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Scarica gli atti del Convegno di Intesa Sanpaolo sull’agroalimentare in Sicilia | Realmonte, 4 ottobre 2019

Il settore agroalimentare asset strategico per lo sviluppo della Sicilia. Questo il tema del convegno odierno organizzato da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Srm, dal titolo: “L’agroalimentare in Sicilia: potenzialità e possibili sinergie con le Filiere turistica ed enogastronomica”.

I lavori, aperti dal saluto di Nello Musumeci, Presidente della Regione Sicilia, si sono svolti nella Sala Eventi del Madison di Realmonte (AG). Durante il dibattito sono intervenuti Massimo Deandreis, Direttore Generale Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, Pierluigi Monceri, Direttore Regionale Lazio, Sardegna e Sicilia di Intesa Sanpaolo, Pino Cuttaia, Chef e promotore dell’iniziativa “Nnumari”, Antonio Rallo, Presidente del Consorzio tutela vini doc Sicilia e Amministratore Delegato di Donnafugata, e Raffaele Borriello, Direttore Generale ISMEA.

“La sinergia tra turismo, agroalimentare, enogastronomico e ambiente rappresenta un importante fattore di crescita economica per la Sicilia, – spiega Pierluigi Monceri, Direttore Regionale Lazio, Sardegna e Sicilia di Intesa Sanpaolo -. Il legame tra questi settori è già fortemente radicato sull’isola, ma occorre continuare a investire su alcuni aspetti fondamentali come l’innovazione, la sostenibilità, l’organizzazione e la mobilità interna. È necessario assumere una visione strategica e una pianificazione di lungo periodo per puntare su un turismo sinergico con le forze endogene dell’economia e sviluppare così un’offerta sempre più ricca, in cui ogni filiera possa creare valore aggiunto per l’intero sistema. In quest’ottica gli investimenti in formazione e digitalizzazione sono indispensabili per valorizzare le enormi potenzialità di questo territorio, perché solo con una visione di turismo «multidimensionale» è possibile migliorare l’impatto economico del soggiorno turistico sull’isola, agendo su un giusto mix di qualità e quantità”.

Con oltre 23 milioni di arrivi e un valore aggiunto stimato in quasi 20 miliardi di euro, il turismo rappresenta una filiera importante per l’economia del Mezzogiorno, peraltro in crescita rispetto al passato – sottolinea Massimo Deandreis, Direttore Generale Srm -. Questi dati devono spingere a fare ancora meglio e soprattutto a valorizzare le sinergie tra turismo e agroalimentare che rappresenta una grande eccellenza del nostro territorio, dove la qualità è il vero valore aggiunto. Anche qui i dati parlano chiaro: 344 prodotti agroalimentari certificati nel Mezzogiorno rappresentano un’importante leva su cui puntare per fornire un nuovo impulso ai flussi turistici. Gli interessi enogastronomici sono, infatti, una delle principali motivazioni per le quali si sceglie di visitare il nostro territorio e si stima che l’agroalimentare del Made in Italy muova, da solo, 1 turista ogni 4 che arrivano nel nostro Paese. L’agroalimentare quindi fa piena sinergia con il turismo e rappresenta inoltre una leva importante per destagionalizzare i flussi. Mettere a sistema turismo, enogastronomia, ambiente e territorio è, quindi, sempre di più la ricetta giusta per fare di questo comparto una vera leva di sviluppo e occupazione”.

Secondo i dati elaborati da Srm, nel Mezzogiorno la rappresentatività del settore Agroalimentare supera le medie nazionali. Le buone performance sono legate, tra le altre cose, al commercio internazionale del comparto alimentare che mostra un saldo positivo per 1,6 miliardi di euro (4,8 miliardi il dato nazionale). Il Sud Italia è anche la macro area con il più alto numero di certificazioni di qualità con 344 prodotti DOP, IGP, STG. In Sicilia il settore ha la sua rilevanza. L’Isola è la 5° regione in Italia per produzione agroalimentare di qualità DOP, IGP e STG, a fronte dei quali si rilevano oltre 16 mila produttori di qualità (l’8,1% dei produttori di qualità dell’Italia).

Grande attenzione c’è anche per il biologico: la Sicilia è prima in Italia per superficie destinata a colture biologiche con oltre 427 mila ettari (il 22,4% del totale in Italia, dato del 2017). Rispetto a tutta la superficie coltivata, quella biologica rappresenta il 31,1% (media Italia 15,4%). Si punta sui comparti tipici della tradizione regionale, come quello viti-vinicolo. La Sicilia è 2° nel Mezzogiorno e 5° in Italia per vini certificati con 31 prodotti (24 DOP e 7 IGP) ed è 4° in Italia per livelli di produzione vinicola, con quasi 5 milioni di ettolitri, corrispondenti al 10% della produzione nazionale. Sul fronte della qualità, i vini della Sicilia si confermano al top: la gran parte del vino prodotto in regione (l’82,5% per la precisione, in crescita del 3% rispetto al 2017) è costituita da vini DOP (28%) o IGP (54%). Si registra, quindi, un’ottima performance in termini di valore economico generato per il segmento dei vini certificati: la Sicilia, con 550 milioni, occupa la 4° posizione, dopo Veneto, Toscana e Piemonte.

