imprese al Sud (il 30% del dato nazionale), delle quali il 31% in Campania.
  • Il Moltiplicatore: Srm stima che nel Sud, per ogni 100 € spesi nel settore si generano 128,5 € di valore aggiunto (tra effetto diretto, indiretto e indotto), più della media nazionale (Italia 115,6 €, Campania 123,1€).
  • Secondo una Survey di SRM più di una impresa su tre, nel Sud, investe in digitale (39,5% in Italia), alimentata anche dal forte rapporto con i poli di ricerca sul territorio.
  • Il 28% delle imprese investe in sostenibilità, in linea con la media Italia. Tra le principali motivazioni ci sono il miglioramento delle performance aziendali (63%) e l’adeguamento alla domanda di mercato (60%). Ciò conferma una crescente maturità strategica delle imprese della filiera.

Napoli, 10 giugno 2024 – SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) ha presentato oggi a Napoli la ricerca “La filiera delle Costruzioni tra innovazione, sostenibilità e prospettive di crescita”, nuovo numero e decima edizione della collana "Un Sud che Innova e Produce" che dal 2013 analizza le forze produttive endogene del Mezzogiorno in un’ottica proattiva e sostenibile.

L’evento, organizzato con ACEN e ospitato dall’Associazione presso la nuova sede di Palazzo Ruffo della Scaletta, è stato aperto dai saluti istituzionali del Presidente Angelo Lancellotti.

A seguire Massimo Deandreis, Direttore Generale SRM, ha presentato la ricerca descrivendo i principali dati socio-economici delle Costruzioni nel contesto geoeconomico, competitivo e innovativo: uno scenario in cui le imprese del settore si confrontano con i vincoli e le opportunità derivanti dagli obiettivi europei di sostenibilità ed efficienza, come emerge anche dalle risultanze di una Survey rivolta a 700 aziende edili di cui 300 localizzate nel Mezzogiorno.

Salvio Capasso, Responsabile Imprese & Territorio SRM, ha poi illustrato le grandi trasformazioni economiche, ambientali e sociali che stanno interessando la filiera, soprattutto meridionale, tra cui riqualificazione energetica, rigenerazione urbana, digitalizzazione, impiego di nuove tecnologie e nuovi materiali.

Ne hanno discusso – moderati da Nando Santonastaso, editorialista economico de “Il Mattino” – Marco Ferretti, Professore di strategia e imprenditorialità Università degli Studi di Napoli Parthenope, Giuseppe Nargi, Direttore regionale Intesa Sanpaolo e Giuseppe Tripaldi, Coordinatore aree tematiche Federcostruzioni.

Ad arricchire il confronto il focus con le startup innovative del settore e le testimonianze di Vito Leonardo Chiechi, Fondatore e amministratore unico Digitarca, e Flavio Galdi, Project Manager Etesias. Ha tenuto le conclusioni Antonio Marchiello, Assessore Attività Produttive, Lavoro, Demanio e Patrimonio della Regione Campania.

Dichiarazione di Massimo Deandreis, Direttore Generale SRM: “La filiera delle Costruzioni ha un rilevante peso economico nel Mezzogiorno, rappresentando l’11,6% del Pil complessivo. Oggi è in una fase di profonda trasformazione e ciò implica per le imprese significativi cambiamenti. In primis, l’esigenza di assecondare un mercato che guarda sempre di più alla dimensione green e ad un’edilizia sostenibile. Questo processo richiede però investimenti importanti in innovazione tecnologica e digitale. E poi c’è il fattore dimensionale: nel Mezzogiorno sono ancora troppe le micro-imprese, mentre tutti i dati dimostrano che imprese più grandi sono meglio capaci di affrontare le sfide della competitività. Questi sono i driver di crescita di un comparto che, anche grazie all’elevato effetto moltiplicativo sul resto dell’economia, si è confermato in questi anni essere un traino della ripresa italiana e del Sud”.

Dichiarazione di Angelo Lancellotti, presidente Acen: “Secondo le stime Ance nell’ultimo triennio in Italia (2021- 2023) gli investimenti in costruzioni hanno aumentato i livelli produttivi di circa 80 miliardi (+57%), recuperando quasi del tutto il gap produttivo dovuto alla ultradecennale crisi settoriale. Il Mezzogiorno ha partecipato significativamente a questa ripresa: al 2021 il contributo del Pil di settore (=investimenti in costruzioni) nelle regioni meridionali è pari al 15,7%. Se però in questi anni il traino, è stato dato dal sistema dei bonus e, attualmente, dalla spesa del PNRR, è anche vero che bisogna guardare oltre. Nel futuro delle costruzioni c’è un processo progressivo e irreversibile di ridefinizione di un settore considerato “maturo” che si trova a dovere riscrivere i propri connotati, a diversificare, potendo divenire uno dei principali attori dello sviluppo sostenibile. Per farlo occorre agganciare le sfide della modernità, particolarmente dei tre grandi asset di sviluppo degli anni 2000: la rigenerazione urbana, la transizione ecologica, la sostenibilità, la digitalizzazione e la innovazione tecnologica”.

