Vale €433,3 miliardi e rappresenta quasi il 10% dell'economia nazionale. La Bioeconomia italiana si conferma tra le più sviluppate d'Europa, grazie alla forza dell'agroalimentare, alla capacità innovativa delle imprese e a filiere produttive che contribuiscono a rafforzare sostenibilità, sicurezza economica e autonomia strategica.
È quanto emerge dal 12° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa, realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster SPRING, con il contributo di SRM, Intesa Sanpaolo Innovation Center e Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Il Rapporto si conferma un punto di riferimento nell'analisi delle trasformazioni che stanno ridefinendo le filiere produttive europee ed è stato presentato il 16 Giugno a Roma, presso la sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
L'Italia occupa una posizione di primo piano nel panorama europeo. Con un valore della produzione pari a €433,3 miliardi, si colloca tra le principali economie del settore, distinguendosi per un'incidenza sull'economia complessiva superiore alla media europea. La crescita registrata nel 2025 è stata sostenuta soprattutto dalla competitività della filiera agroalimentare sui mercati internazionali.
I principali indicatori mostrano una realtà ormai centrale per l'economia italiana:
La diffusione della Bioeconomia coinvolge l'intero Paese: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna guidano la classifica per valore aggiunto generato, mentre il Mezzogiorno si distingue per una maggiore incidenza occupazionale e per la specializzazione nelle attività legate all'agroalimentare e alla valorizzazione delle risorse naturali.
Un contributo decisivo arriva dall'innovazione. Nel 2025 sono state censite 707 start-up innovative, concentrate soprattutto nelle attività di ricerca e sviluppo. Le principali traiettorie di crescita riguardano i materiali bio-based, il recupero degli scarti, i nuovi modelli alimentari e le applicazioni legate all'energia e alle costruzioni sostenibili.
Tra gli approfondimenti del Rapporto spicca quello dedicato alla filiera del legno, uno dei comparti più rappresentativi della transizione verso modelli produttivi sostenibili. Nell'UE27 la superficie forestale è cresciuta dell'11% tra il 1990 e il 2025, mentre l'Italia si distingue con un incremento del 24%, accompagnato da una crescita dell'occupazione nella silvicoltura del 56,9% tra il 2000 e il 2023.
Il nostro Paese mantiene inoltre una posizione di leadership nella produzione di mobili, grazie alla competitività dei distretti industriali e alla capacità di presidiare le fasce più alte del mercato internazionale. Parallelamente, la diffusione di pratiche di recupero e riciclo conferma il ruolo del settore come laboratorio avanzato di economia circolare. Per gli imballaggi in legno, l'Italia raggiunge un tasso di riciclo del 64,9%, tra i più elevati in Europa.
Le recenti iniziative europee, dal Clean Industrial Deal alla revisione della Strategia europea per la Bioeconomia, attribuiscono a questo comparto un ruolo sempre più centrale nella transizione ecologica e nella riduzione delle dipendenze strategiche. Rafforzare le filiere bio-based e circolari, sostenere investimenti e innovazione, migliorare l'integrazione tra territori e imprese e favorire lo sviluppo delle competenze significa costruire un'economia più resiliente e competitiva. In un contesto segnato dalla ricerca di maggiore autonomia strategica, la Bioeconomia rappresenta una delle direttrici su cui costruire crescita sostenibile, innovazione e valore per il sistema produttivo italiano ed europeo.
Scarica la Presentazione del 12° Rapporto sulle Bioeconomia
© Copyright 2021- SRM - Centro Studi e Ricerche - P.iva 04514401217
© Copyright 2021- SRM services - P.Iva/C.F.: 09117291212 - Privacy Policy