Passando al settore turistico, in Sicilia nel 2018 si sono superati i 15 milioni di presenze evidenziando un trend positivo soprattutto nella componente straniera che in termini di arrivi cresce del 6,6%. Gli arrivi stranieri (2,3 milioni) pesano per il 46,3% sul totale e, pur se tale peso è in crescita (era il 44,6% nel 2017), rimane ancora prevalente la componente domestica. In termini di presenze, invece, la quota straniera ha ormai superato quella nazionale. Cresce, quindi, l’attrattività turistica (rispetto a dieci anni fa, presenze +8,6%, in Italia +14,8%), soprattutto presso gli stranieri: il peso delle presenze straniere passa dal 40% al 51%. Crescono anche la spesa dei viaggiatori stranieri che, con 1,9 miliardi di euro registra un +12,7% sul 2017, e il valore aggiunto turistico che, con oltre 2,6 miliardi di euro è in aumento rispetto all’anno precedente (+6,4%).

Per il 2019, tuttavia, si stima un rallentamento della crescita dei flussi turistici sull’Isola con dei valori pressoché stabili sui livelli del 2018. Le presenze in Sicilia, in particolare, sono penalizzate non solo da fattori climatici e naturali (si pensi a quanto accaduto a Stromboli), ma anche dalla riapertura di mercati concorrenziali. La crescita dei flussi turistici sull’Isola, associata alle nuove dinamiche turistiche, si traduce in un incremento delle forme ricettive alternative, in contrapposizione a quelle classiche, in calo. La domanda, quindi, si orienta verso nuove scelte (anche grazie alla crescente digitalizzazione dell’offerta turistica) portando a un forte aumento degli alloggi privati. Questi, tuttavia, rispetto alle strutture tradizionali, presentano nuove problematiche (in termini, ad esempio, di sicurezza, abusivismo e concorrenza sleale). Nel complesso, la regione conta comunque 7.155 esercizi ricettivi per 205.890 posti letto. Aumenta sia il numero degli esercizi ricettivi (+6% rispetto al 2017) sia quello dei posti letto (+1,3%).

Nel complesso, la Sicilia conferma la sua attrattività con un indice pari a 100,7 (100 la media Italia), e si posiziona al 15° posto nella graduatoria regionale. L’elevata soddisfazione del turista e la disponibilità di risorse culturali e storico-artistiche sono le componenti dell’indice con il valore più alto (121,8 nel primo caso e 101,6 nel secondo). L’Isola mostra comunque anche dei punti di debolezza come l’alta stagionalità (quasi il 65% degli arrivi è concentrato nel periodo maggio- settembre) e il tema dell’accessibilità e della mobilità del territorio: emerge la presenza di importanti e significative porte d’accesso all’Isola, ma è tuttavia necessario un costante rafforzamento delle stesse a sostegno di un flusso turistico crescente e diversificato. È necessario, inoltre, garantire un’efficace capacità di movimento all’interno con strade e strutture di servizio adeguate e convenienti (trasporti interni, transfer ecc.).

In Italia si stima un valore turistico diretto di 95 miliardi di euro, pari al 6,5% del valore aggiunto totale. Per il Mezzogiorno si stima pari a 19,5 miliardi, con una vocazione turistica inferiore al dato medio nazionale (6%). L’area geografica con la più alta vocazione turistica rimane il Nord Est con il 7,8%. Nel suo complesso, il moltiplicatore delle presenze turistiche nel Mezzogiorno è basso: 70,8 euro, contro un dato nazionale pari a 103,4 euro. Tuttavia, il Sud si contraddistingue per una pluralità di tematiche che mostrano impatti differenti sul territorio in termini di creazione del valore. Spiccano quello culturale e quello enogastronomico: per il primo la ricchezza attivata da un soggiorno aggiuntivo in Italia passa da 103,4 euro a 105,4 euro. Per il secondo, invece, raggiunge i 119,6 euro.

Per quanto riguarda il contesto della Sicilia, anche come conseguenza della forte tendenza a un prodotto monotematico, il valore aggiuntivo di un soggiorno turistico sull’Isola è pari a 71,5 euro. Tuttavia, si stima che qualora si attuassero sinergie organizzative e produttive tra i vari comparti (agroalimentare in primis) aumenterebbe, nel medio periodo, la capacità endogena di creazione di ricchezza in relazione all’aumento di presenze turistiche. Con un turismo multidimensionale si potrebbero, quindi, raggiungere i 109,4 euro per presenza in più. L’effetto congiunto di una diversificazione tematica e dell’aumento del 20% delle presenze turistiche potrebbe portare a un aumento di 2,1 miliardi di euro di valore aggiunto.

Rilevante potrebbe essere l’apporto della filiera agroalimentare: analizzando l’effetto moltiplicativo degli investimenti nella filiera siciliana del cibo emerge come 100 euro investiti nel settore agricolo generano una ricchezza aggiuntiva per ulteriori 51 euro, dei quali 15 all’interno della regione stessa e 36 nel resto del territorio italiano. A livello nazionale sono 124 euro in più (27 endogeni + 97 esogeni). Ben più elevato è, invece, l‘effetto moltiplicativo nel settore alimentare per il quale, a fronte di 100 investiti, si stima un incremento di ricchezza per 844 euro (di cui 173 all’interno della regione e 671 all’esterno). A livello nazionale sono 481 euro in più (161 endogeni + 320 esogeni).

Il Mezzogiorno è al centro dell’offerta turistica internazionale: i suoi elementi di forza (mare, ambiente, cultura, enogastronomia, qualità della vita) ne fanno una meta unica e rilevante per l’intero Paese (leader nel mondo come siti dell’UNESCO). La sinergia tra turismo, enogastronomia, ambiente e territorio rappresenta quindi un fattore chiave per la nostra economia, un elemento di forza su cui puntare affinché si possa alimentare una crescita economica sostenibile e duratura per il Mezzogiorno e per il Paese nel suo complesso.

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