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Barometro Economia | Porti e Zone Economiche Speciali: binomio inscindibile

L’articolo di novembre della rubrica “Il Barometro dell’Economia”  SRM si concentra sul binomio inscindibile tra porti e Zone Economiche Speciali.

Gli scenari economici marittimi nel Mediterraneo continuano a fornire indicazioni di carattere strategico su cui bisogna riflettere con un’attenzione sempre maggiore da parte del nostro sistema Paese. SRM nei propri studi ha recentemente posto l’attenzione su tre aspetti: in primis la crescita del traffico che transita per il Canale di Suez che ormai da mesi sta marcando percentuali di aumento a doppia cifra, poi gli investimenti portuali e logistici che la Cina sta realizzando nel Mare Nostrum e, infine, la presenza di Zone Economiche Speciali (specie nelle aree portuali nordafricana e turca) che vanno definendo strategie di attrazione di investimenti imprenditoriali sempre più aggressive.

Tutti questi fenomeni, per varie motivazioni e con intensità diverse, vedono coinvolta la portualità italiana, del Mezzogiorno ed in particolare quella della Campania.

Il canale di Suez, dopo l’espansione, ha consolidato il suo ruolo di grande snodo mondiale; i recentissimi dati del mese di Luglio 2018 mostrano complessivamente più di 10.300 navi transitate per un totale di oltre 550 milioni di tonnellate di merci (+8,4% sullo stesso periodo dello scorso anno). Nel Mediterraneo, secondo le stime di SRM, la presenza di navi container è cresciuta nell’ultimo quinquennio di circa il 27%. Dati che mostrano una ormai definita centralità dell’area MED nell’ambito del commercio mondiale.

La Cina dal canto suo sta sviluppando un piano imponente di investimenti infrastrutturali, la cosiddetta Via della Seta (Belt & Road Initiative) rispetto il quale il nostro sistema portuale deve necessariamente proporsi per avere un ruolo attivo. Non va nascosto che il Dragone possa essere maggiormente interessato ai porti settentrionali più vicini al Centro Europa, ma la portualità del Sud può diventare il punto di riferimento di un mercato nazionale di origine/destinazione centro meridionale e di un mercato di import-export di merci da e verso il Nord Africa di tutto rispetto. Si tenga conto che la Cina è molto interessata anche all’area del Middle East con ingenti investimenti nell’area Egiziana, Algerina e negli Emirati Arabi, mercati che il Sud serve e ancora con ampi margini di opportunità.

Dal canto loro i porti del sistema campano (Napoli-Salerno-Castellammare) continuano a realizzare buone performance dimostrate dai dati (recentamente diffusi) del primo semestre dell’anno;  è stato quasi toccato il mezzo milione di container con un aumento del 5,4% sul 2017; gli scali della regione, in questo comparto, rappresentano il  24% del totale Mezzogiorno in termini di quota di mercato. A questo si aggiunga che la regione Campania è stata, insieme alla Calabria, tra quelle ad avviare la sperimentazione delle ZES-Zone Economiche Speciali; aree in cui, una volta a regime, dovrebbero svilupparsi investimenti di imprese interessate ad iniziare un percorso di crescita a burocrazia “zero”, con incentivi pubblici di cui beneficiare e con il sostegno di banche che credono nell’iniziativa.

Non è un caso che il Banco di Napoli abbia previsto un plafond creditizio di 1,5 miliardi di Euro per le imprese interessate ad investire nelle ZES, ed abbia anche promosso recentemente incontri mirati, a Napoli e Milano, per mostrare le opportunità che la ZES Campana può rappresentare per gli investitori.

L’impatto delle Zone Economiche Speciali può essere misurato da vari indicatori. Sicuramente il principale è quello relativo alle esportazioni, poiché le ZES sono strumenti di sviluppo concepiti principalmente per attrarre in una determinata area investimenti export-oriented. Da elaborazioni effettuate su un panel di ZES mondiali è emerso che, una volta a regime (cioè in un arco temporale tra 7 e 10 anni), in media queste aree possono arrivare ad incrementare le esportazioni di un territorio fino al +40%. Se applicassimo questa performance di crescita agli attuali volumi di export del nostro Mezzogiorno, nell’arco di un decennio si potrebbe attivare export aggiuntivo pari a circa 18 miliardi di euro.

Un altro indicatore rilevante è il traffico container. Analisi di SRM hanno mostrato come su un panel di porti del Mediterraneo, dotati di Zone Economiche Speciali, tale traffico abbia avuto incrementi medi annui negli ultimi 10 anni dell’8,4% (si pensi che in Italia la crescita è stata nello stesso periodo pari a poco più dell’1%). Anche in questo caso, se applicassimo questa percentuale di incremento ai porti meridionali, che attualmente movimentano il 40% del traffico container italiano pari a circa 4 milioni di TEU, in 10 anni potremmo aumentare il volume fino ad arrivare a 7,4 milioni di TEU. A questo incremento si assommerebbero anche i conseguenti impatti positivi relativi all’eventuale lavorazione logistica a valore aggiunto.

Al di là delle stime, il dotarsi di ZES diventa necessario per i nostri scali che si trovano davanti a scenari in cui la portualità turca, egiziana, marocchina ha alle sue spalle Zone Speciali strutturate, storiche e con pacchetti localizzativi invidiabili; si rischia a questo punto di perdere competitività e di non cogliere appieno quelle opportunità che il Mediterraneo sta offrendo sul piatto al nostro Paese ed al suo sistema logistico. Gli adeguamenti infrastrutturali sono necessari ma ancor più necessario per i porti italiani (del Sud in particolare) è definire strategie di attrazione di investimenti industriali che possano generare ed incrementare il nostro traffico internazionale.

 

Il Barometro dell’Economia è la rubrica mensile de “Il Mattino” realizzata da SRM in collaborazione con il Banco di Napoli.

 

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