PRINCIPALI NUMERI DELLO STUDIO

La filiera delle costruzioni ha un ruolo economico e sociale molto significativo per il Paese e soprattutto nel Mezzogiorno.

  • Il valore aggiunto in Italia è di 99,3 mld € al 2023, con un peso del 5,3% sul Pil e che arriva al 10,5% se si considerano gli effetti indiretti ed indotti del settore. Il peso è ancora più rilevante in termini di occupazione: 1,78 milioni di occupati, il 6,8% sul totale ed oltre il 12% se si considera tutta la filiera.
  • Il Mezzogiorno (ed ancor più la Campania) presenta un livello di specializzazione produttiva maggiore: il settore pesa sull’area l’11,6% in termini di valore aggiunto ed il 13,3% in termini di occupazione (in Campania rispettivamente 12,3% e 14%). Importante è anche il contributo alla filiera nazionale, esprimendo il 25% del VA ed il 30% dell’occupazione italiana. Alla base c’è una presenza imprenditoriale non trascurabile che contribuisce alla competitività del Paese: 223,6 mila imprese al Sud (il 30% del dato nazionale), delle quali il 31% in Campania.
  • è una filiera con un rilevante impatto sulla crescita economica del territorio. La filiera delle costruzioni è caratterizzata dalla sostanziale assenza del commercio internazionale e dal peso ridotto del commercio interregionale per cui gran parte della ricchezza generata dalla filiera resta nella regione di origine e ciò vale in modo particolare per il Mezzogiorno e per la Campania: l’85,6% del Va generato dalla domanda di prodotti dell’edilizia resta nella regione contro l’83,9% dell’Italia, in Campania si arriva al 91,6%.
  • L’industria delle costruzioni acquista un’ampia gamma di beni e servizi prodotti da altre industrie. Ne deriva che i moltiplicatori della spesa per la suddetta industria sono elevati, soprattutto al Sud dove, per ogni 100 € spesi nel settore, si generano 128,5 € di valore aggiunto (tra effetto diretto, indiretto e indotto), più della media nazionale (Italia 115,6 €, Campania 123,1€).

Nascono nuove sfide e opportunità. Le imprese dovranno confrontarsi con un nuovo scenario in cui sostenibilità, innovazione e adattamento alle nuove regole europee determineranno il successo e la competitività della filiera. Dalla Survey di SRM, si evince che:

  1. La dimensione d’impresa è un fattore che incide sulle scelte del mercato di riferimento. Quasi i ¾ delle imprese più piccole del Sud si affidano al mercato regionale (in Italia 58,6%). Mentre i ¾ delle imprese più grandi opera in un mercato nazionale ed internazionale (in linea con la media italiana).
  2. Le imprese del Sud preferiscono reti di fornitura «corte». Solo per il 45% dei casi le imprese del Sud vanno oltre il mercato locale. La Campania si distingue per un dato più elevato, pari al 61,2%, in linea con il dato nazionale (il 62%).
  3. Al Sud ci sono meno imprese investitrici… La propensione ad investire del Mezzogiorno è di 17 punti inferiore alla media nazionale, ma il divario si riduce a solo 5 punti se si considerano le imprese più grandi.
  4. …ma quelle che investono riescono comunque a farlo con una maggiore intensità. Si evidenzia che oltre il 20% delle imprese meridionali investe più del 30% del fatturato (in Italia il 16%)
  5. Prevalgono gli investimenti tradizionali, ma aumenta l’interesse per l’innovazione. Il 38% delle imprese del Sud investe in innovazione e sostenibilità e, con una quota del 44%, le imprese campane danno una spinta significativa (Italia 42,5%). Anche in questo caso, la dimensione conta: le imprese del Sud più grandi investono in innovazione in misura analoga a quelle nazionali (44,2% contro 43,7%).
  6. Più di una impresa su tre, nel Sud, investe in digitale (39,5% in Italia), alimentata anche dal forte rapporto con i poli di ricerca sul territorio. Circa il 40% delle imprese meridionali investe, infatti, nei legami con il sistema della ricerca pubblica e privata (Italia 31,3%).
  7. Il 28% delle imprese investe in sostenibilità, in linea con la media Italia. Significativo è che tra le principali motivazioni ci sono il miglioramento delle performance aziendali (63%) e l’adeguamento alla domanda di mercato (60%). Ciò conferma una crescente maturità strategica delle imprese della filiera.
  8. Cresce la consapevolezza dell’importanza di adeguarsi alle sfide tecnologiche e di mercato. Le imprese del Sud per il prossimo futuro consolidano l’orientamento verso investimenti innovativi. Quasi 1 su 2 prevede un aumento dell’investimento in digitale nel prossimo triennio. Analoga è la proporzione di imprese che investiranno in sostenibilità (46% contro una media Italia del 44%).

 

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